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La perdita dei capelli è un fenomeno molto diffuso che può avere diverse cause, dallo stress alle carenze alimentari. Tuttavia, nella grande maggioranza dei casi, soprattutto negli uomini, la caduta è determinata dall’alopecia androgenetica, detta anche calvizie maschile. Fare o non fare il trapianto? È la domanda che si fanno in tanti.
L’alopecia androgenetica è causata dall’involuzione dei follicoli piliferi, le strutture della pelle da cui nascono i capelli, che in alcune persone, su base genetica, diventano sensibili al diidrotestosterone (Dht), un ormone androgeno prodotto dalla pubertà. Con il passare del tempo, i capelli diventano progressivamente più sottili e il loro ciclo di vita si accorcia, fino a scomparire.
I primi segni
La calvizie segue solitamente un andamento caratteristico: i primi segni compaiono nelle regioni frontali e sopra le tempie, con il progressivo arretramento dell’attaccatura, e nella zona del vertice (chierica). Queste aree del cuoio capelluto sono particolarmente sensibili agli ormoni androgeni. Al contrario, i capelli presenti nella parte laterale e posteriore della testa sono geneticamente più resistenti e tendono a rimanere stabili anche nelle forme più avanzate.
La caduta dei capelli non è sempre preoccupante. Una perdita quotidiana tra 75 e 100 capelli è del tutto normale, perché fa parte del ciclo naturale di crescita. Finché caduta e ricrescita restano in equilibrio, la densità non cambia.
Intervenire o no?
Quando la perdita è significativa e progressiva, una possibile soluzione è il trapianto di capelli, procedura chirurgica che redistribuisce i follicoli del paziente stesso, prelevandoli dalle aree più resistenti per trasferirli nelle zone diradate o calve.
Sarà lo specialista a indicare quando sottoporsi all’intervento, valutando l’evoluzione nel tempo per ottenere un risultato naturale e duraturo.
In alcuni casi i capelli cadono per cause diverse: malattie della tiroide, stress, carenze nutrizionali, febbre alta, diete estreme, farmaci o patologie dermatologiche. In queste situazioni è fondamentale intervenire sulle cause, ristabilendo l’equilibrio generale.
Il trapianto non è indicato nemmeno quando l’area calva è troppo estesa e la zona donatrice non è sufficiente a garantire un buon risultato estetico.
Come si fa
La tecnica che garantisce i migliori risultati, in termini di naturalezza e sopravvivenza dei capelli trapiantati, è la Fut (Follicular Unit Transplantation), considerata il gold standard.
Questa metodica prevede il prelievo di una sottile striscia di cuoio capelluto dalla regione posteriore o laterale della testa. L’area viene poi suturata, lasciando una cicatrice lineare generalmente poco visibile.
Il tessuto prelevato viene suddiviso al microscopio in unità follicolari, piccoli gruppi naturali di capelli. Questa fase è particolarmente delicata e richiede grande esperienza, perché l’integrità dei follicoli è fondamentale per il successo dell’intervento.
Gli innesti vengono quindi inseriti nella zona ricevente tramite microincisioni, rispettando direzione e densità naturali. L’intervento si svolge in anestesia locale e dura in media tra le quattro e le cinque ore.
Che succede dopo
Dopo la procedura possono formarsi piccole croste che scompaiono in pochi giorni. I capelli trapiantati possono cadere inizialmente, ma i follicoli restano nel cuoio capelluto e producono nuovi capelli dopo circa tre mesi.
Uno dei principali vantaggi della Fut è la possibilità di ottenere un’elevata densità in una sola seduta, con alte percentuali di attecchimento se l’intervento è eseguito da un’équipe esperta.
L’altra procedura
L’autotrapianto può essere eseguito anche con tecnica Fue (Follicular Unit Extraction). In questo caso le unità follicolari vengono prelevate singolarmente con piccoli strumenti cilindrici e poi impiantate nelle aree diradate.
La procedura non lascia cicatrici lineari, ma piccole tracce diffuse. Tuttavia, la percentuale di attecchimento può essere inferiore rispetto alla Fut, anche a causa della modalità di prelievo, definita “alla cieca”. La tecnica viene utilizzata soprattutto in situazioni limitate o quando le aspettative estetiche sono più contenute. È anche più economica e spesso proposta all’estero.
A chi rivolgersi
Il percorso inizia dal medico di famiglia, che può indirizzare verso uno specialista. In alternativa, è possibile consultare un dermatologo o un chirurgo plastico.
È importante diffidare delle promesse facili del web e dei social. Prima di scegliere, è fondamentale effettuare una visita, informarsi sulla tecnica utilizzata, sul numero di interventi eseguiti e chiedere di vedere risultati prima e dopo, anche a distanza di anni.
Lo specialista serio non si offende: fornire tutte le informazioni è parte integrante della sua professione.
I costi in Italia e all’estero
Il costo del trapianto di capelli varia in modo significativo in base alla tecnica, all’estensione dell’area da trattare, all’esperienza del chirurgo e alla struttura scelta. In Italia, per una procedura standard, i prezzi si collocano mediamente fra 3mila e 8mila euro. All’estero, soprattutto nei Paesi dove il costo del lavoro è più basso, i prezzi sono generalmente inferiori, anche perché il trapianto è spesso eseguito da operatori non medici. La Turchia è oggi una delle principali destinazioni per il trapianto, grazie ai costi contenuti – spesso tra 1.500 e 4.500 euro – e all’elevato numero di interventi eseguiti, che ha favorito la diffusione di centri specializzati, in particolare a Istanbul.
Il risparmio, tuttavia, va valutato con attenzione: la qualità delle strutture è molto variabile e, accanto a cliniche più conosciute, esistono realtà emergenti, dove l’intervento è eseguito in gran parte da tecnici e il follow-up dopo il rientro in Italia è quasi nullo.
Anche in Paesi dell’Est Europa, come Albania, Romania e Croazia, i costi sono competitivi. Il prezzo, però, non dovrebbe mai essere l’unico criterio di scelta: esperienza dell’équipe, sicurezza e assistenza nel tempo sono fondamentali.









