Elena Sofia Ricci conosce bene il confine sottile tra la vita frenetica che ci spinge ad andare avanti in maniera sempre più veloce e il nostro corpo che, a volte, ci chiede con forza di fermarci. Attrice tra le più amate al cinema, in televisione e a teatro, dal 12 ottobre è tornata su Rai 1 come protagonista della terza stagione della fiction I casi di Teresa Battaglia, vestendo i panni di una commissaria di polizia e profiler esperta nell’analisi criminale. Il personaggio, tratto dai romanzi di Ilaria Tuti, convive con una fase ancora iniziale dell’Alzheimer e con il diabete.
Ma il tema della salute per l’attrice non appartiene soltanto alla finzione. Nel 2021, un problema sottovalutato alla colonna vertebrale l’ha costretta a fermarsi e a trascorrere un mese in ospedale. È stata un’esperienza che oggi racconta senza nascondere gli errori commessi e che ha trasformato in un messaggio molto preciso: imparare ad ascoltare il proprio corpo e prevenire e curarsi.

Salute e medicina

Cisti sinoviali: cause, sintomi, diagnosi e cure

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Elena Sofia Ricci, come si è documentata per interpretare Teresa Battaglia con le sue patologie?
«Ho due amiche carissime che hanno avuto entrambe la madre malata di Alzheimer. Una è Silvia, con cui sono cresciuta; l’altra è una mia amica di Roma che considero quasi una sorella. Sono stata molto vicina a tutt’e due mentre affrontavano la malattia e, attraverso le loro esperienze e i loro racconti, ho conosciuto da vicino le diverse fasi della malattia, compresa l’aggressività e tutto quello che comporta. È stato qualcosa dalla quale ho attinto molto per interpretare Teresa Battaglia. La patologia del personaggio non è avanzata, ma è forte in lei la consapevolezza di soffrirne e la paura di quello che sarà. In questa serie l’abbiamo vista prendere coscienza del fatto che presto non sarà più la stessa persona e che, progressivamente, potrebbe precludersi la possibilità di vivere esperienze e sentimenti importanti».

E per quanto riguarda il diabete?
«Mia mamma, morta poi per un tumore al pancreas, doveva controllare regolarmente la glicemia. Anche per questo ho avuto modo di conoscere da vicino questo aspetto e di comprendere ancora di più quanto sia importante intervenire prima che il problema si presenti».

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Rivoluzione diabete, arriva l’insulina settimanale

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Che cosa ha amato di più di questa serie?
«Il modo in cui la protagonista racconta l’amore in tutte le sue forme, non soltanto quella romantica.

L'attrice nei panni della commissaria Teresa Battaglia
L'attrice nei panni della commissaria Teresa Battaglia

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Concretamente, la parola prevenzione come si traduce nelle cure che dedica al suo corpo?
«Ci tengo molto a dire che da 27 anni collaboro con la senologa e oncologa Adriana Bonifacino, che, oltre a essere il mio medico, è una delle mie più care amiche. È stata la fondatrice e presidente di IncontraDonna, un’associazione che lavora molto nella lotta contro i tumori del seno e che poi ha esteso il suo impegno a tutti i tumori, sia nelle donne sia negli uomini. Abbiamo portato avanti tante iniziative, come FrecciaRosa, una campagna di prevenzione oncologica. A bordo dei treni vengono offerte informazioni, consulenze mediche e, in alcuni casi, visite senologiche ed ecografie. Personalmente, avendo una certa familiarità con i tumori del colon, perché mio nonno se n’è andato proprio per quello, oltre a tutto quello che riguarda la prevenzione del tumore della mammella, dell’utero e tutte le visite di routine che si devono programmare annualmente, faccio anche la prevenzione per il tumore del colon, prenotando la colonscopia con regolarità».

Finora tutto bene?
«Durante la prima colonscopia mi hanno trovato alcuni polipi, per fortuna benigni. E in un’altra colon mi hanno trovato un polipo che sarebbe potuto degenerare. Da allora lo dico sempre con grande convinzione: il tumore del colon è una di quelle forme che si possono prevenire attraverso controlli adeguati. Mi hanno spiegato che il polipo, prima di trasformarsi eventualmente in un tumore maligno, impiega generalmente diversi anni. Per questo sottoporsi regolarmente ai controlli può davvero fare la differenza e, in alcuni casi, salvarci la vita».

Secondo le linee guida, dai 50 anni si può fare lo screening per la ricerca del sangue occulto e, a discrezione del medico, la colonscopia. Gli italiani però non sono molto attenti…
«A volte si tende a rimandare questi controlli perché vengono considerati fastidiosi o invasivi. Nel caso della colonscopia, l’aspetto più scomodo è soprattutto la preparazione, ma è davvero poca cosa rispetto ai benefici che può offrire. E poi ci sono molti altri esami, altrettanto utili, che non comportano alcun fastidio. Per esempio, l’ecocolordoppler per le carotidi, l’ecografia della tiroide e dell’addome. Gli esami possono dirci se è tutto nella norma o se c’è qualcosa che merita di essere approfondito».

Spesso capita di non fare i controlli perché abbiamo vite troppo frenetiche.
«Conosco bene questa situazione, ma bisogna imparare ad ascoltare i segnali che ci manda il nostro corpo. Io ho rischiato molto. Avevo una cisti sinoviale, all’interno del canale vertebrale, che mi stava paralizzando. Si tratta di una sacca, la mia era di circa due centimetri, quindi importante, piena di liquido che normalmente serve a lubrificare le articolazioni. Mi trovavo sul set dell’ultima serie di Che Dio ci aiuti, piegata in due dal dolore. Ma volevo a tutti i costi portare a termine le riprese. Ho preso cortisone e antidolorifici molto forti, che mi hanno provocato tre ascessi al fegato e ho rischiato davvero di andare al Creatore. Quattro ore dopo aver finito l’ultimo ciak sono stata ricoverata e sono rimasta in ospedale per oltre un mese. Per questo l’invito che rivolgo a tutti è di ascoltare ciò che ci dice il corpo, perché i segnali ce li manda, eccome».

Elena Sofia Ricci nei panni di Suor Angela, protagonista della fiction di Rai 1 \\\"Che Dio ci aiuti\\\"
Elena Sofia Ricci nei panni di Suor Angela, protagonista della fiction di Rai 1 \\\"Che Dio ci aiuti\\\"

Elena Sofia Ricci nei panni di Suor Angela, protagonista della fiction di Rai 1 "Che Dio ci aiuti"

Ha fatto poi l’intervento alla schiena?
«L’intervento è stato eseguito dal grandissimo neurochirurgo Alessandro Frati, che ci tengo a nominare. È intervenuto sulla cisti, alla quale erano attaccate le strutture nervose. Un’operazione molto delicata, perché la formazione ostruiva completamente il passaggio dei nervi nel canale vertebrale. Ha rimosso la massa e il disco intervertebrale, poi ha inserito una gabbia, cioè una struttura in titanio, per mantenerle separate. Infine ha bloccato le due vertebre con due staffe e quattro viti».

E com’è stata la ripresa?
«Appena otto mesi dopo l’intervento, ho debuttato in teatro con La dolce ala della giovinezza di Tennessee Williams. In quello spettacolo, a un certo punto, dovevo buttarmi per terra e caracollare trascinandomi dietro una sedia. Ho invitato il mio neurochirurgo a vedere lo spettacolo e gli ho detto: “Vieni a vedere quanto sei stato bravo”. Io mi buttavo di qua e di là sul palco, mi trascinavo per terra e lui, dopo, mi ha raccontato che in platea era terrorizzato all’idea che potesse succedermi qualcosa. E invece sono stata benissimo. Lui mi ha rimesso proprio al mondo».

Da allora è più attenta alla sua salute?
«Direi proprio di sì. Per esempio, sto molto attenta agli zuccheri e ai picchi glicemici e faccio tanta attività fisica. Del resto, se vogliamo stare bene, dobbiamo prenderci cura di noi stessi. Avevo già fatto una scelta importante nel 1992, quando ho smesso di fumare da un giorno all’altro. Avevo 30 anni. Una mattina mi sono detta: “Ma cos’è questa roba? Perché devo esserne schiava?”. E così ho smesso».

A partire dalla mattina, che tipo di alimentazione segue nella vita di tutti i giorni?
«Premetto che mangio tutto e sono anche una persona che ama sperimentare. Seguo però alcune regole che ormai conosciamo tutti bene. A colazione scelgo il salato invece che il dolce, per evitare i picchi glicemici che dopo poco fanno tornare la fame. Di solito mangio pane tostato con olio d’oliva o avocado, il porridge d’avena, che preparo in casa con semi di lino e di chia, latte di mandorle o senza lattosio, mirtilli, noci, pistacchi e mandorle. A pranzo scelgo verdure e un secondo, mentre i carboidrati li mangio più volentieri la sera: riso o pasta, quello che c’è».

L’attività fisica?
«Da bambina ho studiato danza e dai cinque anni fino ai 19 la facevo praticamente tutti i giorni, prima classica e poi contemporanea. Quando ho cominciato a lavorare, però, ho lasciato, anche se ho continuato a fare attività fisica, tra camminate e personal trainer. Ho amato tantissimo anche lo sci, che ho praticato fino a qualche anno fa, prima dell’intervento alla colonna. Due anni fa ho ripreso a ballare a pieno ritmo. Dopo aver partecipato a Ballando con le stelle come ballerina per una notte, ho conosciuto Moreno Porcu, che è stato campione di balli latino-americani ed è bravissimo. Con lui mi sto divertendo tanto. Lavora molto bene sia con la danza contemporanea sia con salsa e merengue, facciamo un po’ di tutto».

Come cura il viso?
«È il mio strumento di lavoro, quindi cerco di trattarlo con la stessa attenzione con cui un violinista si prende cura del suo violino. Ho sempre fatto attenzione, ma oggi naturalmente ancora di più, perché l’età avanza. Cerco di nutrire e mantenere bene la pelle con creme che applico la mattina e la sera. Faccio anche qualche piccolo trattamento, ma niente di particolare, magari qualche macchinario che stimola un po’ il collagene, cose di questo tipo».

E il corpo?
«Faccio massaggi estetici che abbino al movimento. La cosa importante è la costanza. Mi ricordo che quando avevo 30 anni mi dicevano sempre di curare anche il collo. A quel tempo non ci pensavo perché non avevo bisogno, ora capisco che avevano ragione. E più si va avanti più si devono moltiplicare le attenzioni. Per questo voglio ribadire che invito tutti a fare prevenzione e a non avere paura, perché ci può salvare la vita».