Prendi un giovane scapestrato che vive in un quartiere degradato e frequenta cattive compagnie. Fallo trasferire in un bel quartiere residenziale, affiancagli un tutor, fagli fare amicizia con un gruppo di bravi ragazzi. È probabile che l’ambiente in cui vive cambierà la sua vita, riducendo la probabilità di diventare un delinquente.
La stessa cosa vale per le cellule del corpo umano: quelle che presentano mutazioni genetiche pericolose, in grado di generare un tumore, potrebbero essere “rieducate” per tornare ad avere un comportamento normale. È la cosiddetta reversione, un fenomeno biologico tanto raro quanto enigmatico che sembrerebbe alla base di quei casi apparentemente inspiegabili di guarigioni spontanee.

Oggi la ricerca scientifica sta iniziando a decifrare i meccanismi molecolari che lo regolano. E il crescente interesse è sfociato in un workshop internazionale, il primo sull’argomento, promosso lo scorso giugno dal National Cancer Institute americano. L’unico partecipante europeo invitato all’evento è stato il ricercatore italiano Andrea Pensotti, che ha pubblicato sulla rivista Biomolecules la prima revisione di oltre un secolo di studi scientifici, da cui è nato il saggio recente Reversione. La scoperta scientifica che sta cambiando la nostra visione del tumore (HarperCollins).

Andrea Pensotti, chimico, a Roma collabora con il Campus Bio-Medico ed è membro del Systems Biology Group Lab dell'Università Sapienza
Andrea Pensotti, chimico, a Roma collabora con il Campus Bio-Medico ed è membro del Systems Biology Group Lab dell'Università Sapienza

Andrea Pensotti, chimico, a Roma collabora con il Campus Bio-Medico ed è membro del Systems Biology Group Lab dell'Università Sapienza

Dottor Pensotti, cosa si intende per reversione?
«Questo termine significa che il fenotipo delle cellule, cioè il loro comportamento, può essere modificato dalle condizioni del microambiente. La chiave di tutto è l’epigenetica, ovvero l’insieme delle modificazioni chimiche indotte da fattori ambientali che possono cambiare l’espressione del Dna senza alterare quanto è scritto nei suoi geni. Per spiegare meglio questo concetto possiamo usare un’analogia: se il Dna è la tastiera di un pianoforte, l’epigenetica è lo spartito che decide quali tasti suonare, in che ordine e con quale intensità. Le note a disposizione sono le stesse, ma a seconda dello spartito scelto, la stessa tastiera può eseguire delle melodie completamente differenti».

Da quanto si studia la reversione?
«Uno dei primi casi descritti risale al 1907, quando il patologo svizzero Max Askanazy documentò una regressione in un teratoma ovarico: le cellule tumorali, invece che moltiplicarsi caoticamente, avevano ripreso a differenziarsi in tessuto normale».

Cosa ha riacceso l’interesse in questi ultimi anni?
«Oggi siamo sempre alla ricerca di nuove terapie oncologiche innovative o complementari alla chemioterapia. Inoltre, la scoperta della riprogrammazione cellulare (premiata nel 2012 con il Nobel per la Medicina al britannico John B. Gurdon e al giapponese Shinya Yamanaka) ha dimostrato che è possibile riscrivere il destino di una cellula, anche attraverso delle piccole molecole di Rna che regolano l’espressione genica: i microRna, la cui scoperta è valsa il Nobel nel 2024».

Quali sono i Paesi in cui la ricerca sulla reversione è più avanzata?
«Sicuramente Stati Uniti, Israele, Corea del Sud e Francia, ma anche l’Italia ha un ruolo molto importante grazie al Laboratorio di Biologia dei sistemi della Sapienza di Roma guidato da Mariano Bizzarri, con cui collaboro da anni. A livello internazionale la ricerca si sta muovendo lungo diverse direzioni: alcuni gruppi studiano terapie geniche, altri stanno sperimentando un approccio farmacologico. Noi, invece, stiamo puntando sui microRna estratti da diversi tipi di uova (come quelle di trota e di pesce zebra) per riattivare nelle cellule il meccanismo endogeno della reversione».

Che risultati sono stati ottenuti finora?
«I nostri esperimenti, condotti su colon, fegato e mammella, dimostrano che con il giusto mix di microRna è possibile modulare un gene che accelera la progressione tumorale, in altre parole frenare la sua espressione. Inoltre, le cellule proliferano meno, tornano aderenti l’una all’altra e perdono la capacità di migrare, che è alla base della formazione delle metastasi. Se allarghiamo lo sguardo anche agli altri gruppi di ricerca nel mondo, vediamo che gli studi pubblicati suggeriscono interessanti prospettive anche per il melanoma e il tumore cerebrale più frequente e aggressivo, il glioblastoma».

La reversione potrebbe essere la chiave di volta?
«Si tratta di un filone di ricerca promettente, ma bisogna frenare i facili entusiasmi per non dare false speranze ai pazienti: finora gli esperimenti sono stati condotti solo su cellule in vitro e modelli animali, e nessuno è ancora riuscito a dimostrare che sia davvero possibile indurre una vera reversione del cancro a livello clinico. L’unico risultato concreto è stato ottenuto sulla leucemia promielocitica acuta, un tumore liquido del sangue che grazie a un trattamento farmacologico regredisce nel 95% dei casi. Per tutti gli altri tipi di tumore c’è ancora molto lavoro da fare».

Impossibile fare previsioni?
«Credo che entro una decina di anni, con i giusti investimenti, potremmo arrivare alle prime sperimentazioni sull’uomo».

Il libro del ricercatore Andrea Pensotti, \\\"Reversione. La scoperta scientifica che sta cambiando la nostra visione del tumore\\\" (HarperCollins)
Il libro del ricercatore Andrea Pensotti, \\\"Reversione. La scoperta scientifica che sta cambiando la nostra visione del tumore\\\" (HarperCollins)

Il libro del ricercatore Andrea Pensotti, "Reversione. La scoperta scientifica che sta cambiando la nostra visione del tumore" (HarperCollins)