In compagnia degli animali si potrebbe vivere meglio. Oltre ai noti benefici psicologici dell’interazione con un quattrozampe, gli studi dimostrano che accarezzare un cane o un gatto riduce lo stress e abbassa la pressione arteriosa. Non solo: i bambini che crescono insieme a un pet risultano meno colpiti dalle allergie.
Ora una ricerca internazionale condotta da scienziati italiani e lussemburghesi mette in risalto l’utilità della vicinanza ai cavalli: bastano 15 giorni a contatto con questi animali per ritrovarsi con un microbiota intestinale più ricco di batteri benefici e componenti antinfiammatori. Il microbiota che abita nel nostro colon è la comunità più ricca di microrganismi del nostro corpo, batteri, virus, protozoi e funghi che sono essenziali per la nostra sopravvivenza.

Un mondo, una salute

Ippoterapia, quando il dottore è un cavallo

Ippoterapia, quando il dottore è un cavallo
Ippoterapia, quando il dottore è un cavallo

«Si è sempre saputo che i piccoli crescono più forti e più sani a contatto con la natura e se hanno un amico a quattro zampe», conferma Marco Candela, professore al dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna, che ha coordinato lo studio pubblicato sulla rivista One Health e realizzato insieme all’Università del Lussemburgo nell’ambito del progetto europeo Circles. «Oggi proviamo a capirne i meccanismi e siamo sulla strada giusta per arrivare a una definizione di dosaggio, ovvero quanto e per quanto tempo dobbiamo interagire con gli animali e con la natura per regolare il nostro microbiota».

La ricerca in fattoria
Per il nuovo studio i ricercatori hanno coinvolto dieci bambini tra i nove e i quattordici anni d’età che vivono in città, facendoli interagire liberamente per quindici giorni con i cavalli di una fattoria didattica. Nel contesto di un campo estivo, i piccoli trascorrevano dieci ore al giorno con i quattrozampe, accarezzandoli e giocando insieme a loro. Il risultato? «Le analisi confermano che è migliorata la salute del loro microbiota intestinale, aumentata la diversità microbica e sono emerse nuove componenti probiotiche antinfiammatorie», rimarca Candela.

Mircobiota e microbioma: le differenze

Il primo è una sorta di censimento della popolazione di microrganismi presenti nel nostro organismo, il secondo aggiunge informazioni importanti sulle funzioni di ogni componente. La spiegazione la fornisce Lorenzo Drago, direttore del dipartimento di Medicina di Laboratorio presso MultiMedica a Milano e professore di Microbiologia Clinica presso l'Università degli Studi di Milano, nella trasmissione Lo spazio di BenEssere​​​​​​​, condotta da Agnese Pellegrini su Telenova.

Il microbiota intestinale – l’insieme di microrganismi che a migliaia di miliardi abitano il nostro intestino – ha un ruolo fondamentale per la nostra salute. Oggi sappiamo che, in chi vive in città, la diversità delle popolazioni microbiche è minore rispetto a chi abita nelle aree rurali. Questo fenomeno, noto come “modernizzazione del microbiota”, è associato all’aumento di allergie, asma, obesità, sindromi metaboliche, diabete di tipo 2 e altre malattie infiammatorie, soprattutto nei più piccoli. «Per questo, il nostro obiettivo è stato quello di cercare una soluzione, attraverso una metodologia chiamata “rewilding del microbiota intestinale”, che mira a ripristinare le caratteristiche del microbiota tipiche delle popolazioni rurali attraverso interazioni controllate con ambienti naturali», aggiunge il docente dell’ateneo bolognese.

La nuvola di microrganismi
La ricerca da lui guidata ha evidenziato uno scambio di microbiota tra cavalli e bambini, con meccanismi ancora da chiarire. «Possiamo però dire che ogni essere vivente è circondato da una cosiddetta “nuvola di microrganismi” che si disperde naturalmente nell’ambiente», spiega Candela. «Anche i cavalli hanno questa “microbial cloud” e dalla loro pelle e dalle mucose vengono dispersi e veicolati nell’aria i microrganismi: se un bambino entra in contatto con l’animale, li può acquisire». Ma l’aspetto più sorprendente è che questo processo è selettivo. «Dalle nostre indagini risulta che gli umani acquisiscono soltanto quei microrganismi che possono avere un effetto benefico per la loro salute, e infatti dopo i 15 giorni di interazione con gli equini si è rilevata una maggiore produzione di butirrato (un acido grasso a catena corta con proprietà antinfiammatorie) mentre non sono emerse evidenze di trasmissione di ceppi virulenti o produttori di tossine».

Gli scenari futuri
Da questa scoperta, si aprono scenari affascinanti, come l’idea che interazioni microbiche con ecosistemi naturali e i suoi abitanti possano avere un ruolo chiave nella nostra salute nel suo complesso, «cosa che spiegherebbe la naturale biofilia (intesa come amore per gli ambienti naturali) che caratterizza la nostra specie», prosegue Candela. «Con i nostri studi vogliamo misurare in maniera sistematica e scientifica l’importanza dell’interazione con ecosistemi naturali per arrivare a promuovere una salute integrata tra ambiente, animali e uomo, partendo dalla protezione e dal restauro degli ecosistemi naturali».

Un mondo, una salute

La natura regala salute fisica e psicologica

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Per centrare questo obiettivo, i ricercatori dell’Università di Bologna stanno conducendo una ricerca insieme con gli scout dell’Agesci. «Vengono organizzati campi scuola con permanenza in ambiente forestale senza la presenza di animali», precisa lo studioso. Ma non solo. «Con l’ospedale San Raffaele di Milano, stiamo verificando se questa metodologia può essere efficace per i bambini affetti da diabete di tipo 1, quello autoimmune per intenderci. Facendoli stare nella natura, il loro microbiota potrebbe cambiare, con ripercussioni positive per la loro malattia».