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Un modello di proinsulina, la proteina precursore dell'insulina prodotta dalle cellule beta del pancreas.
Vivere con il diabete ora è più facile. La buona notizia potrebbe riguardare circa 1,3 milioni di italiani, cioè tutti coloro che convivono con la malattia metabolica e che fino a ieri erano costretti a iniettarsi ogni giorno l’insulina.
È appena arrivata in farmacia, infatti, la prima insulina basale a somministrazione settimanale (icodec, nome commerciale Awiqli), prodotta da Novo Nordisk. Grazie all’approvazione di questa nuova tecnologia da parte dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), le iniezioni con la penna preriempita saranno 52 all’anno e non più 365.
Una svolta epocale, che vede l’Italia come il primo Paese al mondo a offrire il farmaco rimborsabile dal Servizio sanitario nazionale. Un passo avanti non solo per la ricerca, ma anche e soprattutto per la qualità di vita delle persone con diabete e la tutela dell’ambiente.
Come funziona
Dei tanti ormoni prodotti dall’organismo, l’insulina è senza dubbio uno dei più importanti. Secreta dalle cellule beta del pancreas, ha la funzione di regolare i livelli di glucosio nel sangue (glicemia) e consentire alle cellule di utilizzarlo come fonte di energia.
Quando si parla di insulina basale, si intende un tipo di insulina che agisce lentamente, per mantenere stabile la glicemia nelle fasi di digiuno, quindi tra un pasto e l’altro, e durante il sonno, mentre quella rapida viene somministrata prima dei pasti per controllare l’aumento del livello di glucosio legato al consumo di cibo.
La nuova penna settimanale contiene insulina basale. «Una volta iniettata sottocute entra nel circolo sanguigno dove si lega a una proteina, l’albumina, con cui forma una sorta di deposito, che inizialmente resta inattivo e rilascia l’ormone nel tempo, premettendogli di agire», spiega Riccardo Candido, professore associato di Endocrinologia all’Università degli Studi di Trieste e presidente nazionale dell’Associazione medici diabetologi. «Ciò comporta due vantaggi: il primo è quello di poterla somministrare una volta alla settimana, perché la sua azione dura più a lungo, e il secondo è di ridurre la variabilità della concentrazione dell’ormone, che rimane costante, consentendo un migliore controllo dei livelli di glicemia con un basso rischio di crisi ipoglicemiche».
Punto d’onore per l’Italia
È un bel progresso. «E fa onore all’Italia, dandoci la possibilità di poter utilizzare un’arma in più nei confronti del diabete», commenta Raffaella Buzzetti, docente ordinaria di Endocrinologia all’Università Sapienza e responsabile dell’unità di Diabetologia al Policlinico Umberto I di Roma, nonché presidente della Società italiana di diabetologia e della Federazione società diabetologiche italiane.
Non dimentichiamo che i diabetici nel nostro Paese sono 4 milioni: parliamo sia delle persone affette dal tipo 1, cioè insulino-dipendente, una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario distrugge le cellule del pancreas che producono insulina (causando la totale assenza dell’ormone), sia di quelle con diabete mellito di tipo 2, caratterizzato da un aumento persistente dei livelli di glucosio nel sangue.
«Di questi 4 milioni circa il 30% ricorre alle iniezioni quotidiane, oltre ad altre terapie non insuliniche», precisa Buzzetti. «Il dato ci fa capire la rilevanza della novità, che comporta numerosi vantaggi sotto il profilo sia dell’aderenza alla terapia sia del miglioramento della qualità di vita dei diabetici».
L’indicazione della nuova insulina - commercializzata in fascia A - è per entrambi i tipi di diabete: nel caso del tipo 1 andrà a integrare le iniezioni quotidiane, riducendone il numero; nel tipo 2 invece potrà sostituirle, qualora la persona abbia necessità della sola insulina basale. Naturalmente sarà il medico a selezionare i candidati al nuovo farmaco, incrociando vari parametri.
Una ritrovata libertà
Rispetto a quella giornaliera, l’insulina settimanale facilita anche l’accettazione della terapia da parte delle persone con diabete, con due riflessi positivi. «Prima di tutto riduce l’inerzia all’inizio della terapia», dice Candido, «cioè quella resistenza sia dei medici a prescrivere una terapia insulinica sia dei pazienti ad accettarla, che spesso porta dei ritardi nell’avvio della cura stessa. Evitare tale inerzia significa agire in tempo, gestendo da subito il diabete in modo corretto e prevenendo le complicanze».
Il secondo vantaggio riguarda l’aderenza alle cure. «Quella che gli anglosassoni chiamano compliance», prosegue Buzzetti. «Studi nazionali e internazionali dimostrano che minori sono le somministrazioni del farmaco maggiori sono le probabilità che la cura venga seguita in modo corretto, senza dimenticanze, il che garantisce un migliore controllo metabolico».
La vera rivoluzione, però, è quella della qualità di vita dei pazienti. Pensiamo ai ragazzi con diabete di tipo 1, che colpisce in età giovanile, costretti a uscire la sera portando con sé la penna preriempita; agli adulti che si giostrano tra mille impegni o agli anziani che magari hanno bisogno di una persona che ogni giorno vada a casa loro a fare l’iniezione. Eseguirla una volta ogni sette giorni, o comunque ridurre il numero delle dosi quotidiane, non è cosa da poco. «Passare da 365 iniezioni annuali a 52 semplificherà molto la vita di noi diabetici, diminuendo non solo la possibilità di errori nel seguire la cura, ma anche riducendo il carico mentale che la gestione della malattia comporta», dice Manuela Bertaggia, presidente Fand - Associazione italiana diabetici. «Spesso i pazienti rinunciano a viaggiare o ad andare al ristorante, proprio per evitare il disagio di farsi l’iniezione fuori casa. Questa innovazione porterà una nuova libertà, consentendo loro di non dover pianificare le giornate in funzione della terapia insulinica».
Un vantaggio per l’ambiente
L’introduzione dell’insulina basale settimanale avrà anche un impatto economico e ambientale. Si prevede una riduzione dei costi sanitari diretti legati alla gestione del diabete (meno accessi al pronto soccorso per crisi ipoglicemiche o ricoveri ospedalieri per complicanze). Inoltre, è una scelta sostenibile, grazie alla riduzione del numero delle penne da smaltire e di conseguenza delle emissioni di anidride carbonica (CO2).
Le domande da fare al medico
Ecco che cosa può chiedere al medico il paziente che vuole passare alla nuova insulina settimanale.
• Sono un candidato adatto?
• Devo modificare altre terapie se passo a questa insulina?
• Come funziona la somministrazione in pratica?
• Cosa succede se dimentico una dose settimanale?
• Mi serve un piano scritto in cui si indichi quando iniziare, quale giorno fare la prima iniezione e l’orario consigliato?
• Devo monitorare più spesso la glicemia nei primi giorni?
• Quando contattare subito il medico?











