«Ho visto che molti personaggi famosi raccontano sui social di sottoporsi a Tac o risonanze magnetiche total body per controllare il proprio stato di salute, sostenendo che siano un investimento sulla prevenzione. Anch’io sto pensando di farne una, anche se sto bene e non ho sintomi. È davvero una scelta utile? E devo preoccuparmi delle radiazioni della Tac?»
Giorgia, Roma

​La risposta di Nicoletta Gandolfo, presidente della Società italiana di radiologia medica e interventistica

Gentile signora, è comprensibile che questi messaggi suscitino interesse, ma è importante affidarsi alle evidenze scientifiche più che alle tendenze del momento. Una recente revisione della letteratura pubblicata a marzo 2026 su Radiology Advances, che ha esaminato le evidenze disponibili sull’uso della risonanza magnetica total body in migliaia di persone asintomatiche, conferma che questi esami rilevano molto più spesso piccoli reperti occasionali, nella grande maggioranza dei casi benigni, rispetto a malattie realmente importanti. Le analisi mostrano che un tumore viene individuato solo nell’1-2% dei casi, mentre reperti incidentali possono essere riscontrati fino al 97% degli esami. Parliamo di normali alterazioni anatomiche, come piccoli noduli polmonari, cisti renali, angiomi epatici, noduli tiroidei o lievi modificazioni della colonna vertebrale. Il rischio è quello di avviare una serie di ulteriori controlli, visite o perfino biopsie che non portano a un beneficio concreto per la salute, ma possono aumentare ansia e preoccupazione.
Per quanto riguarda la Tac, è bene ricordare che si tratta di un esame che utilizza radiazioni ionizzanti. La dose assorbita durante una singola indagine è generalmente contenuta e, quando l’esame viene prescritto per rispondere a uno specifico quesito clinico, i benefici superano ampiamente i potenziali rischi. Diverso è il caso di una Tac eseguita in assenza di una reale indicazione medica: in questo caso ci si espone inutilmente alle radiazioni, senza che vi siano prove scientifiche che uno screening di questo tipo nelle persone sane migliori la sopravvivenza o riduca la mortalità. La risonanza magnetica invece non utilizza radiazioni, ma anche per questo esame non esistono evidenze che ne giustifichino l’impiego come controllo di routine nella popolazione generale.
La prevenzione più efficace resta quella basata su programmi di screening raccomandati, calibrati sull’età e sui fattori di rischio individuali, oltre a corretti stili di vita. La tecnologia è uno strumento prezioso, ma dà il meglio di sé quando viene utilizzata in modo appropriato e su indicazione del medico, non perché è diventata una moda sui social.

Testo raccolto da Paola Rinaldi