Una giornata con gli apicoltori o gli allevatori di pecore, un weekend per scoprire come si ricostruiscono le case in pietra delle Alpi, escursioni in campagna per raccogliere frutti in via d’estinzione e macinare farine di grani antichi, soggiorni che finanziano alberghi etici, cooperative sociali e atelier artigianali: la nuova frontiera del tempo libero virtuoso si chiama “turismo rigenerativo”. Un’etichetta che va oltre la filosofia delle vacanze sostenibili perché, secondo questo modello, chi viaggia non si limita a ridurre il proprio impatto ecologico sulle destinazioni visitate, ma arricchisce il patrimonio naturale, culturale e sociale delle comunità locali attraverso gli acquisti, la partecipazione a corsi ed eventualmente con il proprio lavoro. Generando bellezza e valore.
Praticabile in qualunque stagione, il turismo rigenerativo non “consuma” i luoghi, ma contribuisce a mantenerli vivi. E piace sempre di più, al punto che il 2027 è stato proclamato dalle Nazioni Unite Anno internazionale del turismo sostenibile e resiliente. In un report pubblicato nel 2024 dal World Travel & Tourism Council si legge che nel mondo il 72% dei viaggiatori afferma di preferire esperienze che abbiano un impatto positivo sulle destinazioni, mentre, secondo i dati dell’Ente nazionale italiano per il turismo, il 64% dei nostri connazionali considera tutela dell’ambiente e sostenibilità fattori che fanno la differenza nella pianificazione delle vacanze, con la percentuale che balza al 71% tra i giovani sotto i 35 anni.

«Attenti all’ecologia e alle istanze sociali, i nati della Generazione Z (fra il 1996 e il 2012) considerano il viaggio come l’asse portante della loro visione del mondo», dice il sociologo Francesco Morace, presidente dell’Istituto di ricerca Future Concept Lab e autore con Linda Gobbi del saggio Ma quale Gen Z? (Egea). «È questo, in particolare, l’approccio dei CreActives, il nucleo più sperimentale della Gen Z. Fortemente orientati all’attivismo ambientale, sono giovani fra i 20 e 24 anni che partono appena possibile spinti dal desiderio di incrociare le esperienze dei propri coetanei soprattutto all’estero e di conoscere Paesi e costumi diversi, ma sempre usando come bussola il concetto di sostenibilità, in ogni sua declinazione».
Questa nuova generazione, che grazie a uno sguardo più etico sul turismo sta contagiando positivamente anche i viaggiatori più maturi, è ben consapevole dei danni prodotti dal cambiamento climatico e dall’overtourism: di qui la volontà di partire anche con l’obiettivo di ripristinare ciò che è stato degradato, e lasciando luoghi e comunità in condizioni migliori rispetto a come sono stati trovati.
Ecco qualche idea per mettersi alla prova.

Pecore, capre e allevamenti di nicchia
Il 2026, Anno intenzionale dei pascoli e dei pastori, ha riacceso l’interesse per le esperienze di viaggio presso gli allevatori che lavorano con razze rare o autoctone e metodi sostenibili. Al Bioagriturismo La Porta dei Parchi di Nunzio Marcelli ad Anversa degli Abruzzi (L’Aquila), incastonato in un paesaggio da sogno in prossimità dell’Oasi Wwf delle Gole del Sagittario, si può adottare un agnello e partecipare a eventi a degustazioni di prodotti locali o a itinerari di scoperta come le giornate “a passo di pecora” in periodo di transumanza, muovendosi con gli animali lungo i tratturi che da secoli fungono da fondale a questo rito ancestrale.

A Ussita (Macerata), nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e della valle del fiume Nera, La Sopravissana dei Sibillini è l’azienda agricola gestita da Silvia Bonomi e Riccardo Benedetti dove si alleva la pecora Sopravissana, storica razza ovina a rischio di estinzione nata nel Settecento dall’incrocio tra la locale pecora Vissana e gli arieti Merinos, donati dalla corte di Francia a Papa Benedetto XV: qui vengono organizzati open day per presentare gli animali (pecore ma anche asini, galline e cani da guardia Maremmano-Abruzzese) e per far conoscere i preziosi manufatti tessili prodotti con la lana.

I Pascoli di Amaltea a Mombarcaro, nelle Langhe cuneesi
I Pascoli di Amaltea a Mombarcaro, nelle Langhe cuneesi

I Pascoli di Amaltea a Mombarcaro, nelle Langhe cuneesi

Nell’Alta Langa piemontese, a Mombarcaro (Cuneo), ai Pascoli di Amaltea (mail: hello@pascolidiamaltea.it) s’incontrano Alessandro Boasso e Arianna Marengo, che nella loro fattoria rigenerativa allevano un centinaio di pecore e capre, coltivano i meli per fornire ombra agli animali e producono formaggi a latte crudo, sidro di mele e miele, da gustare in loco e da portare a casa. È anche possibile pernottare.

Miele, api e apiturismo
Anche l’apicoltura rientra nelle nuove mete del turismo rigenerativo e in Italia, dove si producono oltre 60 varietà di miele, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Per entrare in contatto col mondo delle api, si può per esempio visitare un apiario olistico: una casetta abitabile che all’esterno ospita le arnie e permette alle persone di sedersi all’interno per osservare gli insetti in sicurezza e per beneficiare degli effetti benefici dell’ipnotico ronzio delle api (o bee-humming) e dell’aria dell’alveare, il cosiddetto “apearoma”, saturo di molecole volatili rilasciate da propoli, cera, miele, pappa reale e pane d’ape. Fra gli apiari olistici più nuovi, c’è quello installato all’Oasi Zegna di Trivero, sulle Alpi Biellesi: HEXA (Human EXperience Architecture) è una microarchitettura costruita utilizzando materiali di scarto come lolla, paglia e pula di riso, e ospita due arnie.

Salute e medicina

Davvero il miele è in grado di calmare la tosse?

Davvero il miele è in grado di calmare la tosse?
Davvero il miele è in grado di calmare la tosse?

La Fattoria delle api (mail: fattoriaapi@gmail.com) di Visinale di Pasiano (Pordenone) nel suo apiario olistico organizza invece incontri didattici e corsi di meditazione, mentre in Sardegna Luigi Manias, erede ad Ales (Oristano) della più antica tradizione familiare in apicoltura al mondo, inaugurata dall’avo Antioco Manias nel 1631 e portata avanti, nel 1917, dal nonno materno Luigi Olla, ha scommesso sull’apicoltura sociale: esperto apistico e in analisi sensoriale del miele, Manias ha partecipato a Gicoias, progetto durante il quale gruppi di giovani con disagi mentali hanno svolto tirocini formativi in alcune aziende agricole sarde, e promuove open day incentrati su apicoltura biologica, tradizioni locali e degustazioni. Mieli Manias aderisce a Mielerie Aperte, il circuito creato dall’Unione nazionale apicoltori italiani che dal 2023 unisce formazione e valorizzazione del prodotto apistico attraverso l’apertura al pubblico delle circa 200 aziende associate. Due gli appuntamenti ogni anno: in primavera (di solito intorno al 20 maggio, quando si celebra la Giornata mondiale delle api) e, per la sessione autunnale 2026, il 15 novembre.

Produzione del miele nell'azienda Manias ad Ales (Oristano)
Produzione del miele nell'azienda Manias ad Ales (Oristano)

Produzione del miele nell'azienda Manias ad Ales (Oristano)

Laboratori didattici tra fichi e grani antichi
Nel Parco nazionale del Cilento (Salerno), nella culla della dieta mediterranea codificata negli anni Cinquanta dal biologo statunitense Ancel Keys, la cooperativa sociale Terra di resilienza di Caselle in Pittari dal 2012 ha avviato il recupero della biodiversità locale: un movimento virtuoso che, insieme al sostegno alle produzioni agricole autoctone (frumento, fichi, ceci, olio, vino), organizza con la Pro loco di Caselle il tradizionale Palio del grano (ogni estate a luglio), incentiva il turismo etico e promuove eventi legati al calendario rurale (raccolta delle olive, macinazione delle farine, panificazione); sempre a Caselle cresce anche la Biblioteca del grano, un campo-laboratorio in cui si coltivano oltre 70 varietà di cereali seminate di anno in anno secondo un disegno diverso, incluse quelle sopravvissute alle manipolazioni genetiche, come la Carusedda, la Russulidda e la Senatore Cappelli.

Il grano autoctono coltivato dalla cooperativa Terra di resilienza a Caselle in Pittari (Salerno)
Il grano autoctono coltivato dalla cooperativa Terra di resilienza a Caselle in Pittari (Salerno)

Il grano autoctono coltivato dalla cooperativa Terra di resilienza a Caselle in Pittari (Salerno)

Più a Sud, in Puglia, il botanico Paolo Belloni ha invece creato una collezione di oltre 600 fichi antichi provenienti da tutta l’area mediterranea, messi a dimora nel Conservatorio botanico I Giardini di Pomona di Cisternino, in Valle d’Itria (Brindisi): oltre alle visite didattiche e alle giornate di raccolta, c’è anche la possibilità di soggiornare nei trulli e di acquistare i piccoli alberi di fico nati da talea, da far crescere nel giardino di casa o anche in vaso, sul balcone.

L’artigianato italiano d’eccellenza
Con sede a Milano, The Place of Wonders è la fondazione della famiglia Babini che dal 2022, finanzia percorsi formativi e borse di studio in collaborazione con scuole d’arte e accademie, con l’obiettivo di salvaguardare mestieri a rischio di scomparire a causa della produzione di massa. Tramite The Hospitality Experience, il marchio alberghiero di alta gamma della fondazione, gli ospiti degli hotel del gruppo partecipano in maniera immersiva alla vita sociale e artistica locale, incontrando i maestri artigiani nei loro laboratori.
Fra le ultime iniziative, il progetto “Passaggio del saper fare” presso l’atelier Giuditta Brozzetti a Perugia, dove quattro giovani artigiane si sono misurate con l’arte della tessitura a mano, condividendo la propria esperienza con il pubblico dei visitatori; fa parte di The Hospitality Experience anche il Londra Palace di Venezia, lo storico albergo “dalle cento finestre” a pochi passi da piazza San Marco che ha ospitato Gabriele D’Annunzio, Jules Verne, Jorge Luis Borges e Petr Il’ič Tchaikovsky: chi vi soggiorna può visitare laboratori artigianali non sempre aperti al pubblico e accedere a workshop esclusivi, come il corso di creazione e utilizzo delle perle di vetro veneziane di Alessia Fuga a Murano.

Architettura medievale da recuperare
In val d’Ossola, al confine tra Piemonte e Svizzera, il recupero architettonico degli antichi nuclei rurali in pietra ha richiamato in un’area periferica delle Alpi occidentali docenti universitari, studenti, tecnici, artisti e, da ultimo, un turismo virtuoso, interessato ai temi della sostenibilità e del ripopolamento. Grazie a un modello originale che schiude nuove prospettive per la rigenerazione dei luoghi marginali, la Fondazione Canova (dal nome di un locale borgo d’origine medievale), creata come associazione negli anni Novanta da Ken Marquardt e ora presieduta da Maurizio Cesprini, ha stretto collaborazioni con l’Università Statale di Milano, i Politecnici di Milano, Torino e Tokyo e il tedesco Karlsruher Institut für Technologie, portando sul territorio competenze, esperienze e aiuto concreto per salvare dall’oblio un patrimonio architettonico di valore.

I lavori per ristrutturare l'antico villaggio di Ghesc, a Montecrestese (Verbania), disabitato da oltre un secolo
I lavori per ristrutturare l'antico villaggio di Ghesc, a Montecrestese (Verbania), disabitato da oltre un secolo

I lavori per ristrutturare l'antico villaggio di Ghesc, a Montecrestese (Verbania), disabitato da oltre un secolo

È rinato così il villaggio-laboratorio di Ghesc, immerso nei boschi di Montecrestese (Verbania) e disabitato da più di un secolo, che oggi è stato in buona parte ricostruito e ospita, oltre ai primi residenti stabili, convegni, corsi, campi estivi di formazione e di lavoro, mostre, spettacoli teatrali e concerti, promossi in sinergia con la Fondazione Tones on the Stones.

Educazione ambientale sull’Appennino centrale
Rewilding Apennines, con sede a Gioia dei Marsi (L’Aquila), è l’associazione che dal 2013 opera nell’Appennino centrale tra Abruzzo, Lazio e Molise con l’obiettivo di salvaguardare i corridoi ecologici, proteggere specie-chiave del territorio (come l’orso bruno marsicano e il lupo), e favorire la coabitazione pacifica fra l’uomo e la fauna selvatica. Partner della rete internazionale Rewilding Europe, Rewilding Apennines accoglie ogni anno decine di volontari (sono aperte le iscrizioni per il 2027), e organizza numerosi eventi di educazione ambientale e turismo rigenerativo. In un’ottica di ritorno alla natura selvatica (rewilding), l’associazione si occupa della rimozione degli ostacoli fisici, come il filo spinato, presenti nei pascoli abbandonati, studia la reintroduzione di specie scomparse e, insieme al tour operator Wildlife Adventures, organizza le Rewilding Weeks: programmi di cinque giorni per far conoscere le pratiche di conservazione e convivenza con l’orso bruno marsicano e altri animali selvatici.

Campeggi che valorizzano il territorio
I Laghi Nabi di Castel Volturno, lungo il litorale Domitio in provincia di Caserta, sono un’oasi naturale nata dalla bonifica di ex cave di sabbia abbandonate, trasformate nel tempo in discariche a cielo aperto. Sono stati necessari dieci di lavoro per riconvertire 50 ettari di degrado in uno dei migliori esempi di ecoturismo e di riscatto ambientale italiani: nell’area oggi s’incontrano tre specchi d’acqua dove è possibile praticare kayak e sup (stand up paddle), aree per il birdwatching, piste ciclabili e alloggi a basso impatto ambientale, come strutture in legno, tende e lodge ecosostenibili e rimovibili.
Anche il Camping Ca’ Savio a Cavallino Treporti, fra il mare e la Laguna di Venezia, primo campeggio rigenerativo in Italia, è un esempio di accoglienza che promuove l’integrazione tra uomo e natura. Come? Ad esempio, per ridurre i consumi idrici si ricicla l’acqua della piscina, mentre nelle zone verdi del camping sono stati installati i bug hotel: rifugi in legno e materiali naturali pensati per accogliere api solitarie, coccinelle e farfalle.

Le iniziative di comunità nei quartieri
Anche edifici dismessi o addirittura interi quartieri possono diventare incubatori di turismo rigenerativo. Ne sono esempi la Ex Fadda (info@exfadda.it) a San Vito dei Normanni (Lecce) in Salento, un vecchio stabilimento enologico trasformato in un centro dove i viaggiatori partecipano ad attività che ridanno vita al territorio, e la Cooperativa La Paranza di Napoli, fondata nel 2006 da un gruppo di giovani nel Rione Sanità. È grazie a loro che oggi è possibile visitare le Catacombe di San Gennaro, San Gaudioso e San Severo, affidate in gestione dall’Arcidiocesi di Napoli e restaurate grazie all’aiuto della Fondazione Con il Sud. Risultato? Si è attivato un processo virtuoso di riqualificazione dei luoghi che tornano a poter essere aperti al pubblico, creando anche posti di lavoro nella cooperativa.