A fare i nonni si ringiovanisce. Un’indagine dell’Università di Tilburg, nei Paesi Bassi, pubblicata su Psychology and Aging, mostra che gli anziani coinvolti nella cura dei nipoti ottengono punteggi più elevati nei test di memoria e di fluidità verbale. È minore anche il declino cognitivo. Ma come mai?

Psicologia e neuroscienze

I nonni hanno salvato la specie

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«La motivazione che spiega questi risultati è di tipo biologico», dice il neurologo Edoardo Gioele Spinelli, ricercatore specializzato in Alzheimer e demenze presso l’ospedale San Raffaele di Milano. «Il coinvolgimento emotivo sollecita aree profonde del cervello, come l’amigdala, favorendo la creazione di nuove connessioni neurali (la cosiddetta neuroplasticità)». Non solo: stare con bambini e adolescenti significa essere vigili, muoversi, darsi da fare, tutte attività che allenano la mente.

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Allena il tuo cervello con tre mosse certificate

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«In ambito medico era già noto che mantenere alti i livelli di attenzione, come avviene quando si accudiscono i nipotini, rappresenta una vera e propria terapia antiaging. Ricordare scadenze e appuntamenti, organizzare attività e affrontare piccoli problemi quotidiani contribuisce ad aumentare la riserva cognitiva, e cioè la capacità del cervello di compensare i danni dovuti all’invecchiamento e alle patologie neurologiche, trovando vie alternative per svolgere le sue normali funzioni. Ma questo “tesoretto” si costruisce nel tempo grazie a uno stile di vita attivo, ricco di interessi e di relazioni affettive e sociali, da coltivare anche in età avanzata».

L’impatto sulla longevità
Un’altra ricerca (pubblicata sulla rivista scientifica Evolution and Human Behavior) stima che le persone anziane che si occupano, anche solo in maniera occasionale, dei nipoti hanno un rischio di mortalità inferiore del 37% e un’aspettativa di vita mediamente più lunga di circa cinque anni rispetto a chi non svolge questo ruolo. A dimostrazione che l’accudimento è una forma di impegno che ha effetti concreti sul benessere psicofisico. Lo studio, realizzato da un team internazionale, è stato condotto grazie all’esame delle cartelle cliniche di oltre 500 persone tra i 70 e i 103 anni, monitorate per nove anni (tra il 1990 e il 2009) nell’ambito di una ricerca tedesca (il Berlin Aging Study).

I dati scientifici vanno comunque interpretati. «L’accudimento dei nipoti non può essere considerato una panacea di tutti i mali», precisa Spinelli. «Un coinvolgimento moderato porta benefici, mentre un impegno eccessivo o addirittura forzato può generare stress e stanchezza, con ricadute negative sulla salute». Non è mai stata calcolata una “dose” precisa di ore da dedicare ai nipoti per ottenere i benefici. «La differenza la fa piuttosto la qualità del tempo trascorso insieme e l’appagamento che deriva dall’attività di cura», chiarisce il neurologo.
Ed esistono differenze tra nonni e nonne? «Non dal punto di vista neurologico», dice Spinelli. «Che siano più spesso le donne a occuparsi dell’accudimento è un fatto culturale, perché nelle generazioni passate, per tradizione, era così. In realtà anche gli uomini dovrebbero impegnarsi, per equità di genere e perché possono trarne grandi benefici».

La percezione del valore sociale
Il nodo centrale riguarda la percezione del valore sociale dei senior. «L’uscita dal mondo del lavoro rappresenta per molte persone mature un momento critico: si interrompe una routine, si riducono gli stimoli e si rischia di perdere un ruolo che per anni è stato riconosciuto nella società», sottolinea Spinelli. «Occuparsi dei nipoti - ma anche dedicarsi al volontariato o a un hobby, se non si è nonni - aiuta a migliorare l’umore e l’autostima, e a potenziare le funzioni esecutive frontali, situate nella corteccia prefrontale del cervello, che sono fondamentali per gestire le emozioni e adattarsi in modo flessibile a situazioni nuove».
Gli anziani che interagiscono con i bambini si sentono anche più utili e meno soli. «Senza contare che le conversazioni, i giochi e la quotidianità condivisa diventano una palestra mentale importante, capace di rafforzare memoria, lucidità e capacità di apprendimento anche in età avanzata», aggiunge Spinelli. «In questo senso, i nonni italiani partono da una posizione privilegiata: nel nostro Paese, infatti, la famiglia continua a rappresentare un nucleo coeso in cui il supporto intergenerazionale è naturale e diffuso e dove l’accudimento dei nipoti non è solo accettato, ma spesso spontaneamente offerto».

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La collaborazione tra asili nido e rsa

La collaborazione tra asili nido e rsa
La collaborazione tra asili nido e rsa

Come recita un antico proverbio africano, «il giovane cammina più veloce dell’anziano, ma è l’anziano che conosce la strada». E in un mondo che tende ad allontanare le generazioni, il legame tra nonni e nipoti rappresenta un ponte concreto e prezioso tra passato e futuro.

Il 2 ottobre la festa degli “angeli custodi”
In Italia la Festa dei nonni è stata istituita nel 2005 e si celebra il 2 ottobre, nel giorno dedicato dalla Chiesa agli angeli custodi: una data non casuale, scelta per dare valore al ruolo sociale e all’opera di assistenza che da sempre i nonni assicurano alle famiglie. La pianta simbolo della ricorrenza è il non ti scordar di me (myosotis), che nel linguaggio dei fiori rappresentala la fedeltà e l’impegno a non dimenticare le persone care. La legge del 2005 ha anche previsto il Premio nazionale del nonno e della nonna d’Italia, che il presidente della Repubblica assegna ogni anno, proprio il 2 ottobre, a dieci nonni individuati in base a una graduatoria stilata da un’apposita commissione congiunta del ministero del Lavoro e delle politiche sociali e del ministero dell’Istruzione. La prima Festa dei nonni venne celebrata negli Stati Uniti nel 1978 durante la presidenza di Jimmy Carter su proposta di Marian McQuade, una donna della Virginia Occidentale madre di 15 figli e nonna di ben 40 nipoti.