Reduce dall’ennesima stagione di successo ad Amici, dove continua a essere una delle professoresse più amate dal pubblico, Lorella Cuccarini è una persona che non smette mai di mettersi in gioco. Artista completa, icona della televisione italiana, ballerina, cantante e attrice. Ma in questa intervista non si sofferma sulla sua carriera e si racconta invece come mamma. A cominciare dalla sorpresa della gravidanza gemellare, poi il parto naturale a 35 anni, l’allattamento, il rapporto con il proprio corpo e la filosofia di benessere che la accompagna da sempre.

Salute e medicina

Parti multipli: quando si può evitare il cesareo

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Lorella Cuccarini, dopo Sara e Giovanni è arrivata per lei una gravidanza inaspettata e ha scoperto di aspettare due gemelli. Cos’ha provato in quel momento?
«Da una parte provai una gioia immensa, perché non avrei mai immaginato di aspettare due bambini. In famiglia avevo una zia gemella, ma mi avevano sempre detto che le nascite gemellari tendevano a saltare una generazione, quindi ero convinta che non sarebbe mai successo a me. Dall’altra, però, quella notizia mi ha spaventata. Quella gravidanza era del tutto inaspettata e di lì a pochi mesi avrei dovuto affrontare un importante impegno teatrale. La prevendita era già partita e c’erano circa centomila biglietti venduti. Sentivo addosso tutto il peso della responsabilità. Ricordo ancora che io e mio marito uscimmo dallo studio dopo l’ecografia e tornammo a casa in macchina quasi in silenzio. Nessuno dei due riusciva a trovare le parole».

Com’è stata la gravidanza gemellare rispetto alle precedenti?
«Sicuramente più impegnativa dal punto di vista psicologico. Appena scoperta, la mia ginecologa mi disse che avrei dovuto mettermi a riposo assoluto. Con grande attenzione e controlli ripetuti, invece, continuai a lavorare. Debuttai a teatro e portai avanti Grease praticamente dal secondo-terzo mese fino al quinto mese di gravidanza. Fisicamente, però, devo dire di essere stata molto fortunata. Tutte e tre le mie gravidanze sono state bellissime. Non ho mai sofferto di nausea, vomito o malesseri particolari come tante mie amiche. Anzi, mi sentivo piena di energia e, guardandomi allo specchio, vedevo una luminosità speciale».

Che fortuna. Nonostante lavorasse così tanto non ha mai avuto problemi?
«Problemi fisici no, ma preoccupazione sì. Dovevo fare delle terapie per evitare le contrazioni e avevo eliminato tutte le parti più rischiose dello spettacolo: salti, coreografie particolarmente impegnative e tutto ciò che poteva essere pericoloso. Però una performance di due ore e mezza richiede comunque uno sforzo importante e la paura che qualcosa potesse andare storto c’era sempre».

Ha preso molto peso nei primi mesi?
«No, anzi. Quando ho finito il tour, verso la fine di novembre, riuscivo ancora a indossare praticamente gli stessi costumi di scena. Gli abiti di Grease mi hanno aiutata parecchio. C’erano queste gonne molto ampie e i vestiti nascondevano bene la gravidanza. Persino la pancia si vedeva pochissimo. Nei primi mesi avrò preso forse un chilo. Poi da Natale in poi i bambini “hanno deciso” che potevano crescere liberamente».

Diete e perdita di peso

La dieta per tornare in forma dopo il parto

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Lei è sempre stata molto attenta alla forma fisica. Anche durante la gravidanza?
«Assolutamente sì. Non ho mai seguito la teoria del mangiare per due. Ho sempre pensato che fosse meglio essere disciplinata anziché trovarmi poi a dover recuperare dopo. Con Sara, la mia primogenita, ho preso 14 chili, con Giovanni nove e con i gemelli ancora 14. Considerando che aspettavo due bambini, direi che è andata molto bene. Ho sempre cercato di mangiare in modo sano e bilanciato. Credo sia importante per le mamme ma anche per i figli».

Le avevano consigliato il cesareo?
«No. Avendo già avuto due parti naturali, la mia prima scelta era proprio quella. La ginecologa mi disse che avremmo deciso alla fine in base alla posizione dei bambini. Fortunatamente erano posizionati perfettamente e abbiamo potuto procedere con il parto naturale».

Con una gravidanza gemellare spesso il parto arriva prima del previsto. Anche nel suo caso?
«A un certo punto iniziarono delle contrazioni e andai in ospedale per un controllo. Sembrava che il travaglio stesse per partire e invece si fermò tutto. Però i medici decisero di ricoverarmi comunque perché avevo già avuto due figli e temevano che il parto potesse poi essere molto rapido. Mi dicevano continuamente che con i gemelli probabilmente non sarei arrivata al nono mese. Invece sono arrivata praticamente a termine. È stata una sorpresa anche quella».

Che ricordo ha del parto?
«È stato molto bello e anche piuttosto divertente. Con una gravidanza gemellare serve il doppio di tutto: culle, personale, insomma il doppio delle attenzioni. In sala parto, oltre al ginecologo, alle ostetriche e all’anestesista, c’erano anche molti studenti e specializzandi che seguivano il lavoro dell’équipe. A un certo punto mi sembrava quasi di essere in una stazione ferroviaria. Questa è la cosa che mi faceva sorridere di più. Per il resto, il parto non è stato particolarmente difficile, soltanto un po’ più macchinoso rispetto agli altri. Quando è nata Chiara, che è uscita per prima, Giorgio si trovava quasi in orizzontale sopra di lei e c’erano già due persone pronte a girarlo e ad aiutarlo a posizionarsi correttamente per poter nascere subito dopo. Ricordo soprattutto la perfetta organizzazione dell’équipe medica: tutto era stato studiato e coordinato nei minimi dettagli e questo mi ha trasmesso grande serenità, sia durante il travaglio che al momento del parto».

Foto di Claudio Porcarelli
Foto di Claudio Porcarelli

Foto di Claudio Porcarelli

Quanto tempo è passato tra una nascita e l’altra?
«Sette minuti. Chiara è nata alle 23.50 e Giorgio alle 23.57. Avevo quasi paura che uno nascesse il 2 maggio e l›altro il 3 maggio. Per fortuna sono riusciti a rimanere entrambi nel giorno del 2».

Ha scelto di partorire senza epidurale. Perché?
«Volevo mantenere il controllo del mio corpo. Da ballerina ho sempre avuto una percezione molto forte della fisicità. I dolori del parto sono intensi, certo, ma per me erano gestibili. Preferivo sentire esattamente cosa stesse succedendo invece che avere una parte del corpo completamente addormentata».

A questo proposito: è vero che i dolori del parto si dimenticano?
«No, non si dimenticano affatto. Io li ricordo benissimo. Però non li ho mai vissuti come un trauma. Sono dolori che hanno uno scopo e che portano a qualcosa di straordinario. Ogni volta che ho avuto un figlio tra le braccia, sia dopo il primo che dopo il secondo e persino dopo i gemelli, ho pensato immediatamente: facciamone un altro. La maternità è davvero un miracolo».

Con quattro figli, come sono stati i primi mesi dopo il parto?
«Molto impegnativi ma bellissimi. Fortunatamente avevo un aiuto perché mia mamma era ancora viva. Mi sono dedicata completamente ai gemelli. Nei primi mesi mi occupavo praticamente solo di loro, mentre una persona mi aiutava con Sara e Giovanni. Senza una rete familiare sarebbe stato molto più difficile».

L’allattamento al seno è sempre un momento particolare. Lei ci è riuscita con due gemelli?
«Sì, ho allattato tutti e quattro i miei figli. Con i gemelli però in effetti è stato più complicato. Chiara si attaccava al seno, Giorgio no. Quindi mentre allattavo una dovevo tirare il latte per l’altro. Per un mese ho fatto questo lavoro praticamente cinque volte al giorno. Alla fine, è diventato molto pesante anche dal punto di vista fisico e il latte ha iniziato a diminuire. Con il pediatra abbiamo deciso di passare gradualmente al solo latte artificiale».

Oggi si parla molto di depressione post partum. Lei psicologicamente come si è sentita dopo?
«Personalmente non ne ho sofferto, ma credo che il problema non vada mai sottovalutato. Molto spesso una donna si trova ad affrontare una situazione completamente nuova e può sentirsi sola. Avere accanto un compagno presente e una famiglia che ti sostiene può fare una differenza enorme. Anche semplicemente poter dormire qualche ora in più o avere qualcuno con cui condividere le proprie paure è fondamentale».

Ha mai avuto paura che la maternità modificasse il suo fisico?
«No. Il corpo cambia comunque con il passare degli anni. Quello che avevo a vent’anni non può essere lo stesso che ho oggi. E va bene così. La gravidanza gemellare mi ha lasciato una diastasi addominale importante, cioè una separazione dei due muscoli retti dell’addome, e anni dopo ho dovuto fare un intervento per ricostruire la parete. Ma l’ho sempre considerato un prezzo minimo da pagare per qualcosa di meraviglioso».

Ha mai seguito delle diete?
«Nel corso degli anni ne ho provate tante, un po’ come credo abbiano fatto molte donne. Ci sono periodi in cui arrivano nuove mode alimentari e viene voglia di sperimentare. Però con il tempo ho capito che non esiste una dieta valida per tutti. La cosa più importante è trovare un’alimentazione che funzioni davvero per il proprio corpo e che possa essere mantenuta nel tempo».

Che cosa mangia?
«Un nutrizionista mi ha insegnato a distribuire meglio i pasti durante la giornata. Faccio colazione, due spuntini e i due pasti principali. Mangio pasta e riso, proteine, verdure, frutta secca e cerco di mantenere il metabolismo sempre attivo. Non vivo di rinunce. Se ho voglia di una pizza o di una carbonara me la concedo. Semplicemente, nella vita quotidiana, cerco di fare scelte equilibrate».

Dopo una vita da ballerina di solito il corpo presenta “il conto”. Lei ha avuto conseguenze?
«L’usura, ma è inevitabile. Ginocchia, schiena, spalle, legamenti, piedi: sono tutte parti del corpo che dopo decenni di attività intensa si fanno sentire. Molti pensano che il corpo di una ballerina sia perfetto. In realtà è un corpo che ha lavorato tantissimo e che porta addosso tutti i segni di quel lavoro».

Fa trattamenti estetici? Massaggi?
«Una volta alla settimana faccio un massaggio fisioterapico perché, allenandomi e muovendomi molto, ho bisogno di sciogliere la muscolatura e sistemare eventuali tensioni o contratture. Con l’età bisogna prestare ancora più attenzione a questi aspetti. È un’abitudine che mi aiuta a stare bene e a mantenere il corpo efficiente».

Ha una routine particolare per la cura della pelle?
«Sono sempre stata molto attenta soprattutto a quella del viso. C›è una regola che non ho tradito: non sono mai andata a dormire truccata. Credo sia una delle cose più importanti. Faccio sempre una buona detersione, soprattutto quando lavoro e utilizzo trucchi più pesanti. Poi uso un buon contorno occhi, una crema da giorno e una crema da notte. Non cose particolarmente complicate, ma cerco di essere costante».

Usa integratori?
«Sì, dipende dai periodi. A volte assumo magnesio, altre volte vitamine. Cerco di ascoltare il mio corpo e capire di cos’ha bisogno in quel momento».

Ha mai sofferto di allergie?
«Sì, in passato ho avuto qualche problema soprattutto con gli acari e in alcuni periodi anche con il polline. Mi capitava di avere sfoghi cutanei e reazioni fastidiose. Negli ultimi dieci anni, però, fortunatamente non ne ho più sofferto. Non so spiegarmi il motivo, ma è un problema che sembra essere completamente sparito».

Ha una pelle quasi diafana, che rapporto ha con il sole?

«Molto diverso rispetto a quando avevo vent’anni. Da ragazza stavo al sole per ore senza pensarci troppo (sbagliando). Oggi sono molto più prudente. Utilizzo sempre una protezione alta e la riapplico più volte durante la giornata. Evito le ore più calde e preferisco andare al mare la mattina presto oppure nel tardo pomeriggio. Mi piace stare in spiaggia, ma senza esagerare. Credo che la prevenzione sia fondamentale per la salute della pelle».

Che cosa significa oggi per lei stare bene?

«Significa equilibrio. Mangiare in modo corretto senza ossessioni, fare attività fisica, prendersi cura di sé e circondarsi di persone che ti vogliono bene. Il benessere nasce da questo: dall’armonia tra corpo, mente e affetti. E credo che la maternità mi abbia insegnato più di ogni altra esperienza quanto sia importante custodire questo equilibrio».•