«Questo puntino non mi piace per niente»: è stato il responso della visita dermatologica cui si era sottoposto Matteo Renzi, come d’abitudine. «Quel giovane medico under 30 aveva ragione: era un melanoma. Ora l’ho tolto e sto bene. Non corro alcun pericolo». Il video postato sulle pagine social dal leader di Italia Viva ha fatto presto il giro del web, condividendo con il pubblico la diagnosi precoce di un tumore della pelle, che – individuato al primo stadio – è stato asportato in tempo. Ora Renzi dovrà fare controlli più frequenti, ogni sei mesi, evitare l’esposizione al sole, e potrà “stare sereno”, tanto per citare un’espressione a lui cara.
«Come vedete ho la faccia piena di nei, ho nei dappertutto, e per questo mi controllo», ha esordito nel suo videomessaggio il senatore. «Se avessi lasciato stare quel melanoma per due, tre, cinque anni, sicuramente avrebbe fatto danno. Per questo vi dico dal profondo del cuore: ragazzi, controllatevi. Andate dal dermatologo, fatevi vedere e soprattutto non pensate che sia tempo perso».

Un esempio per tutti
L’iniziativa di Matteo Renzi di diffondere un appello alla prevenzione è stata ampiamente apprezzata sia dai cittadini (molti gli hanno scritto condividendo le loro esperienze) sia dalla classe medica, che ha sempre bisogno di volti noti per avvicinare la popolazione a buone pratiche di salute, lanciando messaggi positivi.

«Quando figure con un ruolo pubblico scelgono di parlare di prevenzione, accade qualcosa di rilevante», ha commentato sulla sua pagina social Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia dell’Università Federico II di Napoli e direttore dell’unità di Oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Istituto nazionale tumori Fondazione Pascale di Napoli. «Non è solo un messaggio: è un esempio. La testimonianza di Matteo Renzi sul melanoma ci ricorda quanto sia potente usare la propria visibilità per invitare le persone a controllarsi. Temi che talvolta restano in secondo piano, spesso rimandati, diventano improvvisamente concreti, vicini, impossibili da ignorare».

Prevenzione anche in famiglia
Il melanoma è un tumore maligno, che ha origine dai melanociti, le cellule responsabili della produzione di melanina, il pigmento che conferisce colore alla cute, ed è il più aggressivo tra quelli della pelle. Per questo la prevenzione – primaria e secondaria – è fondamentale.
«La prima riguarda lo stile di vita», spiega Ascierto, «cioè sane abitudini, come non esporsi al sole dalle 12 alle 16, usare sempre protezioni molto alte, stare attenti a non scottarsi, evitare le lampade abbronzanti, tenere d’occhio i bambini quando stanno al sole, eseguire controlli periodici dal dermatologo». La prevenzione secondaria invece è basata su semplici regole di auto-osservazione, che può fare la differenza portando a una diagnosi precoce: un melanoma scoperto in fase iniziale si può risolvere con il solo intervento chirurgico.
«Osservarsi è molto importante», chiarisce l’esperto, «se compare un nuovo neo, oppure se uno già presente cambia forma, colore, dimensioni in breve tempo, va visto subito dal dermatologo».

Come riconoscere il melanoma

Per distinguere un sospetto tumore della pelle da un neo occorre seguire la regola dell’ABCDE, illustra Marco Ardigò, responsabile della Dermatologia Oncologica di Humanitas, intervistato da Agnese Pellegrini per Lo spazio di BenEssere, programma in onda su Telenova.

In questa operazione il ruolo di chi ci sta accanto è importante. «Ci sono zone della pelle difficili da osservare da soli», aggiunge Paolo Ascierto, «mi riferisco alla schiena, per esempio. In questo caso facciamoci aiutare. Due diagnosi su cinque di melanoma avvengono grazie all’intervento di una persona vicina (famigliari o amici)».
Gesti apparentemente banali, ma che possono proteggerci dal tumore. «La prevenzione funziona davvero quando entra nella quotidianità», ha ribadito l’esperto sui social riferendosi al video di Renzi. «E alcune voci hanno la capacità di accelerare questo processo più di altre. Scegliere di esporsi in questi casi significa contribuire in modo tangibile alla salute collettiva».

La corsa, metafora politica
Da presidente della Provincia (2004-2009) a sindaco di Firenze (2009-2014), a Presidente del Consiglio dal 2014 al 2016: l’ascesa politica di Matteo Renzi, diventato segretario del Partito Democratico nel 2013, è stata rapida. Come premier, il più giovane nella storia della Repubblica (aveva 39 anni), ha promosso riforme economiche e istituzionali, come il Jobs Act, la Buona Scuola e la Legge Cirinnà (che regola le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le convivenze di fatto). Ma lo si ricorda anche per crociate all’interno dello stesso PD, come il movimento dei “rottamatori”, per un ricambio generazionale nella classe dirigente, e le schermaglie colorite con i “gufi”, come definiva i suoi detrattori e avversari politici.
Si dimette da premier dopo la sconfitta al referendum costituzionale nel 2016 e dopo aver lasciato il PD nel 2019, fonda il partito centrista Italia Viva. Attualmente senatore, membro della 4ª Commissione Politiche dell’Unione europea, Renzi esercita la tenacia politica anche con la corsa, sport che pratica da sempre e che ha spesso descritto come un modo per mettersi in gioco, sfidarsi e non mollare mai. Nel novembre scorso ha portato a termine la maratona di Atene e ora si allena per il triathlon. Dopo la breve pausa dovuta all’asportazione del melanoma ha già ripreso a fare running sulle rive del Tevere.

Il dizionario renziano
Matteo Renzi ha contribuito ad arricchire il vocabolario della politica con espressioni che sono entrate a far parte anche del linguaggio comune (alcune sono state addirittura inserite nei neologismi dell’enciclopedia Treccani). Oltre a “gufo” e “rottamatore” non si possono non citare i tormentoni, come “stai sereno” - l’invito rivolto nel gennaio 2014 all’allora premier Enrico Letta poco prima della sua caduta, poi divenuto simbolo di voltafaccia politico – e “ciaone”, termine iconico che ha presto sconfinato dalla politica, nato come saluto ironico nei confronti degli oppositori, ma divenuto un hashtag di sfottò sui social al momento delle stesse dimissioni di Renzi.

Un appello al Parlamento
Il video recente, però, lascia un segno differente. Un messaggio che non solo promuove la salute, ma invita alla cura si se stessi e alla civiltà. E quella che ha annunciato come una notizia non politica, lo è poi diventata per sua stessa ammissione. Il leader di Italia Viva ha colto l’occasione per lanciare un appello al Parlamento, invitandolo a essere più attento a investire nella prevenzione, nei medici, negli infermieri e nelle strutture sanitarie: una scelta «che può realmente salvare la vita delle persone, anche perché la vita è davvero la cosa più bella e più importante».