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Ci sono gesti antichi che stanno tornando a occupare le giornate: ricamare, lavorare a maglia o all’uncinetto, tessere a telaio, modellare la ceramica, fare origami. È una tendenza veicolata dai social, ma forse, dietro al revival, si nasconde un’esigenza più profonda, di quiete e di concentrazione, per staccare dalla iper connessione e dall’eccesso di stress.
Le cosiddette arti minori vengono spesso relegate sullo scaffale degli hobby femminili. Oggi però sono sempre meno legate al genere e riemergono come strumenti capaci di riconnetterci con il corpo, con il tempo reale e con una dimensione del benessere concreta e accessibile, perché rallentano il ritmo e liberano la mente dall’eccesso di pensieri, riportando in primo piano i talenti individuali e il piacere del fare con le proprie mani.
Il potere delle attività manuali
«Tutte le attività manuali coinvolgono sia facoltà mentali, quali l’attenzione e la concentrazione, sia la sfera del movimento, anche se con intensità e gradi differenti in relazione alla tipologia», spiega Antonella Delle Fave, professoressa di Psicologia generale all’Università degli Studi di Milano. «Questo si traduce in un maggiore coordinamento fra la dimensione fisica e quella cerebrale, che reimparano a dialogare, migliorando l’equilibrio interiore e il benessere generale».
Nel saggio Cucire universi, appena edito da Einaudi, la storica del design Domitilla Dardi mette in discussione una delle distinzioni più radicate della cultura occidentale: quella tra arti “maggiori” e “minori”. Come si è arrivati all’invenzione di questa gerarchia? «Bisogna tornare al Rinascimento, quando si afferma il mito del genio artistico e del primato di pittura, scultura e architettura sulle altre discipline», spiega Dardi. «Si perde così l’idea che a valere più del singolo sia l’opera in sé, viene meno il senso della produzione corale. È una trasformazione che ha inciso profondamente sul nostro modo di pensare la creatività, relegando ai margini tutte quelle pratiche che nascono da un sapere diffuso. E molto spesso anonimo».
Eppure, è proprio in questa dimensione collettiva che si trova una delle chiavi più interessanti per leggere anche il presente. «L’Italia è un Paese unico al mondo perché nei nostri distretti produttivi si sono sempre condivisi i saperi nelle piazze e nelle corti, luoghi di socializzazione e di confronto».
Le dita come organi della mente
Maria Montessori, la pedagogista che per prima scoprì come l’apprendimento passi soprattutto attraverso la manualità diceva: «La mano è lo strumento espressivo dell’umana intelligenza: essa è l’organo della mente».
Lo fa notare Dardi: «Le attività manuali ci consentono di imparare più rapidamente dai nostri errori, ma soprattutto di considerare l’errore stesso come parte del processo di apprendimento. E questo ha un’importanza enorme, specialmente oggi che lo sbaglio viene vissuto come un tabù».
Un altro aspetto centrale riguarda il tipo di intelligenza che viene sollecitata quando si lavora con le mani: «Spesso, quando si inizia una di queste pratiche, si visualizzano i passaggi del piano che poi porterà al risultato. In fondo, molte intelligenze femminili, alle quali in passato sono stati preclusi gli studi, hanno esercitato in altri modi competenze e capacità: nelle mie ricerche ho avuto modo di scoprire che l’organizzazione domestica è in molti modi simile all’ingegneria gestionale, e che tante teoriche hanno esercitato tra le pareti della casa quello che ai loro mariti veniva concesso di fare nelle università, nelle fabbriche e nei laboratori. Così, cambiando prospettiva, anche la casa è stata un fondamentale laboratorio di sperimentazione».
La ripetizione del gesto ha effetti calmanti
C’è poi da considerare anche una dimensione più strettamente legata al benessere, perché il ritmo del gesto, la focalizzazione sul presente e la ripetizione consapevole producono effetti calmanti simili a quelli della meditazione. Non per niente alle Olimpiadi di Tokyo 2020 e di Parigi 2024, il noto tuffatore britannico Tom Daley si è fatto notare per la sua passione per l’uncinetto e il lavoro a maglia, hobby per stemperare le tensione pre-gara.
«Qualche anno fa, un sondaggio britannico (apparso sul British journal of occupational therapy) ha rivelato che dedicarsi a sferruzzare rende più calmi e appagati», spiega il neurofisiopatologo dell’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano Davide Rossi Sebastiano. «Questo dato trova riscontro nella letteratura scientifica, da cui emerge che sferruzzare aumenta il benessere psicologico e diminuisce ansia e stress».
«La riprova che i lavori manuali possano aiutare a conservare l’equilibrio emotivo ce la dà, ancora una volta, la storia: sia durante la Prima che la Seconda guerra mondiale il cucito, la maglia e il ricamo hanno letteralmente salvato la psiche di molti reduci», ricorda Dardi. «Ci sono diverse storie di soldati che sono stati letteralmente salvati da queste pratiche. In alcuni, casi, hanno dato loro anche una fonte di sostentamento economico in una società poco propensa a reintegrarli nel lavoro tradizionale. Senza contare che ogni gesto che fa concentrare sul “qui e ora” è quanto di più prezioso quando si vive un passato doloroso e un futuro ansiogeno».
Non sono tecniche “da donne”
Nella società occidentale, a differenza di quanto è accaduto in Oriente, molte di queste tecniche sono state svalutate perché considerate “da donne”. Ma, come sottolinea la storica del design, si tratta di una trappola culturale che ha finito per penalizzare tutti: «Le vittime di questa impostazione sono stati anche quegli uomini che hanno scelto discipline etichettate come femminili. Gli unici campi che non discriminano le abilità manuali sono quelli delle scienze: in medicina o nell’aerospaziale, per esempio, il cucito è considerato una tecnica ad alta prestazione semplicemente perché consente di ottenere un risultato, e quindi applicarla non desta alcuna attribuzione di genere. Al Jet Propulsion Laboratory della Nasa gran parte delle giunture per le “coperte” che rivestono all’esterno o all’interno le navicelle spaziali vengono realizzare con tecniche di taglio e cucito assimilabili a quelle sartoriali. Infatti, ci si è accorti che le saldature a caldo o con nastri adesivi tecnici erano molto meno resistenti delle cuciture, e anche i tagli erano meno precisi e adattabili alle complessità che prestazioni tecniche di questo livello richiedono. Così è stato approntato un laboratorio ad hoc che dialoga con gli scienziati».
La cultura materiale preziosa nell’era digitale
La cultura materiale, che storicamente è quella più longeva e antica della storia dell’uomo, torna a essere una risorsa preziosa. Non in opposizione al digitale, ma in dialogo con le tecnologie del futuro. «Mente e mano hanno sempre collaborato, si tratta solo di trovare nuove strade», conclude Dardi. «Per questo la tradizione tessile, che è così vicina e sovrapponibile con quella delle scienze computazionali, è un ottimo esempio di collaborazione sinergica tra materiale e immateriale. Con un uncinetto si può fare un cappello, ma anche uno spazio iperbolico; e con un tubolare in pasta si possono ottenere, a seconda dei casi, un timballo, degli gnocchi, ma anche un vaso o un’architettura. Cambiano i materiali e le scale di grandezza, ma il processo tecnico è lo stesso. E sarebbe magnifico imparare a sperimentare con le mani e non solo con i calcoli, come facevamo da bambini».











