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La fame emotiva può essere associata a un disturbo del comportamento alimentare. In questo caso si tratta di un disagio psicologico che richiede un approccio multidisciplinare integrato. E uno dei centri di cura è Mind to move, fondato nell’ambito di un progetto promosso dall’Università di Torino. L’endocrinologo Fabio Broglio, intervistato da Carla Piro Mander, è il responsabile dell’area clinica e scientifica.
Dottor Broglio, cosa si intende per fame emotiva?
«La tendenza a mangiare non per soddisfare un bisogno fisiologico, ma come risposta a emozioni vissute in modo sbagliato. In questi casi, il cibo viene consumato in modo vorace, senza consapevolezza né del sapore né della quantità. In ambito medico e psicologico, questa condizione è riconosciuta come una reazione a stati d’animo come paura, ansia, noia, tristezza, solitudine, frustrazione, insoddisfazione e senso di inadeguatezza».
È una patologia?
«Non è considerata una patologia in senso stretto, ma un comportamento disfunzionale. Tuttavia, è spesso associata ad altri disturbi psicologici, anche gravi, come depressione, ansia o disturbi del comportamento alimentare. Il controllo alterato dell’alimentazione può a sua volta contribuire all’insorgenza di patologie metaboliche come obesità, diabete mellito e sindrome metabolica».
Come intervenire?
«Nella maggior parte dei casi, la persona che soffre di fame emotiva non ne è consapevole. È quindi fondamentale un percorso educativo che consenta di distinguere la fame fisiologica da quella emotiva, imparando a riconoscere le emozioni che ne sono alla base. È necessario un intervento che integri l’educazione alimentare con il supporto psicologico».
Cosa significa alimentazione consapevole?
«Vuol dire prestare attenzione all’esperienza del mangiare: riconoscere i segnali reali di fame e sazietà provenienti dal corpo (non dalle emozioni) e vivere il momento del pasto con consapevolezza di gusti, odori, consistenza, aspetto e quantità del cibo».
La fame emotiva è tipica del nostro tempo?
«Le emozioni e i traumi relazionali appartengono a ogni epoca, ma oggi se ne parla più apertamente, anche grazie alla caduta di molti tabù e alla maggiore disponibilità a chiedere aiuto».











