C’è un’isola, Gorgona, la più piccola dell’Arcipelago toscano, che è il frutto di un progetto sociale nato nel 2012, tra la collaborazione dell’azienda vitivinicola Marchesi Frescobaldi e la colonia penale sull’isola, attiva dal 1869. Quando si arriva, il mare è turchese e le poche case colorate a riva rendono subito l’atmosfera lieve, se si alza la testa si vedono i vigneti, protagonisti loro stessi di una storia di redenzione.
A Gorgona i detenuti (più di un centinaio) vengono chiamati ospiti e trascorrono l’ultima parte del loro periodo detentivo vivendo a contatto con la natura e trovando un’opportunità concreta per reinserirsi nella realtà lavorativa e nella comunità sociale.

Visitiamo l’isola grazie a un rituale che ogni anno si ripete, l’apertura della prima bottiglia della nuova vendemmia, proprio insieme a chi ha contribuito a produrla, polizia penitenziaria compresa. È un giorno di festa, dove il risultato raggiunto è tangibile, si celebra un vino che si presenta come «la più vera espressione marittima di Vermentino e Ansonica», mai più di novemila bottiglie l’anno. Un vino che oltre a essere figlio del sole, del sale e della brezza marina ha anche un altro prezioso ingrediente: la speranza.

Si produce vino
Tutto è nato 14 anni fa dalla direttrice del carcere, Maria Grazia Giampiccolo: «Una volta arrivata sull’isola ho subito capito che bisognava coinvolgere un imprenditore per assumere i detenuti e portare avanti la produzione del vino nel modo giusto, dare una svolta e così mandammo un centinaio di mail e rispose subito Lamberto Frescobaldi. Il risultato raggiunto in questi anni è straordinario, basti pensare che 81 dei nostri detenuti sono stati assunti dalla Marchesi Frescobaldi per curare i vigneti a Gorgona e 16 di loro sono stati assunti dall’azienda, all’esterno. La valenza sociale di questo progetto è evidente, vorrei sottolineare che qui la recidiva per chi sconta la pena è del 30% inferiore agli altri detenuti, ma è anche un progetto importante per l’isola».

C’è modo anche di sentirsi fortunato, come sottolinea Lamberto Frescobaldi, la cui famiglia produce da settecento anni il vino in Toscana: «L’assunzione del detenuto è un punto fondamentale. Quando escono hanno una base di partenza per ricominciare e c’è un rischio minore che siano assoldati dalla criminalità. Mi sento fortunato ad aver fatto parte da subito di questo progetto, ci abbiamo creduto e senza fare i conti, che non tornerebbero. Ma sia chiara una cosa: il vino che produciamo è di alto livello».

I racconti e le speranze
Attualmente gli ettari dei vigneti sono 2,3 con il progetto di arrivare in futuro a tre. E poi ci sono loro, gli ospiti dell’isola con le loro storie. Incontriamo Piero: «Siamo un italiano, un marocchino, un polacco e un pachistano, sembra una barzelletta – scherza. Usciamo verso le sette di mattina e facciamo tutte le cose che servono per la vigna. Ho imparato tanto e ne sono felice, lavorare all’aperto per uno come me che è sempre stato abituato a stare nella natura, non ha prezzo. Si ha anche modo di pensare agli sbagli fatti… Quando uscirò spero di poter tornare a lavorare nell’azienda di famiglia, siamo allevatori».
Conferma Damien: «Qui sto imparando tutto: potatura, crescita dell’uva, malattie delle viti, come si cura un albero. Ma, diciamolo: la zappa non è per tutti, ti deve piacere, come ti deve piacere stare nei campi. Il lavoro mi fa sentire libero e, stando all’aperto, il tempo passa più velocemente. Dopo, vorrei continuare a fare questo, magari per la stessa azienda».
E c’è anche chi è arrivato e non sapeva fare niente e adesso è l’elettricista ufficiale dell’isola. Il lavoro rende liberi non è una frase fatta, a Gorgona succede per davvero.
Il viaggio si conclude con un pranzo per oltre duecento persone preparato dalla responsabile della mensa, Fernanda, che orgogliosamente non ha voluto aiuti esterni e dagli ospiti. Qui non c’è giudizio perché tutti sono già stati giudicati. Le ultime parole sono del Vescovo di Livorno Simone Giusti: «Ci si redime con il lavoro. La dignità di un uomo dipende molto anche da questo».