Il tumore al colon-retto è un killer silenzioso. Con quasi 50mila nuovi casi ogni anno è il secondo tumore più diagnosticato in Italia (primo è quello alla mammella). Solo che, in mancanza di controlli adeguati, si scopre troppo tardi: si sviluppa infatti lentamente e in assenza di sintomi. Tanto che la sanità pubblica invita i cittadini over 50 a fare gratuitamente, ogni due anni, il test di primo livello: la ricerca di sangue occulto nelle feci. Se risulta positivo, si fa una colonscopia.
L’importanza della prevenzione è un cavallo di battaglia di Pierpaolo Sileri. Professore di Chirurgia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, direttore dell’unità di Chirurgia colorettale dell’ospedale collegato, viceministro nel governo Conte II, durante la pandemia, e sottosegretario di Stato per la salute con Draghi, Sileri non è solo un’autorità in materia (oltre 250 le pubblicazioni scientifiche), è anche un testimone di quanto la prevenzione sia importante, avendo vissuto in prima persona l’esperienza. Le formazioni anomale della mucosa intestinale che possono evolvere in tumore sono chiamate polipi. Sileri, grazie a uno screening, si è accorto di averne uno che sicuramente sarebbe degenerato.

Professor Sileri, ci racconti la sua esperienza da paziente.
«È stata mia moglie a un certo punto a dirmi: “Fai fare gli esami a tutti ma tu non ti sei controllato”. Allora, dovendo sottopormi anche ad altri esami, ho aggiunto il test del sangue occulto nelle feci, che è risultato positivo. Quindi i colleghi mi hanno fatto la colonscopia e hanno trovato, e asportato, un polipo che all’esame istologico si è rivelato un adenoma. È lo stadio cellulare che precede il carcinoma».

Se fosse rimasto lì?
«Sarebbe diventato un tumore maligno. Magari ci avrebbe messo tre anni ma l’evoluzione è quella: gli adenomi aumentano di volume, le cellule si alterano, la displasia diventa neoplasia e quindi tumore maligno, carcinoma».

Il polipo, una volta diventato tumore, è difficile da curare?
«Il problema è che crescendo il tumore al colon-retto diffonde metastasi ai linfonodi, al fegato e ai polmoni».

Il tumore del colon-retto continua a essere una delle neoplasie più diffuse. E uno studio recente, apparso sulla rivista scientifica The Lancet Oncology, ne segnala un aumento globale anche sotto i 50 anni, età che finora era ritenuta quella in cui si diventa a rischio. Come si spiega questa crescita?
«Sì, stiamo osservando che si sviluppa più precocemente, sotto i 50 anni e in alcuni casi anche sotto i 40. La principale ragione è che sono cambiate le abitudini alimentari. In tutti i Paesi ad alto reddito c’è un consumo eccessivo di carni rosse, bevande zuccherate, cibi ultra-processati. Obesità, alcol e fumo fanno il resto».

Che cosa si può fare per allontanare il rischio?
«Cibo buono e dieta adeguata sono una specie di farmaco. Per l’intestino in particolare va bene una dieta ricca di fibre, che hanno un effetto protettivo. Sono invece da limitare i cibi industriali molto trasformati e raffinati».

Ci sono sintomi a cui prestare attenzione?
«Questa è una neoplasia con un’evoluzione biologica molto lenta. Si forma un piccolo polipo, che poi cresce, cambia aspetto cellulare, fino a trasformarsi in carcinoma: è un processo che impiega diversi anni. Per la maggior parte di questo tempo non dà sintomi. Si può avere un polipo destinato a diventare un carcinoma senza accorgersene, oppure con qualche sintomo vago e diverso a seconda di dove è localizzata la lesione. Il colon è molto lungo. Per esempio, un tumore nel colon destro, quando crescerà, darà dolori addominali, mentre se la lesione è nel retto ci potrà essere un sanguinamento, che può essere erroneamente attribuito a emorroidi. Un sintomo comune è l’anemia, causata dalle piccole perdite ematiche dovute alla lesione, più frequente nei tumori del colon destro».

A che età è importante iniziare gli screening?
«Secondo le linee guida del ministero della Salute, lo screening per la ricerca del sangue occulto va fatto a partire dai 50 anni e rifatto ogni due anni. Ma vedendo che l’età in cui insorge la malattia diminuisce credo che questa soglia si possa abbassare e portare magari almeno a 45 anni. Dall’altra parte bisogna sensibilizzare la popolazione sull’importanza dello screening. Quello per il sangue occulto è un test molto semplice. Poi, a discrezione del medico e a seconda dei sintomi, si può fare una colonscopia».

La colonscopia resta il metodo diagnostico più efficace?
«Sì, consente di visionare l’intero colon, di individuare gli eventuali polipi e se è il caso di asportarli, per esaminarli e vedere se le cellule sono benigne o no».

È doloroso?
«È un esame che si fa con una sedazione ed è del tutto indolore».

E la preparazione?
«Ecco, è semmai un po’ fastidiosa la preparazione, che comporta un po’ di dieta e l’ingestione dei farmaci lassativi».

Per questo molte persone si rifiutano di fare la colonscopia?
«Non credo. I principali motivi per i quali molte persone oggi non fanno la colonscopia sono due: il primo è la paura che si trovi qualcosa. È abbastanza umano, ma anche irrazionale: bisogna spiegare bene che una colonscopia fatta in tempo riduce il rischio di morte. Il secondo motivo è la paura che la sonda possa perforare l’intestino. Ma la perforazione intestinale è un evento improbabile, estremamente raro, si corrono rischi molto maggiori a non sottoporsi all’esame».

Una domanda che ormai è diventata quasi d’obbligo: l’intelligenza artificiale è d’aiuto in questo ambito?
«Molto. A monte, nel lavoro di screening, perché consente di stratificare la popolazione, individuando i soggetti a maggior rischio, per esempio quelli con una familiarità di tumori o con sintomi compatibili con la patologia. Poi nella diagnostica: nelle colonscopie aiuta a individuare le lesioni, riducendo le possibilità d’errore. E anche in sala operatoria, con i sistemi robotici l’intelligenza artificiale aiuta a individuare le strutture anatomiche, “guida la mano del chirurgo”. Tutto questo, aggiunto alla chirurgia mininvasiva e robotica, riduce oggi le complicanze e migliora i risultati clinici, inclusi quelli oncologici».