Da milioni di anni gli animali si curano da soli. Non hanno farmacie né manuali di istruzioni, ma hanno sviluppato un repertorio di comportamenti che funziona come una sorta di armadietto naturale dei medicinali. Gli scimpanzé ingoiano foglie intere per liberarsi dai parassiti, i bruchi della farfalla monarca scelgono piante tossiche per proteggere i propri figli, gli uccelli cercano resine con proprietà antimicrobiche per disinfettare il nido.

Un mondo, una salute

Donano il sangue anche i cani e i gatti

Donano il sangue anche i cani e i gatti
Donano il sangue anche i cani e i gatti

L’automedicazione non è un’eccezione: è un tratto diffuso nel regno animale, un insieme di soluzioni nate dall’evoluzione che permette a ogni specie di fronteggiare batteri, virus, vermi o insetti molesti. Di seguito alcuni esempi emblematici che compaiono nel libro Medici per natura (Bollati Boringhieri) del biologo evoluzionista Jaap de Roode. Come ricorda l’autore, «molti animali condividono la nostra capacità di curarsi da soli».

Gatti: mangiare erba per proteggersi
I gatti adottano due forme diverse di cura. La prima riguarda l’ingestione di erba comune. «Attraverso migliaia di osservazioni si è scoperto che il 90% dei proprietari aveva visto il proprio gatto mangiare erba», secondo gli studi citati nel libro. «I gatti che mostravano segni di malattia prima di mangiare l’erba erano pochissimi, ma circa il 30% vomitava dopo averla mangiata».
È un comportamento fisiologico, probabilmente ereditato dagli antenati carnivori, che serve sia a espellere i parassiti intestinali sia a liberarsi di ciò che disturba lo stomaco.
La seconda strategia, affascinante e molto studiata negli ultimi anni, riguarda l’erba gatta e la Actinidia polygama. In questo caso i gatti non mangiano le foglie, ma le mordono e le leccano per romperle: così le piante rilasciano grandi quantità di iridoidi, composti chimici che respingono le zanzare.
«Le foglie danneggiate sprigionavano fino a dieci o venti volte più iridoidi rispetto a quelle non danneggiate», mostrano gli esperimenti descritti nel libro. «Un aspetto interessante è che quando venivano esposti a questa miscela di iridoidi i gatti si strofinavano e si rotolavano per un tempo ancor più lungo rispetto a quando si trovavano esposti al solo nepetalattone. E – cosa importante – la miscela chimica delle piante danneggiate respingeva anche molto di più le zanzare».

Cani: la purga ereditata dai lupi
Anche i cani mangiano erba, ma in modo diverso dagli erbivori: non la masticano, la ingoiano in fili interi. Le osservazioni raccolte nel libro di Jaap de Roode mostrano che il motivo non è nutrizionale: i cani non digeriscono la cellulosa. Le ragioni evolutive sono altre. Come i lupi da cui discendono, i cani ingeriscono erba per trascinare fuori dall’intestino vermi e parassiti, secondo un comportamento presente in oltre cento specie di carnivori. «I carnivori ingoiano grossi bocconi di graminacee, o persino fili d’erba completamente intatti, talvolta in grandi fasci, anziché morderne piccoli pezzi e masticarli per favorire la digestione», spiega l’autore. «Quindi, con l’aumentare delle nostre conoscenze sulle abitudini alimentari dei carnivori, sembra profilarsi la possibilità che l’ingestione di erba nei cani sia un comportamento che hanno ereditato dai loro antenati lupi, i quali vi ricorrevano per espellere i parassiti dall’intestino». In molti casi, l’erba provoca anche vomito.

Oranghi: un unguento contro i dolori
Gli oranghi del Borneo sono protagonisti di uno degli esempi più sorprendenti. Quando soffrono di dolori articolari o muscolari, masticano foglie di piante medicinali, trasformandole in una pasta ricca di composti attivi, e poi la spalmano sulle braccia o sulle parti dolenti. Si tratta di veri e propri unguenti naturali, creati sul momento. Gli oranghi non ingeriscono la miscela: la usano come topico, in modo simile alle nostre creme analgesiche. È una forma di autocura che richiede attenzione, scelta accurata della pianta e applicazione solo sulla zona necessaria.

Babbuini: bacche contro i parassiti
I babbuini che vivono in aree ad alto rischio di schistosomiasis, malattia tropicale causata da vermi parassiti, modulano la loro dieta in modo strategico, aumentando il consumo di bacche contenenti sostanze tossiche quando il rischio d’infezione è più elevato. De Roode descrive questi comportamenti come esempi di prevenzione naturale: «Profilassi animale: gli animali consumano sostanze che riducono la probabilità di contrarre un’infezione prima ancora che l’infezione avvenga».

Pecore e capre: le piante per combattere i vermi
Molti ungulati, come pecore e capre, selezionano deliberatamente piante ricche di tannini quando sono infestati da vermi intestinali. Secondo il libro, «attraverso vari studi sul campo è emerso che pecore e capre cambiano dieta quando sono infestate da vermi: scelgono piante dall’alto contenuto di tannini, che riducono la fertilità dei parassiti».