Panorami sconfinati, aria fresca e pulita, il silenzio dei boschi e quel senso di rigenerazione a ogni passo. Le montagne sono belle sempre ma, se possibile, nei mesi freddi la magia aumenta. La luce si fa più morbida, i colori cambiano, prima quelli dell’autunno, poi il bianco dell’inverno e camminare lungo i sentieri diventa un modo privilegiato per viverle.

Il trekking, però, non è esattamente una passeggiata senza pensieri. Tra pietraie e rocce, il meteo che può cambiare all’improvviso, le ore di luce che diminuiscono e le insidie della neve, in montagna servono attenzione e preparazione. Anche su un sentiero facile e ben segnalato bisogna guardare dove si mettono i piedi, valutare il terreno, tenere d’occhio il cielo. Ancora prima, l’itinerario va scelto in base alle proprie capacità, è importante informarsi sulle condizioni del percorso e, quando serve, affidarsi a una guida esperta. In sintesi, niente improvvisazione. A partire dall’abbigliamento e dall’equipaggiamento, che devono essere tecnici e adeguati al percorso e alla stagione.

Con Roberto Bernardi, direttore della Scuola centrale di escursionismo e cicloescursionismo del Club alpino italiano, e Filippo Socci, anestesista-rianimatore dell’Asl Toscana e del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas), scopriamo quali sono i migliori compagni di scarpinata, come scegliere gli indumenti adatti e quali accessori per la sicurezza non possono mancare nello zaino.

Vestirsi a strati
La prima regola è vestirsi a strati. Il motivo è semplice: nel corso della stessa escursione si può passare dal sole al vento, incontrare la pioggia e, in alta quota, la neve. Invece di affidarsi a un unico capo pesante, l’abbigliamento a più strati, ciascuno con una funzione precisa, consente di essere aggiunto o tolto a seconda di quello che serve.
Il primo strato è cruciale perché è quello a contatto con la pelle. Deve aiutare a mantenerla asciutta, evitando che il sudore ristagni e il corpo si raffreddi. Ideale le fibre sintetiche, come poliestere e polipropilene, che gestiscono l’umidità e asciugano in fretta. Da evitare il cotone, che assorbe il sudore e si asciuga lentamente. Una maglia va indossata, un’altra va nello zaino come ricambio.
Il secondo strato deve garantire calore e una prima protezione dal vento, che in montagna può aumentare molto la percezione del freddo. La scelta migliore è un tessuto tecnico, traspirante, leggero e confortevole. Pile e capi che combinano fibre sintetiche e lana sono tutte buone soluzioni, purché abbiano anche una membrana antivento (in genere in Gore Windstopper o tessuti Softshell). Questa serve a bloccare l’aria esterna e impedire la dispersione del calore del corpo, può essere integrata in tutto il capo oppure strategicamente solo sul petto e sul busto.
Altri dettagli possono essere valutati secondo le esigenze, e le tasche: con o senza cappuccio, con zip parziale o completa (pratica se si vuole regolare la ventilazione durante la camminata). Alcuni modelli hanno anche rinforzi sulle spalle, perché è una delle zone più soggette a usura a causa dello zaino. Quelli da non sottovalutare: cuciture, etichette e applicazioni non devono creare punti di sfregamento.

Il guscio
Lo strato più esterno è il cosiddetto guscio. È una giacca protettiva che non deve tanto scaldare quanto difendere da pioggia, vento e neve. Deve essere impermeabile e traspirante in modo da impedire all’acqua e al vento di penetrare e, allo stesso tempo, permettere al calore e all’umidità prodotti dal corpo di uscire, evitando che all’interno si formi condensa. Per ottenere questo risultato vengono utilizzate membrane tecniche, come il Gore-Tex e prodotti simili.
Un’altra caratteristica che dovrebbe avere il guscio è la leggerezza, per essere facilmente comprimibile e occupare poco spazio quando non serve. Altri dettagli che possono fare la differenza sono: il cappuccio regolabile (alcuni modelli hanno anche la visiera per proteggere il viso dalla pioggia), le tasche accessibili anche con lo zaino sulle spalle e le aperture sotto le braccia per aumentare la ventilazione durante il cammino.

Il piumino
È un altro degli indispensabili. Non serve tanto durante la camminata, quando il corpo è in movimento, ma diventa prezioso durante le soste per mantenere il calore. Per il trekking deve avere una buona capacità termica ed essere leggero e facilmente comprimibile, per non occupare troppo spazio nello zaino.
L’imbottitura può essere naturale, in piuma d’oca o d’anatra, o sintetica. La prima ha un eccellente rapporto tra peso e isolamento termico ed è molto comprimibile. Di contro, però, se si bagna - o in ogni caso con il passare del tempo - perde parte della sua capacità isolante. In più richiede una manutenzione più delicata rispetto ai capi sintetici. L’imbottitura in fibra sintetica oggi è un’ottima alternativa: mantiene bene il calore grazie a materiali altamente performanti, resta leggera e ben comprimibile e ha spesso (non sempre) costi più bassi.

I pantaloni
Devono essere lunghi, sempre (anche in estate per proteggere la pelle da insetti, zecche, graffi e in caso di caduta) e soprattutto devono essere comodi e permettere tutta la libertà di movimento che serve durante un’escursione.
Il tessuto ideale è traspirante, ad asciugatura rapida per gestire sudore e umidità, e preferibilmente idrorepellente, in caso di pioggia leggera o erba bagnata.
Alcuni modelli hanno rinforzi utili nei punti più esposti all’usura, ad esempio sulle ginocchia o nella parte bassa delle gambe, dove può capitare di urtare rocce o rami. Quelli con zip laterali, se aperti, favoriscono la ventilazione e rendono più facile anche togliere o mettere il capo.
I jeans vanno lasciati in città. Il cotone di cui sono fatti non va bene per la montagna perché assorbe l’umidità e si asciuga lentamente, risultando pesante e poco traspirante, e se bagnato rimane umido a lungo aumentando la sensazione di freddo.

I guanti
Normalmente vengono considerati accessori, ma in montagna sono tutt’altro che facoltativi. Vanno portati sempre, anche quando le temperature non sono particolarmente rigide. Per un meccanismo fisiologico di protezione, l’organismo quando fa freddo tende a proteggere prima gli organi interni, riducendo la circolazione sanguigna nelle estremità come mani, piedi e testa. Le mani, in particolare, vanno ben protette perché sono le prime a perdere sensibilità, anche solo quando aumenta un po’ il vento, con conseguenze molto pratiche: diventa difficile usare i bastoncini, aprire lo zaino, allacciare le scarpe ecc.

Dermatologia

Viso, mani e labbra: come evitare le ragadi da freddo

Viso, mani e labbra: come evitare le ragadi da freddo
Viso, mani e labbra: come evitare le ragadi da freddo

Meglio scegliere guanti in materiali tecnici e traspiranti, come fibre sintetiche, pile o lana, abbinati a membrane antivento e impermeabili. Ne servono due paia, uno da indossare e l’altro di ricambio, proprio per non rischiare di restare senza in caso di imprevisti.
Sono molto utili anche i sottoguanti, sottili e aderenti, così se è necessario liberare le mani, non rimangono completamente scoperte.

Il cappello
Anche il cappello non può mancare, anzi i cappelli. Ne servono due, uno per proteggere dal sole, uno dal freddo.
Per il sole sono indicati i modelli a tesa larga, che proteggono anche il collo. Si possono trovare sia in tessuti sintetici - ancora meglio se realizzati con materiali anti-Uv - sia in cotone.
I primi sono leggeri, asciugano rapidamente e gestiscono meglio il sudore; il cotone, invece, ha il vantaggio che, se bagnato, può essere utile nelle giornate calde per mantenere fresca la testa.
Per il freddo si può scegliere tra il classico passamontagna, che protegge anche collo e parte del viso, o il sempli­ce berretto, in lana merino o lana cotta, abbinato a una membrana antivento.

Le scarpe
Se si può spendere qualcosa in più, allora vale la pena farlo per l’acquisto di un buon paio di scarpe, il vero cuore dell’attrezzatura da trekking.
Innanzitutto, devono essere da montagna. Non vanno bene tutte le altre: da ginnastica, running, sneakers, sono progettate per affrontare altri terreni e altre condizioni.
Poi, non esistono scarponi da montagna unisex. Quelli da donna e da uomo sono concepiti anatomicamente in modo diverso, cambiano forma della calzata, proporzioni della scarpa, larghezza della pianta.
La scelta in commercio è vasta e va detto subito che non esiste lo scarpone perfetto in assoluto. Le indicazioni cambiano in base al tipo di escursione, difficoltà del percorso e alle proprie esigenze, ma, in generale, il consiglio è di optare per lo scarpone alto fino alla caviglia e con una struttura rigida, che garantisce buona stabilità e sostegno del piede.
Anche la suola fa la differenza: una Vibram o con una mescola equivalente dà buona aderenza e resistenza su terreni diversi, anche bagnati. Per la tomaia, la pelle è tra le migliori soluzioni, resistente e protettiva. Meglio ancora se nella parte interna, tra la tomaia e la fodera, è presente una membrana impermeabile e traspirante come Gore-Tex, che aiuta a mantenere il piede più asciutto.
Attenzione: meglio metterle alla prova su un’escursione breve prima di avventurarsi in un trekking più impegnativo.

Le calze
Anche le calze non possono essere qualsiasi: meglio scegliere tra i modelli specifici da trekking, che sono studiati appositamente per lavorare insieme alle scarpe. Tra i materiali più utilizzati c’è la lana merino, spesso mescolata a fibre sintetiche come nylon e poliestere. Un mix che funziona perché la prima aiuta a regolare la temperatura, gestisce bene l’umidità e limita la formazione degli odori, mentre le fibre sintetiche contribuiscono a migliorare resistenza, vestibilità e durata.
In genere le calze da trekking hanno zone a maglia più aperta, che favoriscono la ventilazione e la gestione del sudore, e zone imbottite sotto il piede e nelle aree più sollecitate, come tallone e punta, per ridurre sfregamenti e vesciche.
È importante che, una volta indossate, restino ben ferme sul piede, senza formare pieghe che possano dare fastidio durante il cammino.

Lo zaino
La grandezza dello zaino si esprime in litri. Da 25-35 è perfetto per un’escursione di un giorno (tecnicamente, quindi, non trekking che, per definizione originaria, è di più giorni). Da 40-60, per escursioni più lunghe; superiori ai 60 litri per il trekking in autosufficienza (quindi con tenda, sacco a pelo, fornello ecc.). Come le scarpe, non esistono unisex: cambiano l’anatomia, la misura delle spalle, la lunghezza del dorso.
Le caratteristiche da considerare al momento dell’acquisto sono:
• il peso, perché a parità di capacità, la leggerezza sulle spalle è un bel vantaggio;
• se i componenti possono essere rimossi, in modo da alleggerirsi quando serve;
• tasche interne, numero e grandezza, sempre comode;
• l’eventuale possibilità di sostituire o riparare i componenti, in modo che il prodotto sia più durevole.
Cosa mettere nello zaino? Il primo posto va riservato alla borraccia perché restare senza acqua può avere conseguenze serie in qualsiasi stagione. Per un’escursione di una giornata ne serve almeno un litro, ma è meglio portarne due. Se possibile, insieme a un thermos con tè o tisane che soprattutto nelle giornate fredde contribuiscono all’idratazione e aiutano a riscaldarsi.
Poi, è fondamentale avere con sé del cibo, che dev’essere adeguato allo sforzo, alla temperatura e un pochino più abbondante di quanto si pensa potrebbe servire, in caso di imprevisti. Sono ideali alimenti facili da trasportare, energetici e consumabili anche mentre si cammina, come frutta secca o disidratata, pane, cioccolato fondente.

Nello zaino devono trovare spazio anche i ricambi di maglietta e guanti, e due oggetti importanti per la sicurezza. Il primo è un fischietto, va bene uno modello comune ma è ancora meglio uno specifico per la montagna perché in una situazione di emergenza la voce può non essere sufficiente per richiamare l’attenzione a distanza.
Il secondo è una lampada frontale che diventa molto preziosa in caso di problemi, come ritardi che fanno prolungare l’escursione fino al buio. La luce del telefono non è una buona alternativa, sia perché non è così luminosa quanto dovrebbe, sia perché la batteria è meglio che resti carica e soprattutto perché le mani devono restare libere durante il cammino. Un’accortezza da non sottovalutare: ogni cosa nello zaino va conservata in sacche impermeabili per essere sicuri che resterà asciutta.
Completa la dotazione un piccolo ma necessario kit di primo soccorso. L’elemento più importante è il telo isotermico, la coperta termica di emergenza, perché il rischio di ipotermia è concreto in quota, soprattutto in autunno e inverno. A questo si aggiunge che, in caso di infortunio o ferita, una delle prime reazioni del corpo è proprio lo shock termico. Il telo, orientato con la parte argentata verso l’interno, aiuta a ridurre la dispersione termica del corpo e a isolare dal terreno bagnato, un aspetto non da poco, ad esempio mentre si aspettano i soccorsi. Inoltre, anche senza imprevisti, nello zaino non pesa nulla e offre un’ulteriore barriera d’emergenza contro vento e pioggia.
Fanno parte del kit anche un paio di garze sterili, un nastro telato sanitario - più versatile di un cerotto tradizionale, che con il sudore può scivolare più facilmente - e un disinfettante adatto alla cute lesa, anche in bustine monouso. Sarebbe utile anche una piccola quantità di soluzione fisiologica per pulire un’eventuale ferita.

I bastoncini
Sono compagni di viaggio molto preziosi. In discesa alleggeriscono il carico su ginocchia e articolazioni; in salita aiutano a mantenere il ritmo, migliorano la postura e distribuiscono lo sforzo coinvolgendo anche le braccia.
Vanno scelti da trekking (quelli da nordic walking o da sci non sono adatti). L’ideale è che siano leggeri ma resistenti, ad esempio in alluminio o carbonio e con punte in materiale anti-usura come il tungsteno, per garantire aderenza su roccia e terra.
Per il massimo della praticità, si può puntare su modelli regolabili e pieghevoli che consentono di adattare l’altezza alla pendenza del terreno e si ripiegano facilmente nello zaino quando non servono. Un’ultima differenza riguarda il sistema di chiusura. I modelli con chiusura a baionetta sono generalmente una buona scelta perché il meccanismo è semplice, robusto e richiede poca manutenzione.