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Stefano Parini
Se è vero che tutti i bambini adorano stare a testa in giù (una posizione familiare, sperimentata già nel grembo materno), lo è altrettanto il fatto che, crescendo, quasi tutti se ne dimenticano. Peccato, perché fare la verticale sulle braccia anche da adulti non sarà facile ma fa benissimo, come sa chi la pratica nell’ambito dell’acrobatica circense. Complice anche la diffusione di video sui social, negli ultimi anni ha appassionato sempre più persone fino ad approdare nei corsi di yoga.
«Fare la verticale ha indubbiamente molti benefici, primo tra tutti quello di alleggerire la pressione a livello dei dischi intervertebrali», conferma l’ortopedico Arturo Guarino, consulente e già direttore della Traumatologia dello sport all’ospedale Gaetano Pini di Milano. «In più, rafforzando la muscolatura dorsale e addominale, contribuisce anche a migliorare la postura».
Insomma, tenersi ritti sulle mani sollevando i piedi e appoggiandoli a una parete può essere un allenamento efficace per migliorare la tonicità e acquisire equilibrio e agilità nei movimenti.
Benefici fisici e mentali
«Il verticalismo può essere definito come una pratica a metà tra la meditazione e l’allenamento fisico, perché offre l’emozione di percepire il proprio corpo nello spazio», spiega Ivan Sciama Bandel, istruttore di calisthenics e verticalismo che, dopo importanti esperienze di formazione e lavoro tra Olanda e Italia, oggi è istruttore a Milano, come personal trainer e collaboratore di centri yoga. Anche la disciplina proveniente dall’India comprende alcune asana (le posizioni) con passaggi in verticale.
«Sono richiesti allenamento, concentrazione, equilibrio e forza muscolare ma, usando la parete come punto d’appoggio, e con la guida di un istruttore ad accompagnare il movimento, ce la si può fare fin dalle prime lezioni», continua Sciama Bandel. «Riuscirci regala un’incredibile iniezione di fiducia in sé stessi e, come tutta l’attività fisica, stimola le endorfine, i cosiddetti ormoni del buonumore, favorendo un generale benessere psicofisico».
La lezione tipo
Ogni lezione comincia con qualche esercizio di mobilità e allungamento per scaldare spalle, braccia, polsi e gambe, seguito da una serie di esercizi specifici per i muscoli delle spalle. Alla fine, ci si posiziona verso il muro, a testa in giù come per fare una capriola (ma con le braccia tese) e via, si sollevano le gambe. «È questo il passaggio più difficile le prime volte», precisa l’istruttore. «Poi, man mano, per prendere confidenza, si prova a giocare un po’, a “camminare” sul muro, a spostare i piedi e a controllare le piccole oscillazioni del corpo. Le prima volte occorre mettere in conto le cadute. Niente di drammatico, non ci si fa male in palestra. La difficoltà a stare in equilibrio le prime volte è uno dei motivi principali per cui non si deve mai, assolutamente, lavorare da soli. Seguire i tutorial su internet a casa è un errore perché la guida di un buon trainer è fondamentale per prendere confidenza con la posizione senza farsi male e continuare a migliorare».
Requisiti e avvertenze
A qualcuno potrà sembrare difficile ma, per provare, servono soltanto un po’ di curiosità, una discreta forma fisica, il certificato medico di idoneità sportiva e una buona capacità di controllare la respirazione, che avviene diversamente nella posizione a testa in giù. «Possono provarci anche gli over 60 in buona salute, con muscoli tonici e una buona elasticità nelle gambe, necessaria per darsi la spinta da terra e salire in verticale sulle mani», assicura Sciama Bandel.
Controindicazioni? «La prima considerazione è all’insegna della cautela», avverte Guarino. «Si tratta senz’altro un ottimo esercizio ma non è un’attività adatta a tutti. Persone con un importante sovrappeso o con problematiche osteoarticolari codificabili dovrebbero evitare o, almeno, sottoporsi prima a una valutazione medica delle loro condizioni. Questo vale anche per i giovanissimi: una scoliosi o un altro dismorfismo della colonna vertebrale renderebbero questa pratica controindicata».









