PHOTO
Addentereste una mela? Una recente indagine condotta dalla società di ricerche Ipsos ha rivelato che un italiano su tre (il 32%) non si sente sicuro nel morderla, un segno di insicurezza sulla propria forza gengivale. Eppure, solo il 25% del campione intervistato considera l’invecchiamento delle gengive un rischio da monitorare e solo il 30% prenoterebbe una visita dal dentista dopo aver riscontrato sanguinamento; mentre il 46% lo farebbe per placca o tartaro e il 60% per una carie.
La verità è che ci preoccupiamo dei nostri denti, del loro aspetto e della loro salute, che pensiamo al sorriso, ma non ci occupiamo abbastanza delle gengive. Secondo una ricerca della Società italiana di parodontologia e implantologia (Sidp) 20 milioni di italiani over 35 hanno un problema alle gengive. Magari non ci si bada perché le si vede solo un po’ arrossate o gonfie, o dolenti in qualche punto remoto. E sorvoliamo anche sul colore rosa nel risciacquo quando laviamo i denti.
Sono invece campanelli d’allarme. I batteri che popolano la bocca, infatti, se non tenuti adeguatamente sotto controllo sono responsabili della parodontite, che è la principale causa di perdita dei denti nella popolazione adulta, e di altre disfunzionalità e patologie. È una condizione che nella sua forma grave rappresenta la sesta malattia più frequente al mondo.
Germi all’attacco
Si tratta di un’infiammazione cronica del parodonto, vale a dire l’insieme di gengiva, osso alveolare (quello che accoglie le radici dei denti), cemento radicolare (il tessuto che riveste la radice) e legamento parodontale. A mettere a rischio questo complesso sistema di tessuti che supporta i denti, ancorandoli alle ossa della mascella, sono i batteri contenuti nella placca dentale: proliferando e attaccandosi ai denti formano una pellicola che è causa di infezioni e infiammazioni.
Il primo stadio di questo processo è la gengivite. Si parla di parodontite quando le cose peggiorano, con la conseguente regressione delle gengive e dell’osso alveolare, la mobilità e infine la perdita dei denti.
E non si tratta solo di guai per la bocca. Un crescente numero di studi ha evidenziato una precisa associazione tra infiammazione parodontale e aumento del rischio di altre patologie, comprese quelle cardiovascolari e il diabete. In Italia la forma grave colpisce oltre tre milioni di persone. Una popolazione di malati che, secondo i calcoli della società Sipd, spende per la patologia e le sue conseguenze un miliardo di euro l’anno. Costi che in larga misura potrebbero essere risparmiati con una prevenzione adeguata, diagnosi precoci e trattamenti tempestivi.
La funzione masticatoria
Un gruppo di ricercatori guidati da Luca Levrini, direttore della Scuola di specializzazione in Ortodonzia dell’Università degli Studi dell’Insubria, ha recentemente condotto uno studio che mette in relazione malattia parodontale e funzione masticatoria. Ne emerge che la parodontite comporta anche una perdita di fiducia psicologica nel mordere. Si teme di danneggiare i denti e ci si astiene dal mordere in misura anche maggiore di quella che sarebbe giustificata dalla condizione parodontale.
«Molti pazienti, soprattutto anziani, perdono fiducia nella propria capacità di addentare», spiega Levrini. «Questa attitudine negativa incide sulla funzione masticatoria, pregiudicando anche la buona nutrizione, sia perché si tende a modificare la dieta, sia per il fatto che la masticazione è la prima fase della digestione».
Le terapie in studio
Quando si arriva alla parodontite la cura dal dentista prevede una profonda pulizia delle tasche parodontali (i solchi tra dente e gengiva), una levigatura delle radici dentali per rimuovere tartaro, batteri e tessuto infetto, e un complesso intervento chirurgico rigenerativo, con cui si recuperano osso e gengive. Ultimo rimedio la sostituzione, con impianti o protesi mobili, di quei denti che risultano troppo compromessi per essere salvati.
Ma quali sono i segnali che si è sviluppata la patologia in forma grave? «L’alitosi, la mobilità dei denti e il ritirarsi delle gengive, fenomeno che provoca fastidio quando i denti entrano in contatto con cibi caldi o freddi», dice Levrini.
Igiene fai da te
La buona notizia è che prima di arrivare ai rimedi estremi e costosi si possono tenere sotto controllo i batteri che attaccano denti e gengive con l’igiene orale. D’aiuto, secondo gli esperti, anche un’alimentazione ricca di vitamine (la C e la B12 le più indicate), insomma tanta frutta e verdura.
Di errori nella cura quotidiana dei denti a quanto pare se ne fanno molti. I principali riguardano il tempo e la frequenza della pulizia. Secondo l’esperto dell’Università dell’Insubria, «i denti andrebbero lavati ogni volta che si è consumato un pasto e alla sera bisogna dedicare alla bocca almeno cinque minuti, tra spazzolamento e pulizia degli spazi tra un dente e l’altro, con lo scovolino che è indicato per chi è più anziano, perché ha spazi più ampi tra i denti, e il filo interdentale per chi è giovane».
La tecnica giusta per lo spazzolamento è procedere dall’alto in basso per l’arcata superiore, viceversa per quella inferiore, tenendo le spazzole leggermente inclinate. Niente movimenti rotatori: «In quel modo si mandano batteri e tartaro dalla superficie dei denti alle gengive».
Va bene lo spazzolino elettrico, che fa risparmiare tempo, da preferire quelli cosiddetti sonici, con vibrazioni ad alta frequenza. L’igiene casalinga però non basta: «Per quanto possa pulire bene, nessuno a casa arriva a pulire autonomamente le tasche gengivali, dove si depositano i batteri responsabili della malattia parodontale », dice ancora Levrini. La seduta dall’igienista, in altri termini, è obbligatoria: almeno annuale se si è giovani e con una salute dentale di ferro, più frequente col passare degli anni.
Sei consigli per la bocca
• Non fumare. È dimostrato che il fumo favorisce la progressione della parodontite.
• Lavare denti e gengive almeno due volte al giorno, la sera almeno cinque minuti: preferire lo spazzolino elettrico a quello manuale.
• Pulire gli spazi interdentali. Se gli spazi lo consentono, utilizzare gli scovolini al posto del filo interdentale.
• Assumere adeguate quantità di vitamina C e B 12 con una dieta ricca di frutta e verdura.
• Sottoporsi almeno una volta l’anno in gioventù, due volte in età più avanzata, a una seduta di igiene orale professionale e a un controllo dal dentista.
• Non trascurare le infiammazioni gengivali anche superficiali: se le gengive sanguinano o sono arrossate andare dal dentista per una valutazione.









