Quando si parla di vaccinazioni, il pensiero corre quasi automaticamente ai bambini, ma anche da adulti è importante recuperare eventuali vaccinazioni mai eseguite e ricordarsi dei richiami previsti nel corso della vita. Il vaccino per la difterite, per esempio, che andrebbe rifatto ogni dieci anni.

Ad agosto, a Palermo, una bambina di quattro anni non vaccinata è morta proprio di difterite, una malattia che ha una mortalità tra il 5 e il 10% nella popolazione adulta e del 20% per i bambini sotto i 5 anni e per gli anziani.
In Italia non si raggiunge per nessuno dei 10 vaccini obbligatori la soglia del 95%, quella che assicura, in base alle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, la protezione anche per chi non può essere vaccinato. Oltre a continuare a consigliare i vaccini per i bambini, vale la pena di ricordare che alcune protezioni acquisite con la vaccinazione possono diminuire con il trascorrere degli anni, mentre l’età, le condizioni di salute, il lavoro, i viaggi o una gravidanza possono modificare il rischio di contrarre determinate infezioni. Esistono poi vaccinazioni che acquistano particolare importanza dopo una certa età, come quelle contro l’Herpes zoster e lo pneumococco.
Prevenire, quindi, non significa soltanto rispettare il calendario vaccinale dei figli. Significa anche consultare il fascicolo sanitario e domandarsi: sono in regola? Ecco alcune risposte alle domande più comuni, con la consulenza di Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano e direttore della scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva all’Università degli Studi di Milano.

Perché vaccinarsi anche da grandi?
Può essere necessario ripetere un vaccino già fatto, perché la memoria del sistema immunitario può ridursi negli anni. Per alcune vaccinazioni il ciclo garantisce una protezione molto duratura, per altre sono previsti richiami periodici.
Inoltre, una persona adulta può non essere stata vaccinata durante l’infanzia contro una determinata malattia oppure non avere completato il ciclo previsto. I calendari vaccinali sono cambiati nel tempo: chi oggi ha cinquanta o sessant’anni è cresciuto con programmi di prevenzione differenti da quelli delle nuove generazioni. Per questo la strategia migliore è ricostruire con il medico o con il centro vaccinale la propria situazione.

Quali vaccini bisogna rifare ogni dieci anni?
Il richiamo viene facilmente dimenticato una volta terminata l’età scolastica. Dai 19 anni in su è raccomandato un richiamo ogni dieci anni contro difterite, tetano e pertosse (utilizzando il vaccino combinato dTpa per adulti). Non riguarda quindi soltanto il tetano, come spesso si pensa.
La difterite è un’infezione batterica che può interessare soprattutto le prime vie respiratorie e produrre una tossina capace di provocare complicanze anche molto serie. Purtroppo, ad agosto 2026, è morta di difterite a Palermo una bambina di quattro anni che non era stata vaccinata.
Il tetano, invece, non si trasmette da persona a persona: le spore del batterio possono penetrare nell’organismo attraverso ferite contaminate. La pertosse, infine, non è esclusivamente una malattia infantile e negli adulti può diventare anche un veicolo di contagio per i più piccoli.

Non ricordo quali vaccini ho fatto: devo ricominciare da capo?
Non necessariamente. Il primo passo è cercare la documentazione disponibile: certificato vaccinale, fascicolo sanitario elettronico o registrazioni presenti presso i servizi sanitari. In base al tipo di vaccinazione e alla storia personale, il medico potrà stabilire se occorra completare un ciclo, effettuare un richiamo o verificare in altro modo lo stato immunitario.

Morbillo, parotite e rosolia riguardano anche gli adulti?
Sì. Essere adulti non mette automaticamente al riparo dalle cosiddette malattie esantematiche e alcune possono avere conseguenze importanti. Per morbillo, parotite e rosolia è opportuno verificare la propria situazione se non si è certi di avere ricevuto le dosi previste o di essere immune perché si è avuta la malattia.
Il morbillo, in particolare, è estremamente contagioso e non va considerato una semplice malattia accompagnata da febbre e macchie sulla pelle: può causare complicanze respiratorie e neurologiche. Proteggere la popolazione suscettibile riduce inoltre la circolazione del virus e contribuisce alla tutela delle persone più fragili.

E per la varicella?
Dopo la varicella contratta da bambini, il virus può rimanere silenzioso nei gangli nervosi per decenni. Se si riattiva, provoca l’herpes zoster, più conosciuto come fuoco di Sant’Antonio. Il problema non è soltanto l’eruzione cutanea: in alcuni casi il dolore può continuare a lungo anche dopo la scomparsa delle lesioni, dando origine alla nevralgia post-erpetica.

Con l’avanzare dell’età il rischio di riattivazione del virus aumenta. Nel calendario nazionale italiano la vaccinazione anti-herpes zoster è offerta attivamente ai 65enni ed è prevista anche per determinate categorie a rischio a partire da età più giovani. A pagamento si può fare dai 50 in su.

Perché vaccinarsi contro lo pneumococco?
Lo Streptococcus pneumoniae, o pneumococco, può provocare infezioni come polmoniti e meningiti. Il calendario vaccinale nazionale prevede l’offerta della vaccinazione antipneumococcica ai 65enni (ma può essere indicata prima di questa età in presenza di specifiche condizioni di rischio).

Che cosa deve sapere una donna che desidera una gravidanza?
In particolare è importante verificare la protezione nei confronti di rosolia e varicella, infezioni che, se contratte durante la gravidanza, possono comportare rischi per il feto.

Prima di partire per un viaggio all’estero?
Per alcuni Paesi possono essere previste vaccinazioni specifiche. Il consiglio è quindi di informarsi con anticipo di quattro-sei settimane.