La tanto ambita “tartaruga” addominale, simbolo di tonicità e prestanza fisica, è determinata dai muscoli retti dell’addome: due fasce muscolari lunghe e parallele che scorrono verticalmente nella parte anteriore del tronco. In condizioni normali, questi muscoli sono uniti al centro dalla linea alba, una robusta struttura fibrosa che va dallo sterno al pube attraversando l’ombelico.

L’anomalia
Può accadere che i due muscoli retti tendano ad allontanarsi, ampliando lo spazio lungo la linea mediana. È il meccanismo alla base della diastasi addominale, una condizione in cui la linea alba si indebolisce e perde parte della sua funzione di contenimento dei visceri. Durante gli sforzi, come sollevare pesi, alzarsi dal letto o compiere movimenti che aumentano la pressione interna dell’addome, può comparire una sporgenza centrale: un rigonfiamento longitudinale che molti descrivono come una sorta di cresta visibile al centro del ventre.
Nei casi più severi, la diastasi non coinvolge soltanto l’aspetto estetico, ma può compromettere anche la funzione di stabilizzazione del tronco e del bacino. Da questa alterazione possono derivare lombalgia cronica, squilibri posturali, dolore pelvico e, talvolta, disturbi digestivi o urinari.

Quali sono le cause
La diastasi addominale è favorita da situazioni che aumentano la pressione all’interno dell’addome. La più comune è la gravidanza, dove la parete addominale si adatta alla crescita del feto. Tuttavia, anche l’obesità, la tosse cronica legata a patologie respiratorie o una scarsa tonicità muscolare dovuta alla sedentarietà possono contribuire.

La chirurgia tradizionale
Se nei casi lievi o moderati il primo approccio è generalmente conservativo e basato su esercizi mirati e attività fisica, quando la separazione dei muscoli è marcata o associata a un’ernia ombelicale può rendersi necessario l’intervento chirurgico.
«Nell’80-85% dei casi, la diastasi si accompagna anche a una marcata lassità cutanea e a un rilassamento diffuso della parete addominale, soprattutto dopo gravidanze multiple», spiega Andrea Reho, chirurgo plastico presso l’ospedale di Erba (Como). «In queste situazioni, l’addominoplastica tradizionale resta il trattamento più efficace perché permette di correggere nello stesso intervento sia il problema funzionale sia quello estetico». L’operazione, che richiede un’anestesia generale e un tempo di recupero di 4-6 settimane, prevede un’incisione nella parte bassa dell’addome, sopra il pube, attraverso cui il chirurgo può riavvicinare i muscoli retti, ricostruire la linea alba ed eliminare l’eccesso di pelle e di tessuto adiposo. Nei quadri più complessi, o quando è presente anche un’ernia, può essere inserita una rete protesica per rinforzare ulteriormente la parete addominale.
«Alcune pazienti sviluppano una condizione più ampia, definita sindrome da insufficienza della parete addominale post partum», aggiunge Reho. «Qui non è soltanto la linea alba a perdere tenuta, ma l’intera parete addominale diventa meno efficace nel contenere i visceri. Anche in questo caso, l’intervento tradizionale può ripristinare la tensione globale dell’addome».

L’approccio robotico
Quando non è presente una ridondanza cutanea (pelle in eccesso) dell’addome, la diastasi può essere trattata efficacemente con tecniche meno invasive, come laparoscopia e chirurgia robotica. «Entrambe le procedure prevedono 3-4 piccole incisioni sull’addome, generalmente tra i 5 e i 12 millimetri», interviene Paolo Bianchi, professore di Chirurgia generale all’Università degli Studi di Milano e primario dell’ospedale San Paolo. «In laparoscopia il chirurgo utilizza una microcamera e strumenti lunghi, che vengono controllati manualmente dall’esterno. Nella chirurgia robotica, invece, l’operatore agisce da una console e guida bracci robotici che offrono movimenti estremamente precisi e una maggiore libertà di azione nei piani profondi della parete addominale».
La tecnologia robotica permette di ricostruire la linea alba e di rinforzare i tessuti con reti protesiche posizionate tra i muscoli, evitando il contatto diretto con i visceri. Questo si traduce in una manipolazione minima dei tessuti e, quindi, in un trauma chirurgico ridotto. «Il risultato è meno dolore post operatorio e un recupero più rapido», continua Bianchi. «Molti pazienti si alzano già il giorno dopo l’intervento, vengono dimessi in 24-48 ore, riprendono le attività quotidiane in 7-10 giorni e lo sport in 4-6 settimane». L’operazione, eseguita in anestesia generale, dura in media circa un’ora e mezza.

Il servizio sanitario
Sebbene le modalità possano variare da regione a regione, la correzione della sola diastasi addominale non rientra in genere tra gli interventi coperti dal Servizio sanitario nazionale. Nella maggior parte dei casi, l’operazione può essere eseguita in regime convenzionato solo quando la separazione dei muscoli addominali è associata a un’ernia ombelicale. L’eventuale accesso al percorso pubblico è definito dopo una valutazione specialistica, supportata da esami strumentali come ecografia o Tac dell’addome senza contrasto. Nel privato, i costi variano in base alla tecnica chirurgica e alla complessità del caso: un intervento robotico può oscillare tra i 7mila e i 12mila euro, una procedura laparoscopica o un’addominoplastica con correzione della diastasi si collocano mediamente tra i 6mila e i 10mila euro.