Campioni olimpici non ci s’improvvisa. Tanto meno nei 100 metri, la regina delle gare, dove in una manciata di secondi si concentrano anni di allenamenti, sacrifici, tentativi. Ma dietro ai grandi risultati non c’è solo il lavoro in palestra e in pista e la ricerca della perfezione nel gesto atletico: la pratica e la medicina sportiva hanno dimostrato che le prestazioni dipendono altrettanto dalla capacità di recuperare, di rimettere in sesto il fisico stremato dagli sforzi.

Sport, come riprendersi dagli infortuni

Fabio Verdoni, responsabile dell'unità operativa di Ortopedia Pediatrica all’ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano, illustra le terapie fisiche e riabilitative utili dopo un trauma muscolare o articolare dovuto all’attività fisica nel programma di Telenova Lo spazio di BenEssere, condotto da Agnese Pellegrini.

Marcell Jacobs, l’italiano più veloce di sempre, classe 1994, oro a Tokyo nel 2020 con 9 secondi e 80 centesimi, al recupero e al benessere psicofisico dedica l’impegno di chi vuole arrivare a dire ancora la sua al prossimo impegno olimpico, Los Angeles 2028. Ma non solo: ha deciso di aprire un centro specializzato, il Jacobs Center, in cui i nuovi metodi per tornare al 100% della forma sono disponibili anche per gli altri sportivi. Lo ha aperto nel maggio scorso, a Desenzano del Garda, in collaborazione con Starpool, azienda della Val di Fiemme specializzata in tecnologie per il benessere. È dell’azienda trentina, per esempio, il brevetto delle Zerobody Dry Float, vasche per il galleggiamento asciutto (possibile grazie a una membrana con 400 litri d’acqua che avvolge e sostiene il corpo) utilizzate anche dagli atleti delle squadre professionistiche americane di football e pallacanestro.

Marcell Jacobs nella Zerobody Cryo
Marcell Jacobs nella Zerobody Cryo

Marcell Jacobs nella Zerobody Cryo

Nel Recovery lab del Jacobs Center i preparatori atletici utilizzano le tecnologie nell’ambito di programmi studiati per la preparazione all’attività fisica, per i giorni di recupero e in caso di infortunio. Com’è stato ideato e cosa offre il centro ce lo siamo fatti raccontare direttamente dal campione.

Marcell Jacobs, com’è nata l’idea del centro?
«È un’idea che mi ha accompagnato fin da ragazzino quando ho cominciato a fare sport agonistico. Sono cresciuto a Desenzano con mia madre e i diversi professionisti a cui dovevamo a rivolgerci per l’allenamento, il recupero e il benessere spesso si trovavano lontano da casa. Nella mia carriera mi sono poi confrontato con professionisti, metodologie e tecnologie di altissimo livello in tutto il mondo, il Jacobs Center nasce dal desiderio di avere nello stesso luogo tutto ciò che è necessario per una buona performance sportiva. E ho pensato che sarebbe stato bello mettere questa esperienza anche a disposizione di altri».

A Desenzano c’è già la Jacobs Sport Academy: le due entità sono collegate?

«Sì, sono strettamente collegate. La Jacobs Sport Academy, fondata nel 2022, si occupa per lo più della crescita sportiva e formativa dei giovani atleti. Ma le due realtà condividono la stessa filosofia: mettere la persona al centro del percorso e creare un ambiente in cui si possa esprimere il proprio potenziale».

Quanto è importante il recupero per un atleta?
«È fondamentale. È durante il recupero che il corpo assimila gli stimoli, si rigenera e diventa più forte. La qualità del recupero può fare la differenza tra riuscire ad allenarsi con continuità o essere costretti a rallentare. Per un atleta di alto livello, recuperare bene significa ridurre il rischio di infortuni, mantenere elevati standard di prestazione e anche allungare la carriera sportiva».

Quali trattamenti e apparecchiature specifiche offre il Jacobs Center?
«È stato pensato come una struttura multidisciplinare in cui allenamento, recupero e benessere convivono in un unico ecosistema. Offriamo spazi dedicati alla preparazione fisica, alla valutazione della performance, alla riabilitazione e, come dicevo, soprattutto al recupero. Abbiamo selezionato tecnologie che rappresentano l’eccellenza in più àmbiti, come le Zerobody Dry Float, o le Zerobody Cryo per la terapia del freddo, che riduce i dolori muscolari e articolari, oppure i sistemi fotobiomodulazione, basati sull’emissione di energia luminosa a basse frequenze. Tutti strumenti che favoriscono il recupero in modo non invasivo. E ho portato nel Jacobs Center una visione moderna e olistica della preparazione atletica, che mette insieme la tecnologia e l’elemento umano, psicologico».

Il Jacobs Center è frequentato anche da non atleti?
«È aperto a tutti. Nasce dall’esperienza dello sport di alto livello, ma molte delle tecnologie e dei percorsi che utilizziamo possono essere estremamente utili a chiunque voglia migliorare il proprio benessere, recuperare meglio dalle attività quotidiane, ridurre lo stress o semplicemente prendersi cura della salute. La nostra missione è rendere accessibili a tutti strumenti e competenze che fino a pochi anni fa erano riservati agli atleti professionisti».

Nella sua esperienza quali sono i metodi più efficaci per recuperare dopo gare e allenamenti?
«Non esiste una formula universale. Il recupero più efficace nasce dalla combinazione di diversi fattori: sonno di qualità, corretta alimentazione, idratazione, gestione dello stress e trattamenti specifici. Personalmente cerco sempre soluzioni che permettano al corpo di recuperare senza aggiungere ulteriore stress. Per questo mi servo di strumenti come la Zerobody Dry Float, che favorisce un profondo rilassamento muscolare e mentale, e la fotobiomodulazione, che può supportare i processi di rigenerazione dei tessuti. Il sistema nervoso ha bisogno di recuperare tanto quanto i muscoli. Quando riesci a recuperare sia fisicamente sia mentalmente, la qualità degli allenamenti cambia».

Ha citato l’alimentazione: che tipo di dieta segue?
«Seguo un’alimentazione molto curata, ma non la definirei una dieta estrema o particolare. Dipende anche dai diversi momenti della stagione, dagli allenamenti, dalle gare. È fondamentale l’equilibrio: le proteine per recuperare, riparare i tessuti e proteggere il muscolo dopo lavori intensi come sprint, partenze e allenamenti di forza. Assumo alimenti semplici, come uova, albumi (soprattutto al mattino), pollo, tacchino, pesce, salmone e, quando serve, proteine del latte. I carboidrati sono invece il carburante principale per esprimere intensità. Nei 100 metri devi essere esplosivo e reattivo, quindi li inserisco soprattutto prima dell’allenamento, con alimenti come riso, pasta, pane, patate».

Il logoramento fisico e mentale costringe alcuni atleti a ritiri anticipati, mentre altri, pensiamo a Lionel Messi protagonista nei mondiali di calcio a 39 anni, hanno una vita agonistica lunga. Da che cosa dipende la longevità sportiva ?
«Il salto di qualità dipende dalla capacità di ascoltare il proprio corpo. Per molti anni nello sport si è pensato che semplicemente ci si dovesse allenare sempre di più. È necessario invece monitorare il carico di lavoro, dedicare il giusto tempo al recupero e non trascurare l’aspetto mentale. Per contrastare il burnout servono programmazione, equilibrio e supporto professionale. E la longevità dipende una molteplicità di fattori: genetica, prevenzione degli infortuni, qualità dell’allenamento, recupero e stile di vita. I grandi campioni che riescono ad avere una carriera lunga sono quelli che imparano a gestire il proprio fisico nel tempo, evitando di inseguire risultati immediati a discapito di una salute sostenibile. Oggi per fortuna abbiamo tecnologie che aiutano a gestire meglio stress e affaticamento».