Ho 61 anni e sono in buona salute, se si esclude l’artrosi che ha colpito soprattutto le cartilagini delle ginocchia. Vorrei essere più attivo, non sentire più quei dolori intensi e quella rigidità delle articolazioni, ma sono piuttosto restio ad affrontare un intervento per la protesi. Ho sentito parlare bene delle recenti novità, le cosiddette terapie biologiche, che sfruttano il sangue o le staminali del paziente: ma sono davvero efficaci?
Michele M., Erba

Risponde Pietro Simone Randelli, presidente della Società italiana di ortopedia e traumatologia, direttore della Clinica Ortopedica dell’Azienda socio-sanitaria territoriale Gaetano Pini – Centro traumatologico ortopedico e ordinario di Ortopedia all’Università degli Studi di Milano

Gentile Michele, l’artrosi è una malattia cronica e progressiva delle articolazioni che colpisce in Italia oltre quattro milioni di persone ed è caratterizzata da lesioni a carico della cartilagine, ma anche dei tessuti articolari come la membrana sinoviale, i menischi, l’osso subcondrale, i legamenti e il tessuto adiposo. I sintomi principali sono quelli da lei lamentati: dolore, rigidità e ridotta mobilità.
La causa principale è legata all’invecchiamento e nonostante non sia ancora disponibile a tutt’oggi una cura farmacologica per riportare indietro l’orologio biologico, abbiamo a disposizione validi strumenti per rallentarne il decorso, diminuendo l’infiammazione e spegnendo molti dei sintomi che compromettono la qualità della vita del paziente.

I trattamenti conservativi
Si tratta di trattamenti farmacologici e infiltrativi con acidi ialuronici e di ortobiologia, con metodiche conservative che accendono nuove speranze per coloro che, fino a qualche anno fa, avevano come unica scelta terapeutica l’intervento di sostituzione protesica.
La terapia ortobiologica, o ortobiologia, prevede, in particolare, che alcune sostanze e tessuti corporei vengano processati, concentrati e utilizzati per migliorare la qualità del processo di guarigione dei tessuti.
Nel caso del Prp (plasma ricco di piastrine), ad esempio, il trattamento può essere somministrato in ambulatorio già dopo una decina di minuti dal prelievo di sangue del paziente, rendendo questa metodica molto pratica ed efficace; in caso di cellule staminali ottenute dal grasso addominale, il prelievo viene eseguito alcuni minuti prima dell’inizio della procedura e processato durante l’intervento, senza richiedere un ricovero.

Risultati per almeno 12 mesi
Queste tecniche sono considerate fra le modalità più attuali per il trattamento in particolare dell’artrosi del ginocchio, perché sono in grado di promuovere il ripristino di un ambiente più fisiologico per la riparazione della cartilagine articolare, altrimenti scarsa per sua natura.
Recenti studi scientifici condotti su un’eterogenea popolazione sembrano suggerire che questi approcci siano in grado di controllare, ovvero di rallentare l’evoluzione dell’artrosi del ginocchio, consentendo di ritardare la necessità di un intervento di protesi articolare parziale o totale. Dunque, soluzioni biologiche “ponte”, con risultati spesso mantenuti per almeno 12 mesi. I trattamenti sono ripetibili e sarà il medico a valutarne l’effettiva necessità.

Salute e medicina

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