Sul palco chiedono applausi e si aspettano qualche richiesta di bis. Sono gli instancabili membri di una compagnia teatrale sui generis, ragazze e ragazzi con sindrome di Down che in scena cantano, ballano, recitano, eseguono grandi illusioni e tengono il ritmo di uno spettacolo di due ore con la professionalità di attori navigati.

AbracaDown è il titolo del primo musical di magia interpretato da persone con la condizione genetica dovuta alla presenza di un cromosoma 21 in sovrannumero (trisomia 21), descritta per la prima volta nel 1866 dal medico britannico John Langdon Down. È anche il nome della compagnia teatrale che lo porta in scena e del progetto artistico e sociale nato nel 2023 da un’intuizione di Francesco Leardini. Illusionista, autore e organizzatore di spettacoli, è il fondatore della scuola di magia Fernando Riccardi di Roma, gratuita per ragazze e ragazzi fino ai 18 anni, e il presidente dell’organizzazione di volontariato AbracaDown Odv. «La vera magia», dice, «non consiste negli effetti speciali, ma nelle opportunità che permettono alle persone di esprimere il proprio talento».
Quella che sembrava un’idea impossibile è diventata, in meno di tre anni, una delle esperienze più originali del panorama italiano dello spettacolo e dell’inclusione. Il debutto del 3 ottobre 2023 al Teatro Brancaccio di Roma, accolto da un immediato sold out, ha rappresentato solo il primo capitolo di un percorso che ha portato la compagnia nei più importanti teatri italiani, conquistando pubblico, istituzioni e critica.
Oggi la compagnia è composta da 14 artiste e artisti con trisomia 21, affiancati da altri sei performer che si alternano nelle produzioni. «Ma il vero risultato», aggiunge Leardini, «è aver costruito una compagnia nella quale la sindrome di Down non definisce gli interpreti: ciò che li distingue è il talento, la disciplina, la capacità di emozionare e di sorprendere».

L’impatto sugli spettatori
Per anni Leardini ha lavorato in teatri, piazze, villaggi turistici e navi da crociera in tutta Europa, in situazioni che lo hanno portato a incontrare tante famiglie di ragazzi con sindrome di Down, ragazzi con i quali nasceva subito una grande sintonia fatta di conversazioni spontanee, risate condivise, momenti di autentica leggerezza. È stato proprio osservando quella naturalezza che ha maturato la decisione destinata a cambiare il suo percorso perché, ne è convinto, «quando le relazioni sono vere, la parola “inclusione” diventa quasi superflua. Rimangono soltanto le persone».
Il sogno di dar vita a uno spettacolo per scardinare i pregiudizi nei confronti della condizione genetica si concretizza quando Leardini incontra Danilo Melandri, imprenditore e proprietario di Oasi Park, parco di divertimenti romano da anni impegnato nel sociale attraverso iniziative dedicate ai bambini delle case famiglia, attività negli ospedali pediatrici e progetti umanitari in Africa. Così, sei mesi dopo quell’incontro, il sipario del Brancaccio si è aperto sul primo spettacolo.
Le difficoltà iniziali sono state superate grazie al lavoro quotidiano: prove, registrazioni, lezioni di recitazione, canto, danza e illusionismo hanno trasformato un sogno in uno spettacolo professionale che ha attirato sempre più spettatori, che oggi entrano in teatro con curiosità e ne escono profondamente cambiati, raccontando di aver assistito non a uno show sulla disabilità, ma a uno spettacolo capace di abbattere, con naturalezza, ogni pregiudizio.

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I benefici sono anche per i protagonisti. «C’è chi ha superato il mutismo selettivo parlando davanti a oltre mille spettatori», racconta il presidente, «chi ha trovato nuove motivazioni per prendersi cura di sé, chi si è iscritto in palestra per essere in forma e resistere anche allo sforzo fisico e, più semplicemente, chi ha scoperto nella musica, nella danza o nella recitazione una strada che sembrava irraggiungibile. Sono trasformazioni che parlano di crescita personale prima ancora che artistica».

Il premio al progetto

AbracaDown è stato premiato come miglior progetto sociale di Roma ed è andato in scena anche in Campidoglio, un riconoscimento istituzionale che ha segnato un cambio di passo per dar vita a un progetto ambizioso: la realizzazione della prima accademia gratuita dello spettacolo, del cinema e della moda dedicata a ragazze e ragazzi con sindrome di Down, con l’obiettivo di formarli e accompagnarli verso un reale inserimento professionale, sia sul palco sia nei mestieri del dietro le quinte.
Parallelamente, ha preso forma anche il film È fatta... Il viaggio più normale che ci sia, scritto con Sandro Arista e sviluppato con la supervisione di Rita Rusic, un road movie comico e irriverente.
A Leardini, però, tutto ciò non bastava: convinto che il lavoro più importante dovesse essere culturale, AbracaDown è andato in tournée l’anno scorso nelle scuole di mezza Italia. La risposta degli studenti è andata oltre ogni aspettativa: mille disegni e centinaia di messaggi arrivati dopo gli spettacoli hanno testimoniato l’impatto educativo di un progetto che utilizza il linguaggio del teatro per promuovere il rispetto delle unicità e il valore della partecipazione.
Intanto, la compagnia è già al lavoro sul prossimo spettacolo e nel 2027 debutterà con Mamma Mia... sono Down!, un nuovo musical che proseguirà il percorso iniziato con AbracaDown, mantenendo lo stesso linguaggio ironico, diretto e capace di mettere in discussione stereotipi e pregiudizi.