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Nuove garanzie per gli italiani che decidono di risolvere dolori muscolari e articolari rivolgendosi a un osteopata. Per continuare a esercitare questa professione, i circa 15mila professionisti nel nostro Paese dovranno iscriversi all’Ordine degli osteopati, che valuterà se saranno effettivamente in possesso dei titoli e delle competenze richieste per svolgere l’osteopatia, riconosciuta ufficialmente come professione sanitaria già da otto anni con la Legge 3/2018.
«Il riconoscimento dell’osteopatia come professione sanitaria rappresenta un traguardo storico, non solo per gli osteopati, ma soprattutto per i cittadini, che hanno diritto a trovare in questa disciplina competenze qualificate, formazione adeguata e garanzie di professionalità e sicurezza», commenta Mauro Longobardi, presidente del Registro osteopati italiano (Roi). «Il completamento del percorso normativo segna un passaggio fondamentale verso la piena integrazione dell’osteopatia nel sistema sanitario, con una precisa identità professionale e un ruolo definito nell’ambito della tutela della salute».
Affidarsi a mani esperte
L’osteopatia, termine che deriva dal greco osteon (osso) e pathos (sofferenza), fu fondata nel 1874 da un medico statunitense, Andrew Taylor Still. Vanta milioni di operatori in tutto il mondo e decine di migliaia di studi scientifici che ne certificano l’efficacia sulle disfunzioni dell’apparato muscolo-scheletrico quali mal di schiena, cervicalgia, cefalea di origine tensiva. Si tratta di un insieme di tecniche manuali mirate, indicate a tutte le età e anche alle donne in gravidanza, che contribuiscono a recuperare un’armonia funzionale e una corretta postura.
L’importante è affidarsi a mani esperte. Per questo, l’Ordine degli osteopati vigilerà su ogni iscritto, impedendo l'esercizio abusivo. I pazienti, inoltre, dal punto di vista fiscale, potranno detrarre il costo della prestazione, cosa attualmente non possibile.
Attualmente, per legge (Decreto del Presidente della Repubblica n. 131/2021, l’osteopata è un «professionista sanitario, in possesso di laurea triennale universitaria abilitante o di titolo equipollente e dell’iscrizione all’albo professionale, che svolge, in via autonoma o in collaborazione con altre figure sanitarie, interventi di prevenzione e di mantenimento della salute attraverso il trattamento osteopatico di disfunzioni somatiche non riconducibili a patologie, nell’ambito dell’apparato muscolo-scheletrico».
Lungo iter di riconoscimento
L’ultimo passaggio del lungo iter di riconoscimento della professione avverrà entro sei anni, tempo concesso agli osteopati per sostenere un esame di abilitazione presso gli atenei in cui sono attivi i corsi di laurea in osteopatia. Superato l'esame, il professionista potrà iscriversi all'albo professionale degli osteopati presso l’Ordine.
Dal 14 settembre scorso, intanto, gli osteopati possono iscriversi ai cosiddetti Elenchi speciali a esaurimento, presso le sedi territoriali degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.
«Il Roi continuerà a essere un punto di riferimento per la professione, promuovendo la ricerca scientifica, sostenendo lo sviluppo delle competenze e accompagnando le nuove generazioni di osteopati nella trasmissione di conoscenze, valori ed etica professionale», conclude Longobardi, «perché il riconoscimento istituzionale acquista il suo pieno significato quando si traduce in qualità delle cure, fiducia dei cittadini e responsabilità verso la salute pubblica».









