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Dinanzi al blu dei mari e dei laghi, dinanzi al verde di un bosco e delle montagne, la sofferenza si fa più tenue. In una ricerca del 1984 era stato provato che i pazienti in fase di recupero dopo un intervento chirurgico prendevano meno analgesici e lasciavano prima l’ospedale quando avevano una finestra con vista sugli alberi e non su un muro di mattoni. Risultati simili erano stati riportati in altri lavori. Ora un team di ricercatori dell’Università di Vienna ha misurato con la risonanza magnetica funzionale che cosa succede nel cervello, se agli stimoli dolorosi si abbina la visione di uno scenario naturale. E la conclusione (pubblicata a marzo scorso sulla rivista scientifica Nature Communication) è che il solo contemplare una distesa d’acqua o le mille sfumature di verde è in grado di ridurre la percezione del dolore acuto.
I 49 partecipanti, tutti in buona salute, sono stati sottoposti a scosse elettriche. Ebbene, le risposte cerebrali agli stimoli dolorosi diminuivano quando i volontari guardavano paesaggi sullo schermo più che foto di città. Dinanzi alla natura, risultavano meno attivate alcune aree (talamo, corteccia somatosensoriale secondaria e insula posteriore) connesse all’elaborazione del dolore.
«Questi risultati dimostrano che l’esposizione virtuale alla natura consente effetti analgesici autentici», scrivono gli scienziati, ampliando la nostra comprensione di come la natura possa essere utilizzata come complemento al trattamento non farmacologico del dolore. Il fatto che questo effetto analgesico possa essere ottenuto con un’esposizione virtuale alla natura, facile da somministrare, ha importanti implicazioni pratiche».
In altre parole, una persona che non sta bene avrebbe benefici dal vedere mare e montagne, dal vivo o su uno schermo.
I video per i piccoli pazienti
«Il risultato è dovuto a una reale riduzione degli stimoli che il cervello riceve quando ci si fa male», spiega Fabio Intelligente, anestesista e specialista in terapia del dolore di Humanitas Medical Care. «Gli effetti rilassanti e antidolorifici dell’esposizione agli scenari naturali sono già ben dimostrati anche nella popolazione pediatrica. Recentemente sono stati testati degli schermi che diffondono video di natura su bambini sottoposti a piccole procedure chirurgiche e si è assistito a una riduzione dell’ansia e della paura nei piccoli pazienti. L’innalzamento della soglia di tolleranza al dolore è stato tale da consentire ai medici di diminuire il dosaggio degli anestetici».
È un filone di ricerca in espansione. «Finora si è visto che contemplare paesaggi naturali è utile soprattutto per trattare il dolore acuto, che provoca un’attivazione immediata del sistema nervoso», continua l’esperto. «Invece nel dolore cronico, che potremmo paragonare a un allarme che continua a suonare senza dar tregua, la sola visione non basta per attenuare il disagio. In questi casi, va abbinata un’attività comportamentale, come una passeggiata o l’esercizio fisico, magari in compagnia».
Meno stress se guardi l’acqua
Il benessere è anche mentale. Già nel 2019, in una revisione di studi (uscita sull’International Journal of Environmental Research and Public Health), era emerso che la presenza di natura ricreata nelle stanze grazie ai dispositivi digitali contribuisce a ridurre i livelli di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress, aumentando la capacità di concentrazione e la resistenza alla fatica.
Se si esce dall’ambito della medicina del dolore, non mancano le prove scientifiche dei benefici del mare, ma anche di laghi e grandi o piccoli corsi d’acqua, sull’umore e su alcuni parametri fisiologici importanti, come la pressione sanguigna.
Una meta-analisi di ben 50 studi (pubblicata sull’International Journal of Environmental Research and Public Health) arriva alla conclusione che frequentare ambienti caratterizzati dalla presenza di acqua aiuta a svolgere più attività fisica, con una grande quantità di conseguenze positive che vanno dalla riduzione dell’ansia e della fame nervosa al miglioramento delle funzioni cardiovascolari.
Quali sono i meccanismi che rendono i paesaggi acquatici così “terapeutici”? Un paio di studi (apparsi sul Journal of Environmental Psychology e condotti dall’University of California) hanno dimostrato che guardare l’acqua in movimento e ascoltare il suono che produce può contribuire, già dopo un minuto e 40 secondi, a riequilibrare la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna e ad abbassare i livelli di cortisolo, aumentando il senso di rilassamento. Questi risultati si ottengono perché guardare o, ancora meglio, toccare l’acqua, anche solo con i piedi o le mani, può stimolare il sistema nervoso parasimpatico, la cui attivazione è associata alla riduzione delle tensioni psicofisiche.