​Quali sono i valori di pressione arteriosa considerati normali e quelli che classificano il grado di ipertensione e di ipotensione? Inoltre vorrei sapere perché la pressione, quando misurata sul braccio destro, può essere diversa da quella provata sul sinistro e, se si riscontra una differenza significativa, su quale braccio dovranno essere fatte le successive misurazioni.
Cristina B.

La risposta di Valentina Mantovani, specialista in Cardiologia al Policlinico San Donato di Milano

Gentile Cristina, la ringrazio per la sua domanda, estremamente chiara e sicuramente di grande utilità anche per molti altri lettori. La pressione arteriosa è un pa­rametro fondamentale per la nostra salute cardiovascolare, e conoscerne i dettagli è il primissimo passo per un’efficace prevenzione.

Come leggere i valori
La pressione viene misurata in millimetri di mercurio (mmHg) e si valuta su due parametri: la sistolica (comunemente nota come “massima”) e la diastolica (la “minima”). Negli adulti, i valori vengono classificati nel modo seguente.
Ipotensione (pressione bassa). Si parla di ipotensione per valori inferiori a 90/60 mmHg. A differenza dell’ipertensione, la pressione bassa generalmente non è considerata una patologia preoccupante, a meno che non provochi sintomi fastidiosi come vertigini, debolezza o svenimenti.
Pressione ottimale/normale. L’ideale assoluto è avere valori inferiori a 120/80 mmHg. Si considera comunque “normale” una pressione fino a 129/84 mmHg.
Pressione normale/alta. Valori compresi tra 130-139 per la massima e/o 85-89 per la minima. Non è ancora una vera e propria ipertensione, ma è un “campanello d’allarme” che ci invita a prestare attenzione allo stile di vita e all’alimentazione.

I gradi dell’ipertensione
Quando si superano queste ultime soglie, si entra nel campo dell’ipertensione vera e propria, suddivisa in tre gradi di gravità.
• Grado 1 (lieve): 140-159 di massima e/o 90-99 di minima.
• Grado 2 (moderata): 160-179 di massima e/o 100-109 di minima.
• Grado 3 (severa): valori uguali o superiori a 180 di massima e/o 110 di minima.
 

Gestire le differenze
Passando alla sua seconda domanda: è del tutto fisiologico riscontrare una lieve differenza di pressione tra il braccio destro e quello sinistro. Spesso questo dipende da normali asimmetrie anatomiche nella diramazione dei vasi sanguigni a partire dall’aorta.
I cardiologi considerano significativa una differenza costantemente superiore a 10-15 mmHg per la pressione massima (sistolica) tra un braccio e l’altro. Se la differenza supera regolarmente i 15 mmHg, è quindi opportuno segnalarlo al proprio medico curante: potrebbe infatti essere la spia di un restringimento delle arterie che irrorano uno degli arti, e merita un approfondimento.

Su quale braccio misurarla successivamente? Le linee guida sono molto chiare su questo punto: se si riscontra una differenza tra le due braccia, le misurazioni successive dovranno essere effettuate sempre sul braccio che ha registrato i valori più alti. In medicina, infatti, dobbiamo fare riferimento al valore pressorio maggiore per valutare correttamente il rischio cardiovascolare del paziente ed evitare di sottostimare un’eventuale ipertensione.