Oggi lo chiamiamo “approccio integrato”: una formula per spiegare che la salute dipende dall’interazione fra corpo e ambiente, alimentazione, sonno, emozioni e stili di vita. Nel XII secolo non esistevano né la biologia molecolare né la neuroimmunologia, ma in un piccolo monastero nascosto fra i boschi nella regione della Renania-Palatinato c’era una monaca che già osservava l’essere umano all’interno di questa rete di relazioni.

Ildegarda di Bingen - dal nome della sua città natale, in Germania - non conosceva i meccanismi attraverso cui cervello e corpo comunicano, ma la sua idea di salute era già sorprendentemente unitaria. Ed è proprio questa visione che rende rivoluzionaria, a distanza di quasi nove secoli, la figura della benedettina vissuta fra il 1098 e il 1179. Mistica, musicista, filosofa, studiosa delle piante, degli animali e delle pietre preziose, autrice di scritti sulla natura e sulla cura, è stata canonizzata solo nel 2012 da papa Benedetto XVI.

Una visione integrale
«Ildegarda è nel novero delle prime donne a concepire la salute come equilibrio tra l’uomo e l’ambiente», dice Maria Giuseppina Muzzarelli, storica del Medioevo, già professoressa all’Università di Bologna, che al Pianeta Terra Festival di Lucca, diretto dal neurobiologo vegetale Stefano Mancuso, ha dedicato un incontro alla santa e alle radici storiche della medicina olistica. «La medicina medievale ha ereditato dalla tradizione greco-romana la teoria dei quattro umori - sangue, flegma, bile gialla e bile nera - e l’idea che la salute dipendesse dal loro equilibrio. È tipica della medicina moderna la cesura fra spirito e corpo, mentre per Ildegarda tutto, anche la salute, discende da Dio, il Motore che assicura l’armonia fra l’uomo e il mondo».

Una miniatura raffigurante Ildegarda di Bingen, monaca benedettina vissuta tra il1098 e il 1179
Una miniatura raffigurante Ildegarda di Bingen, monaca benedettina vissuta tra il1098 e il 1179

Una miniatura raffigurante Ildegarda di Bingen, monaca benedettina vissuta tra il1098 e il 1179

Quello che distingue la santa di Bingen è la quantità e la qualità dei risultati delle sue ricerche, racchiuse nel suo capolavoro, la Physica, una sorta di enciclopedia del mondo naturale. «Ildegarda descrive 230 piante erbacee, oltre a numerosi alberi e altri elementi naturali, ne considera caratteristiche, habitat, preparazione e possibili utilizzi, suggerisce gli abbinamenti e consiglia la formulazione migliore per assumere i preparati, sotto forma di polveri, puree, vini medicati», continua Muzzarelli. «Parla anche di dosi in maniera piuttosto precisa, e questo approccio si avvicina molto al metodo scientifico».

Anche il paziente, nelle descrizioni di Ildegarda, non è un caso astratto: per la definizione della terapia contano età, sesso, peso, costituzione. L’osservazione dell’urina e delle pulsazioni appartiene alle pratiche mediche medievali, così come l’attenzione al corpo femminile e ai suoi disturbi. E persino il sonno viene studiato: se ne valutano la quantità, le alterazioni e le ricadute sul benessere fisico.

Ammalarsi di emozioni
C’è poi una parola che sembra uscita dal vocabolario contemporaneo del benessere: viriditas. «Il termine discende dal latino vir, che significa “forza”, ma richiama anche il verde, il colore della linfa e dell’energia vegetativa. È questa forza che sta alla base della salute, proprio come lo è il buonumore». La viriditas è la forza generativa e vitale della natura, ciò che fa germogliare e crescere, e nella lettura di Ildegarda diventa anche una qualità della salute umana. Da qui deriva anche l’attenzione alle emozioni. «Le passioni negative, come l’accidia, possono spegnere il vigore e far ammalare il corpo, e vanno trattate con le erbe che rallegrano, come per esempio la melissa o la noce moscata, ingrediente dei “biscottini della gioia”», racconta la studiosa. «Anche se Ildegarda lascia intendere che lo stato di melanconia possa sì essere superato per restare in salute, ma sempre a una condizione: “se Dio lo vuole”».

Cicoria e bardana
Fondamentali sono anche le erbe che agiscono sui processi depurativi e sulla digestione, come la cicoria, la bardana e l’assenzio, una delle piante più importanti per regolare la funzione intestinale e sostenere l’organismo. «Ormai sappiamo che cervello, sistema immunitario e microbiota comunicano continuamente e che stress cronico e alimentazione scorretta possono influire su numerose attività fisiologiche», dice l’esperta. «Non significa che Ildegarda conoscesse questi meccanismi: vuol dire che la sua intuizione di fondo, cioè l’impossibilità di separare ciò che accade dentro il corpo da ciò che accade nella mente e intorno a noi, trova oggi nuovi strumenti scientifici che la possono confermare».
Ildegarda morì proprio nel momento in cui in Europa stavano nascendo le università e le facoltà di medicina. «È in questa fase che il sapere ufficiale passa nelle mani degli uomini e vi resterà per secoli», ricorda Muzzarelli. «Fuori dagli atenei, però, le persone continuavano a farsi curare dalle donne, spesso accusate di esercitare abusivamente la pratica medica, in seguito associate alla stregoneria».
La monaca di Bingen attraversa dunque una soglia: da una parte il sapere monastico, nel quale spiritualità, osservazione della natura, alimentazione e cura possono convivere, e dall’altra la progressiva istituzionalizzazione e maschilizzazione della scienza medica. Eppure nelle miniature di Ildegarda, che rappresentano l’uomo al centro dell’universo, compare sempre lei, in basso a sinistra, piccola ma visibile. Come a volerci ricordare: «Io esisto. Sono una donna calata nella mia vita, nel mio sapere. E sono una parte fondamentale del mondo».