«Pronto, dottoressa, è vero che se prendo l’ansiolitico mio figlio nascerà malato?». Dall’altra parte del telefono c’è una voce fragile, impaurita, che cerca risposte. La ginecologa milanese Elisa Valmori, 44 anni, ascolta, rassicura, spiega. Lo fa mentre allatta, mentre cucina, mentre uno dei suoi otto figli piange o le si arrampica sulle ginocchia. In equilibrio tra scienza e vita vera, Elisa è diventata un punto di riferimento per centinaia di future mamme grazie al Filo Rosso, la linea telefonica e telematica di supporto gratuito sulla gravidanza e l’allattamento attivata dall’Associazione italiana per lo studio delle malformazioni onlus (Asm).

La ginecologa milanese Elisa Valmori, 44 anni, impegnata nel servizio gratuito Filo Rosso, è mamma di otto figli.
La ginecologa milanese Elisa Valmori, 44 anni, impegnata nel servizio gratuito Filo Rosso, è mamma di otto figli.

La ginecologa milanese Elisa Valmori, 44 anni, impegnata  nel servizio gratuito Filo Rosso, è mamma di otto figli.

Dottoressa Valmori, come si vive con otto figli e un telefono che può squillare in cerca di aiuto?
«Bisogna organizzarsi bene. La mia figlia più grande, Carlotta, ha 17 anni. Il più piccolo, Costantino, un anno e mezzo. In mezzo ci sono Giuditta, Maria Sofia, Pietro, Gregorio, Agostino e Filippo. Vanno tutti a scuola, per cui sfrutto quelle ore per rispondere al telefono. Mio marito Cesare, professore di storia e filosofia alle superiori, mi dà una grossa mano: alle 7,30 del mattino esce di casa con sette figli, che vanno nello stesso plesso scolastico. A quel punto io mi occupo di Costantino e lo accompagno al nido, dopo di che posso dedicarmi al lavoro. Certo, può capitare che qualcuno resti a casa malato, ma cerchiamo di gestire tutto».

Una vera sfida quotidiana…
«E pensare che, prima di sposarmi, l’idea di avere figli mi terrorizzava! Guardavo le mie amiche che si occupavano giorno e notte dei loro bambini e mi dicevo che io non ce l’avrei mai fatta. Poi ne sono arrivati otto: l’istinto materno porta a fare cose inimmaginabili. Per questo mi piace aiutare le altre donne».

Salute e medicina

Potrò diventare madre dopo la terapia con lo radioiodio?

Potrò diventare madre dopo la terapia con lo radioiodio?
Potrò diventare madre dopo la terapia con lo radioiodio?

In quali orari risponde al Filo Rosso?
«Dalle 9,30 alle 15,30 per due giorni alla settimana. Per il resto, lavoro in consultorio e in due studi privati mentre ho lasciato l’ospedale, perché i turni non mi consentivano di conciliare gli impegni familiari».

Da quanto tempo si occupa del servizio?
«Dal 2015. Mi stavo specializzando in Ostetricia e ginecologia all’ospedale San Paolo di Milano, dov’era attivo questo servizio che allora era gestito dal mio collega Alberto Finardi. Quando è andato in pensione, mi ha proposto di prendere il suo posto. Oggi gestisco la linea direttamente da casa, a Trezzano sul Naviglio».

Su quali informazioni si basa per fornire risposte?
«In parte posso rispondere grazie alla mia esperienza diretta sul campo, visto che sono stata più paziente che medico in questi dieci anni di professione, ma poi mi avvalgo di un database americano online, Reprotox, che raccoglie e analizza l’intera letteratura scientifica pubblicata sul tema. Questo strumento fornisce informazioni sempre aggiornate sugli effetti di farmaci, sostanze chimiche, infezioni e agenti fisici su gravidanza e fertilità. Si tratta di una risorsa preziosa, che mi consente di offrire consulenze più complete e fondate su dati solidi».

Qual è la paura più ricorrente che le viene raccontata al telefono?
«Il timore che assumere uno psicofarmaco possa causare malformazioni nel feto. Quando realmente necessari, questi farmaci non vanno sospesi, perché il benessere psichico della madre è fondamentale anche per lo sviluppo del bambino. Oggi disponiamo di formulazioni che sono considerate sicure in gravidanza, supportate da numerosi studi scientifici».

C’è una fake news ricorrente che vorrebbe sfatare?
«Il fatto che in gravidanza non ci si possa curare i denti. La maggior parte degli anestetici dentali contiene adrenalina, che agisce come vasocostrittore: restringendo i vasi sanguigni nell’area trattata, consente all’anestetico di rimanere più a lungo in loco e riduce il sanguinamento durante le procedure. La preoccupazione riguarda il possibile effetto vasocostrittore sistemico, che potrebbe ridurre il flusso sanguigno all’utero e alla placenta. Ma si tratta di un timore infondato, perché alle dosi usate in campo odontoiatrico l’effetto dell’adrenalina è limitato all’area di somministrazione e non comporta rischi per la gravidanza. Anzi, trascurare la salute orale può avere conseguenze più serie, come infezioni che sarebbe meglio evitare nei nove mesi».

E se dopo le cure odontoiatriche servisse un antibiotico?
«Anche in quel caso non c’è motivo di allarmarsi. Esistono diverse classi di antibiotici che sono sicure con il pancione, come penicilline, cefalosporine e macrolidi».

Una rinuncia inutile che fanno tante future mamme?
«La verdura cruda per paura della toxoplasmosi. Basta lavarla accuratamente per rimuovere ogni residuo di terra. Rinunciare a questi alimenti significa privarsi inutilmente di vitamine, fibre e sostanze utili».

C’è una telefonata che non dimenticherà mai?
«Quella di una donna in preda all’angoscia perché il marito non aveva lavato bene il bidoncino dell’umido e lei, toccandolo accidentalmente con una posata, temeva che la forchetta fosse rimasta contaminata. Un’altra telefonata è quella di una futura mamma che, dopo aver cenato in un ristorante con le luci soffuse, si era accorta di aver mangiato della carne poco cotta. Non solo era nel panico, ma era addirittura riuscita a risalire all’allevatore per verificare le condizioni igieniche in cui era cresciuto l’animale che aveva mangiato».

La gravidanza è un periodo di grande vulnerabilità emotiva…
«Sì, ogni gesto viene ingigantito, ogni dubbio può trasformarsi in ansia. Il mio compito con il Filo Rosso è ascoltare, rassicurare e riportare le cose nella giusta prospettiva, senza mai giudicare».

Anche a lei è capitato di avere paura durante una delle sue gravidanze?
«Certo, soprattutto durante quella di Carlotta. Il fatto di essere una ginecologa non mi ha esentata dalle classiche paure di chi sta per diventare mamma per la prima volta. Anzi, paradossalmente, il fatto di sapere “troppo” mi ha addirittura penalizzata. Fra tutte le possibili complicazioni che conoscevo, mi ero fissata che al primo controllo non avrei sentito il battito. Invece è andato tutto bene, il parto è stato veloce e la mia primogenita è nata sana».

Si curava da sola?
«No, assolutamente, sono stata seguita da una ginecologa come qualsiasi altra donna. Tra l’altro, non sono stata una paziente modello, ero poco costante con le terapie consigliate e dimenticavo spesso di assumere il ferro prescritto. È proprio vera la locuzione latina “medice, cura te ipsum”, cioè “medico, cura te stesso”, perché noi professionisti siamo bravi a dare indicazioni, ma meno a seguirle quando tocca a noi».

Sulla base della sua esperienza, che cosa deve fare una donna che si sente sola o inadeguata davanti alla maternità?
«Affidarsi alle ostetriche, che rappresentano un supporto eccezionale. Oltre all’assistenza al momento del parto, sono preziose anche nella fase che lo precede, perché sanno accompagnare la gestazione con pazienza, ascolto ed empatia. Spesso le visite di controllo con il ginecologo sono rapide e sbrigative, perché i medici hanno sempre meno tempo a disposizione. Così le donne restano con mille domande in sospeso. “Riuscirò a partorire?”, “Sarò in grado di sopportare il dolore?”, “E se dopo non avrò il latte?” Le ostetriche aiutano ad affrontare queste paure, ad arrivare al parto più consapevoli e serene».

In un’epoca dominata dai social, quanto conta poter parlare con qualcuno al telefono?
«Conta molto. Ci sono donne che cambiano voce nel corso della telefonata: iniziano agitatissime, mi salutano serene. La gravidanza è un’esperienza che mostra come la medicina non sia solo scienza, ma anche emozione e fiducia di fronte alla vulnerabilità».

Dopo tante vite ascoltate, che idea si è fatta della forza femminile?
«Credo che i figli regalino dei superpoteri alle donne, che possono fare cose incredibili. E c’è qualcosa di straordinario anche dal punto di vista biologico: si parla sempre più spesso di microchimerismo, ovvero della possibilità che alcune cellule staminali fetali restino nel corpo della madre anche dopo la nascita. In un certo senso, ogni figlio lascia una traccia viva dentro la sua mamma, una sorta di elisir naturale che, in caso di malattia, può persino aiutarla a guarire. È un legame profondo, un dono reciproco. Alla fine, è proprio questo che mi insegnano le storie che ascolto ogni giorno: che la maternità è la più grande espressione del dono. E come diceva Madre Teresa, quel che non viene donato va perduto».

 

I numeri telefonici per ottenere sostegno gratuito
Ogni anno, in Italia, nascono circa 20mila bambini con malformazioni e 50mila necessitano di cure speciali. Dal 1981, l’Associazione italiana per lo studio delle malformazioni (Asm) promuove la prevenzione, la diagnosi e la cura delle patologie congenite, sostenendo ricerca e informazione. Nel 1988 ha attivato il Filo Rosso, un servizio gratuito di consulenza medica su gravidanza e allattamento, attivo in tre sedi:
• a Milano, nel presidio ospedaliero San Paolo (tel. 02.8910207);
• a Roma, presso il policlinico universitario Tor Vergata (tel. 06.20905566);
• a Varese, nel Laboratorio di Genetica Medica dell’Università dell’Insubria (tel. 0332.217100, per le problematiche genetiche).
Inoltre, può essere contattato via e-mail all’indirizzo redazione@asmonlus.it.