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Lo staff della Chirurgia epato-bilio-pancreatica dell’ospedale Miulli di Acquaviva (Bari): da sinistra, Andrea Madaro, Susan Diaz, il primario Riccardo Memeo, Michele Tedeschi, Annachiara Casella, Valentina Ferraro, Chiara Procaccini, Nicola Chetta; seduti, da sinistra, Silvio Caringi, Antonella Delvecchio, Flavia Locelso e Marika Andriano.
Una storia di eccellenza che arriva dal Sud. Finisce sul podio l’ospedale generale regionale Miulli di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari: è risultato il primo centro in Italia per numero di interventi al fegato eseguiti con la chirurgia robotica.
Questo gol riguarda il lavoro dell’unità operativa complessa di Chirurgia epato-bilio-pancreatica, al vertice nazionale con le sue 90 resezioni epatiche robotiche da gennaio a dicembre del 2025.
«Il nostro traguardo dimostra come anche in Puglia sia possibile raggiungere livelli straordinari nella sanità», spiega il primario, Riccardo Memeo. «Grazie ai livelli tecnici conseguiti dalla nostra équipe, contribuiamo in maniera concreta alla riduzione dei cosiddetti viaggi della speranza, offrendo ai pazienti cure di altissimo profilo nel territorio».
Il medico dietro la console
La chirurgia robotica è una tecnica che utilizza una piattaforma tecnologica composta da una console, dalla quale il chirurgo guida l’intervento, e da bracci meccanici che riproducono con estrema precisione i suoi movimenti. Non si tratta di un sistema autonomo: ogni gesto è controllato in tempo reale dallo specialista, che opera con una visione tridimensionale ad alta definizione e con strumenti articolati in grado di ruotare fino a 360 gradi. Questo approccio consente di eseguire incisioni più piccole rispetto alla chirurgia tradizionale, riducendo il trauma chirurgico, il dolore post-operatorio e il rischio di complicanze. Inoltre, la maggiore precisione dei movimenti e l’amplificazione della visione permettono di affrontare anche casi complessi con un alto livello di sicurezza. La piattaforma robotica, dunque, non sostituisce il chirurgo, ma ne potenzia le capacità operative, migliorando efficacia, controllo e qualità dell’intervento.
Per le metastati epatiche
Quando si parla di trattamenti per il cancro come metastasi epatiche, epatocarcinoma e colangiocarcinoma, è richiesta una specializzazione elevata. «I pazienti con patologia oncologica vengono valutati nell’ambito di una riunione multidisciplinare», spiega il primario. «In quella sede viene definito il percorso terapeutico più appropriato e, quando è indicato un intervento chirurgico, può essere presa in considerazione la chirurgia con piattaforma robotica. Nel trattamento oncologico, infatti, la chirurgia rappresenta spesso una fase intermedia tra cicli di chemioterapia pre e post-operatori. In questo scenario, uno dei principali vantaggi della tecnologia robotica è la possibilità di favorire un recupero più rapido, migliorando il decorso dopo l’intervento e riducendo le complicanze legate alla chirurgia tradizionale. Questo consente al paziente di rientrare più tempestivamente nel proprio percorso di cura e di riprendere le terapie necessarie con minori interruzioni».
L’intervento eseguito con l’ausilio della piattaforma robotica è decisamente meno invasivo. «Grazie alle telecamere tridimensionali e alla possibilità di articolare gli strumenti con una rotazione fino a 360 gradi durante l’atto chirurgico», dice Memeo, «diventa più agevole affrontare interventi complessi, in particolare a carico di fegato e pancreas».
Al di là delle terapie all’avanguardia, resta fondamentale promuovere la cultura della prevenzione. «Il fegato è un organo di primaria importanza», spiega ancora il medico, «perché regola numerosi processi essenziali per il funzionamento dell’organismo. Prendersene cura è indispensabile: oltre al rischio di patologie oncologiche, che possono svilupparsi soprattutto in presenza di danni pregressi come cirrosi o steatosi, è altrettanto importante sottoporsi a controlli periodici». Il monitoraggio attraverso esami ematochimici e accertamenti radiologici consente infatti di valutare nel tempo lo stato di salute dell’organo e di intervenire precocemente in caso di alterazioni, garantendo così una presa in carico tempestiva ed efficace.
Un percorso di eccellenza
Secondo gli ultimi dati del Programma nazionale esiti, il Miulli si conferma punto di riferimento nel Sud Italia e a livello nazionale per la chirurgia epatobiliare. In Puglia si colloca infatti al primo posto per volume di interventi per tumore maligno del fegato, con il 31,6% degli interventi della Regione eseguiti in questo reparto di Acquaviva, rientrando così tra i centri a più alto volume anche nel panorama nazionale.
In un percorso di eccellenza come questo, a fare la differenza è innanzitutto il fattore umano. Si tratta di un team di medici coeso, che opera in stretta sinergia con anestesisti e personale infermieristico.
Per affermarsi tra i centri di riferimento nel campo della chirurgia robotica, il Miulli ha investito con continuità in tecnologie d’avanguardia in grado di garantire interventi minimamente invasivi. Vitangelo Dattoli, direttore sanitario dell’ospedale, è fiero dei risultati: «Il primato del nostro ospedale conferma quanto sia fondamentale coniugare l’innovazione tecnologica con l’elevato valore professionale del personale. La chirurgia robotica rappresenta uno strumento avanzato che, integrato con le competenze cliniche e con un’organizzazione sanitaria solida, consente di affrontare in modo sempre più efficace patologie complesse, mettendo sempre al centro la sicurezza e la salute del paziente».













