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Si chiama acoltremon ed è il principio attivo di un nuovo collirio (nome commerciale Tryptyr) recentemente autorizzato dalla Food and drug administration (Fda), l’ente regolatorio dei farmaci negli Stati Uniti, per il trattamento della sindrome dell’occhio secco. Una condizione in forte aumento, anche per l’uso sempre più intenso di computer, smartphone e altri dispositivi digitali. «L’occhio secco può essere causato da una ridotta produzione di lacrime o da un’alterazione della loro composizione», spiega Mario Romano, responsabile del Centro Oculistico dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano). «I sintomi più comuni includono arrossamento, bruciore, sensazione di corpo estraneo, difficoltà ad aprire le palpebre, fotofobia e visione offuscata».
Gli studi su 900 pazienti
È presto per conoscere la data di commercializzazione di Tryptyr in Europa ma la novità americana può rappresentare una svolta perché, come sottolinea Luca Pagano, referente Cornea dello stesso Centro, «non si limita a lubrificare la superficie oculare, ma agisce direttamente sui nervi sensoriali della cornea, stimolando la secrezione naturale di lacrime».
La sua efficacia è confermata da due studi di fase 3 randomizzati in doppio cieco condotti su oltre 900 adulti sopra i 30 anni in diverse università americane e pubblicati sulla rivista Ophtalmology nel settembre 2025.
Le molte cause del problema
Il nuovo collirio, con concentrazione di acoltremon allo 0,003%, si aggiunge quindi ai tradizionali trattamenti per l’occhio secco, una condizione che può dipendere da fattori ambientali (è favorita, oltre dall’esposizione prolungata agli schermi di computer e smartphone, dalla scarsa umidità quando si usano riscaldamenti e condizionatori), dall’uso prolungato delle lenti a contatto o dall’assunzione di certi farmaci, quali antidepressivi e diuretici.
«Anche gli squilibri ormonali hanno un ruolo nell’insorgenza della sindrome», continua Romano, «diagnosticata con frequenza nettamente superiore nelle donne in menopausa».
Diagnosi con il test di Schirmer
Per la diagnosi, il primo esame a cui si ricorre è il test di Schirmer, una procedura semplice e indolore che consente di valutare in modo oggettivo la quantità di lacrime prodotte. «Si applicano due sottili strisce di carta assorbente, graduate in millimetri, all’interno delle palpebre inferiori», spiega Pagano. «Il paziente rimane seduto con gli occhi chiusi per cinque minuti; al termine, si misura quanto la carta si è inumidita: valori inferiori allo standard indicano una possibile secchezza oculare».
Una volta confermata la ridotta produzione lacrimale, esami più approfonditi permettono di stabilire l’origine del disturbo, distinguendo tra cause ambientali o comportamentali modificabili e condizioni più complesse, come malattie autoimmuni - tra cui la sindrome di Sjögren e il lupus eritematoso sistemico - o una disfunzione delle ghiandole di Meibomio, responsabili della componente lipidica del film lacrimale che ne riduce l’evaporazione.
Dai rimedi locali alla chirurgia
In caso di diagnosi di occhio secco, i rimedi di prima scelta sono quelli locali. «È possibile usare sostituti lacrimali (lacrime artificiali), sia liquidi sia in gel, con formulazioni sintetiche o naturali che aiutano a ridurre i problemi legati all’ipo-lacrimazione e alla secchezza oculare», continua Pagano. «La sindrome dell’occhio secco, infatti, può provocare microscopiche abrasioni sulla congiuntiva e sulla cornea, danneggiando così la barriera protettiva naturale dell’occhio. Queste lesioni possono diventare vie di accesso per i microrganismi. Inoltre, le lacrime contengono il lisozima, un antibiotico naturale, quindi una ridotta produzione lacrimale può aumentare il rischio di infezioni congiuntivali e corneali».
La terapia chirurgica è riservata alle forme molto gravi di occhio secco in cui l’uso di sostituti lacrimali non apporta benefici. «Consiste nella chiusura provvisoria dei puntini lacrimali mediante dei piccoli tappi in silicone (punctum plugs) e, se tale rimedio risulta efficace, si procede alla loro chiusura definitiva», si legge sul sito della Società oftalmologica italiana.
Quando la causa dell’occhio secco è la disfunzione delle ghiandole di Meibomio, si può ricorrere alla luce pulsata, un trattamento ambulatoriale che si effettua mediante la ripetuta applicazione di stimoli termici sulle palpebre, o al LipiFlow, uno strumento che massaggia e riscalda le palpebre.











