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Foto di Maddalena Petrosino - Styling Claudia Scutti, Mua & Hair Fulvia Tellone per Simone Belli, Agency Press Gianni Galli the rumors, Outfit Giorgio Armani
Brava, bella, simpatica e intelligente. I pareri sono unanimi quando si parla di lei. Sguardo magnetico - «merito delle borse sotto agli occhi» - e sorriso che conquista con una dose di autoironia invidiabile. Una che si entusiasma quando per strada qualcuno l’apostrofa con “cagna maledetta”, retaggio del suo amatissimo ruolo nella serie culto Boris, dove interpreta l’attrice Corinna Negri, raccomandata e incapace. «Mi porta fortuna».
Carolina Crescentini è in un momento di grazia.
Dopo vent’anni di onorata carriera arriva il successo su Netflix con Mrs Playmen, dove interpreta una donna caparbia e pioniera, e dal 29 gennaio torna sul grande schermo con il film di Gabriele Muccino, Le cose non dette, protagonista insieme a Claudio Santamaria, Miriam Leone e Stefano Accorsi.


Carolina Crescentini è nelle sale dal 29 gennaio nel road movie di Gabriele Muccino Le cose non dette, con Stefano Accorsi, Claudio Santamaria e Miriam Leone. La storia gira attorno a un viaggio di due coppie in Marocco che dovranno fare i conti proprio con tutto quello che non sono mai riusciti a raccontarsi.
La storia, ispirata dal libro Siracusa di Delia Ephron (anche sceneggiatrice di C’è posta per te) racconta di due coppie di amici in un viaggio in Marocco. Un film sulle relazioni familiari, tema molto caro al regista.
Partiamo dalla fine. Anna, il suo personaggio nel film che madre è?
«Paranoica, ossessiva. Un personaggio complicato. Possiamo dire una “mamma elicottero” in continua ansia per la figlia, per i giudizi degli altri. Anticipa gli eventuali problemi. Il suo è anche un ruolo sociale».
Una donna infelice che riversa sulla figlia le sue ispirazioni fallite in precedenza.
«Esattamente. Una donna che alla fine non ha amore per sé stessa ed è infelice. Una narcisista che cerca nella figlia il suo valore. Tra l’altro la figlia, Vittoria - anche la scelta del nome non è casuale - si vergogna della madre, ha 13 anni ma viene trattata come una bambina».
Un personaggio molto lontano da lei. Soprattutto nella relazione di coppia.
«Molto. Nel film si parla anche di tradimenti. Io non potrei mai. Ma proprio per attitudine. Nell’amore mi ci voglio perdere. Sempre senza rinunciare ai fondamentali: la mia libertà, il lavoro, gli amici».
Suo marito, il cantante Francesco Motta, le ha fatto la proposta di matrimonio in ginocchio. È stato amore a prima vista?
«Siamo insieme da otto anni. Ci siamo incrociati in una radio: io uscivo, lui entrava. Mi ha incuriosito subito. Ci siamo scritti per tanto tempo prima di un vero appuntamento. Ho bisogno di fidarmi prima di affidarmi. Ci siamo riconosciuti. Ci sentiamo fortunati».


Carolina Crescentini è sposata dal 2019 con Motta, nome d’arte del cantante Francesco Motta (foto di Maddalena Petrosino)
Francesco Motta ha delle groupies fedeli. È gelosa?
«Le capisco – ride – ma non sono gelosa. Non ho mai controllato un cellulare. Come ho detto prima, se mi fido il resto non conta».
Torniamo al cinema. Mi dica due registi (Muccino non vale) che per lei fanno la differenza.
«David Lynch e Paolo Sorrentino, con cui sogno di lavorare».
Due registi che hanno a che fare con i sogni (o incubi nel caso di Lynch). Mentre Paolo Sorrentino non ha mai nascosto il suo amore per Fellini, il maestro dei sogni. È un caso?
«Forse no. Sono ossessionata dai sogni. Cerco i significati… Ed è buffo perché soffro d’insonnia e sognare per me non è così facile. Mi addormento ma poi mi sveglio più volte nella notte, fin da piccolina».
Un italiano su quattro soffre di disturbi del sonno. Quali sono i suoi rimedi?
«Al momento sempre e solo naturali. Melatonina. Bagni caldi. Potessi, io vivrei nella vasca da bagno. Olii essenziali, immersa nell’acqua calda, leggo, ascolto i podcast, un bellissimo tempo sospeso».
A proposito di tempo sospeso, durante il Covid con suo marito vi siete trasferiti in campagna.
«Abbiamo trovato una casa nel parco di Veio. Un posto stupendo. Mi sentivo Licia Colò. Avevamo una grande vetrata, vedevo i cavalli… Mi pigliavano tutti in giro perché compravo 25 chili di carote alla volta. Stavamo benissimo. La vita di una volta. Ci dovevamo fermare un mese e invece ce ne siamo andati dopo sei… Poi c’erano gli antenati che mi venivano a salutare».
In che senso?
«Si dice che quando un volatile ti viene vicino è un parente che ti viene a trovare. L’idea che gli uccelli siano antenati che ci parlano è un’interpretazione simbolica e spirituale. Una mattina è arrivato un uccellino vicino a me. Sarà stata forse mia zia? Mi sono emozionata».
Siete sempre stati soli o avete ricevuto visite?
«Quando il Covid è diventato meno restrittivo venivano gli amici a trovarci. Ma eravamo molto severi. Dovevano fermarsi alla farmacia del paese e fare il tampone. Se negativo si aveva l’accesso alla casa. Non si scherza con la salute. Facevamo questi pranzi e cene infinite. Musica e cibo».
Lei cucina?
«Mi piace molto cucinare. Mi rilassa. Ho un istinto accudente».
Le piace anche viaggiare.
«Moltissimo. Con Francesco ci organizziamo i viaggi da soli. Siamo empatici e ci piace frequentare e vivere le persone del luogo. Abbiamo ricordi bellissimi legati agli incontri fatti. Ricordo ancora in Messico le parole di Manuel: “La felicità è la natura”. Il prossimo viaggio in cima alla lista da un po’ è l’Islanda. Acqua, terra e fuoco».
E quando non riesce a viaggiare?
«Leggo tantissimo. Leggere ti permette di viaggiare anche stando a casa».
Si allena anche con una certa frequenza.
«Mi stupisco da sola. Potendo vado in palestra la mattina (per chi soffre d’insonnia, meglio evitare la palestra la sera), per me è una fonte di scarico notevole. Faccio circuiti funzionali e ripetizione di più serie combinate. La mia testa stacca. Raggiungo lo stesso risultato di quando facevo yoga o meditazione».
Durante la serie Mare fuori il suo personaggio, Paola Vinci, la direttrice del carcere minorile di Napoli, era claudicante e questo le ha procurato un problema all’anca.
«È stata anche una sfida fisica. Quella camminata l’ho creata io. Per rimediare al dolore le ho provate tutte. Ma l’unica cosa che ha fatto veramente bene al mio bacino è stato il gyrotonic».
Mare fuori è stato un vero caso e non solo televisivo.
«Un’esperienza incredibile che ha sollevato un tema importante come quello del carcere minorile. Un luogo che dovrebbe essere di passaggio e di trasformazione».
È molto legata al suo lavoro, lo ama e lo rispetta. Anche la sua relazione privata è un lavoro?
«Con Francesco mi diverto tanto e mi sento al sicuro. Sì, è un lavoro portare avanti una relazione, però è un bellissimo lavoro e sono felice di lavorare insieme a lui».











