Lento, profondo. Un suono che sembra provenire da un altro tempo. Con le sue melodie pure e sospese, il canto gregoriano ha attraversato i secoli, dall’Alto Medioevo a oggi, come una forma di meditazione in musica, capace secondo gli studi scientifici di allentare la morsa delle tensioni e di silenziare il brusio dei pensieri che affollano la mente.

Una recente revisione condotta all’Università di San Paolo del Brasile, che ha analizzato 149 ricerche dedicate all’impiego di questo tipo di vocalità in ambito sanitario, mostra come le sue peculiarità - ritmica regolare, assenza di polifonia e di armonie complesse, pause di silenzio - lo rendano naturalmente propedeutico al rilassamento. Quello del gregoriano è un andamento sonoro che rasserena e accompagna: una caratteristica che lo avvicina a molte pratiche utilizzate per stemperare ansia e stress, tanto che gli autori della revisione brasiliana collocano il canto gregoriano in un ambito terapeutico “potenzialmente innovativo”, da esplorare in futuro attraverso studi clinici rigorosi e controllati.
In attesa di sviluppi, l’effetto più immediato del gregoriano resta quello che chiunque può sperimentare ascoltandolo e cantandolo: una sensazione di quiete, di rallentamento, di stacco dalle interferenze del quotidiano. Ed è anche alla luce di queste nuove prospettive che a novembre, alla Civica scuola di musica Claudio Abbado di Milano, s’inaugura la nuova Schola Gregoriana. Il progetto didattico sarà aperto anche a un pubblico di non addetti ai lavori e pensato per restituire vitalità a un patrimonio che continua a vivere nelle ricerche musicologiche, nelle esperienze corali e in alcune celebrazioni, e per riscoprire la profondità di una pratica vocale che ha accompagnato per secoli la vita liturgica dell’Occidente cristiano.

Il repertorio ufficiale della liturgia cattolica romana
La notizia nella notizia è che uno dei due docenti, Riccardo Zoia (l’altro è Giovanni Conti), è un medico. All’attività di professore ordinario di Medicina legale presso il dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano affianca quella di direttore di coro e organista alla Civica. È diventato un gregorianista appassionato, con tanto di diploma al Conservatorio di Lugano, da quando, bambino, ricevette in dono il Liber usualis Missae et Officiis, la raccolta ufficiale dei canti gregoriani utilizzati dalla Chiesa cattolica nel rito romano.
«L’idea della Schola Gregoriana nasce dall’aver registrato alla nostra scuola una presenza sempre più nutrita di uditori esterni nei corsi accademici di canto e, dunque, dalla necessità di soddisfare un bisogno, anche non professionistico, di conoscere da vicino il mondo del gregoriano e di farne esperienza diretta», spiega Zoia. «Il gregoriano, che probabilmente prende il nome dai libri sacramentari che facevano riferimento a Papa Gregorio I, detto Magno, pontefice dal 590 al 604, rappresenta l’immenso repertorio di canti della Chiesa ed è una presenza viva nel nostro presente: rimane il canto ufficiale della liturgia cattolica romana, è tuttora coltivato nelle comunità monastiche e in tante altre realtà comunitarie e scientifiche, ed è entrato nell’immaginario collettivo anche grazie a celebri romanzi storici come Il nome della rosa di Umberto Eco, di cui potrebbe ben rappresentare l’ideale commento sonoro».
In senso più tecnico, il gregoriano si differenzia dal canto ambrosiano per le linee più sobrie, lineari e misurate. «È la colonna vertebrale di tutta la musica occidentale, ed è stato la prima forma di scrittura musicale», prosegue Zoia. Nasce dopo la morte di Cristo, ha una derivazione diretta dal canto nelle sinagoghe ebraiche e vanta più di duemila anni di sviluppo e di repertorio. Nell’arco della sua evoluzione, si è via via consolidato come un ponte fra musica e Parola ed è tuttora un’esperienza immersiva che unisce testo, melodia, articolazione e ritmo».

Monodie prive di accompagnamento
Le sue caratteristiche principali sono quelle di essere un canto liturgico privo di accompagnamento strumentale, di tipo monodico (e cioè con le voci o il solista che eseguono la stessa melodia all’unisono), che si modella sulla ritmica naturale del testo fornendone la spiegazione - sempre e solo in latino - e valorizza il ruolo del silenzio, che dà rilievo al passaggio tra un verso e l’altro del salmo. «Il gregoriano», nota Zoia, «insegna a considerare gli echi quando il canto finisce ed educa all’ascolto, trasformandosi così in un efficace esercizio d’attenzione. In una società distratta e assillata dalla ricerca dei pieni, il gregoriano abitua a far tesoro dei vuoti e ad apprezzarne la bellezza».

Non pochi i benefici sui quali sta lavorando la ricerca. «Il canto gregoriano sollecita una profonda presa di coscienza attraverso la stimolazione ciclica generata dall’emissione della voce, fluida e continua: per questo può aiutare a ricalibrare tutti i ritmi del corpo umano - dalle pulsazioni all’attività cerebrale - e a migliorare la postura respiratoria», sottolinea Zoia. E non è tutto: essendo comunque un canto corale, il gregoriano contribuirebbe a ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e ad aumentare la secrezione di specifiche immunoglobuline, anticorpi che proteggono le mucose di naso, bocca e intestino dall’attacco di virus e batteri, come suggerisce uno studio condotto alla Goethe University di Francoforte, in Germania.
Sono proprio questi tratti tipici a suggerire un possibile ruolo indiretto del canto gregoriano nel favorire l’equilibrio e la regolazione delle principali funzioni fisiologiche, trasformandolo in un dispositivo sonoro che lavora in profondità sulla relazione tra respiro, corpo e consapevolezza: il suo tempo scandito, ordinato, e la sua pratica quotidiana, anche solo tramite l’ascolto, potrebbero essere una via per riappropriarsi di quell’armonia, individuale e condivisa, che inizia a latitare nel mondo contemporaneo.

Come iscriversi
I corsi, organizzati presso la Civica Scuola di musica Claudio Abbado di Milano, in collaborazione con l’Associazione internazionale Studi di canto gregoriano, iniziano il 3 novembre. Le lezioni si svolgono il martedì dalle 19 alle 21 e si concluderanno il 25 maggio 2027. Le iscrizioni sono aperte fino all’8 ottobre, ma eventuali richieste tardive potranno essere valutate dai docenti. Per informazioni: a.bisanti@fondazionemilano.eu.