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Ll filosofo francese Cartesio (1596-1650) considerava gli animali delle macchine. Macchine complesse, ma prive di pensiero. Secondo il padre del razionalismo moderno, infatti, agli animali mancherebbe la res cogitans, la sostanza immateriale di cui è fatto il pensiero, che distingue gli esseri umani.
Un secolo dopo, un altro grande filosofo, il tedesco Arthur Schopenhauer, in polemica (era una sua specialità) con le affermazioni di Cartesio, affermava che negare l’intelligenza agli animali fosse un segno di ottusità e arroganza. Invitava invece a riconoscere l’intelligenza come capacità di adattamento, memoria e sensibilità. Una concezione più simile a ciò che mostrano le moderne scienze cognitive e la neuroetologia. Ma anche i proprietari di un animale domestico potrebbero confutare il filosofo francese, portando esempi dalla vita quotidiana del loro cane o del loro gatto.
L’esperimento degli influencer
L’argomento delle capacità intellettive degli animali è stato affrontato recentemente dalla rivista statunitense Popular Science. Lo spunto è un test d’intelligenza casalingo, che spopola sul social network TikTok: il wall test (test del muro). Si tratta di sollevare il proprio cane o gatto, avvicinarlo con il muso al muro e verificare se stende le zampe per proteggersi. Chi lo fa sarebbe più intelligente.
Secondo il professore della turca Afyon Kocatepe University Murat Akosman, il test del muro non ha molto senso, come ha spiegato al giornale americano: «In quanto professionisti veterinari, è nostro dovere chiarire che questa manovra non è una misura della cognizione canina, ma è in realtà un test neurologico fondamentale, noto come test di posizionamento visivo e tattile».
Il movimento della zampa non sarebbe una risposta consapevole, ma un riflesso automatico, simile a quello che si osserva nel cosiddetto “riflesso del paracadute”, la risposta motoria involontaria con cui i bambini anche inferiori a un anno d’età stendono le braccia quando cadono in avanti.
Elefanti e polpi sorprendenti
La difficoltà di definire che cosa sia l’intelligenza negli animali e come sia misurabile resta. Anche se, a quanto affermano gli scienziati, il problema non andrebbe posto in questo modo. Gli studiosi, infatti, sostengono che non esiste una forma unica di intelligenza animale. Memoria, apprendimento, orientamento spaziale, capacità sociali, capacità di comunicare e di risolvere problemi sono competenze differenti che possono svilupparsi in modo indipendente e con diversa intensità nelle varie specie.
Gli elefanti, per esempio, possiedono una straordinaria memoria spaziale e sociale; alcuni uccelli sono in grado di ricordare migliaia di nascondigli in cui hanno depositato del cibo; polpi, corvi e primati utilizzano strumenti e risolvono problemi che richiedono un certo grado di capacità computazionale e logica. Una ricerca del 2022 dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Bonn, in Germania, ha mostrato che alcuni pesci (razze d’acqua dolce e ciclidi africani) dopo un periodo di addestramento sono capaci di fare addizioni e sottrazioni.
Un Fido plusdotato?
Con migliaia di anni di domesticazione (fin dal Paleolitico) e di addestramento ai più diversi compiti, il cane è considerato un campione di intelligenza animale.
Un interessante studio sulle capacità cognitive del cane è quello condotto dai ricercatori del dipartimento di Etologia dell’Università ungherese Elte di Budapest. Lo studio ha mostrato che alcuni esemplari, definiti dagli etologi Gifted word learner, cioè dotati di capacità di apprendere parole, sono in grado di imparare nomi di oggetti solo dall’ascolto di conversazioni in cui gli oggetti vengono citati. Pubblicato dalla autorevole rivista scientifica Science, lo studio ha avuto una notevole risonanza, perché ciò di cui si sono mostrati capaci questi animali è un processo socio-cognitivo alla base dell’apprendimento linguistico: gli esseri umani lo sviluppano verso i 18 mesi di età.
«Gli animali hanno dei sistemi per comunicare tra loro, ma il linguaggio è qualcosa che è presente solo nell’uomo e la scienza non è ancora stata in grado di spiegare come si sia evoluto», dice Claudia Fugazza, ricercatrice dell’Elte di Budapest, tra gli autori dello studio. «Una capacità così complessa non si evolve con la comparsa a un certo punto di una mutazione genetica. Lo studio di come alcuni componenti, diciamo alcuni “mattoncini”, che contribuiscono a formare la facoltà del linguaggio siano posseduti anche da altre specie ci può dare un’idea di cosa sia una prerogativa esclusivamente umana e cosa sia invece condiviso con le altre specie. E ci dà qualche idea in più su come il linguaggio si è evoluto».
Si può definire intelligenza questa capacità di imparare nomi ascoltando conversazioni? «Parlare di intelligenza in generale ha poco senso», dice ancora Fugazza, «meglio parlare di capacità cognitive. Io non me la sento neppure di dire che quei cani sono più intelligenti degli altri. Come scienziata non mi piace proprio usare quella parola. Alcuni cani hanno questa sorprendente capacità di apprendere le parole, ma non è detto che siano migliori in altre capacità cognitive».













