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A 60 anni l’attrice americana Halle Berry ha deciso di rompere un tabù che riguarda moltissime donne ma di cui si parla ancora troppo poco: la sessualità in età matura, quando il corpo cambia, gli ormoni oscillano e l’identità attraversa una nuova stagione. «Pensavo che gli effetti della menopausa non mi avrebbero mai riguardata», ha raccontato al magazine The Hollywood Reporter. Si sentiva in forma, conduceva una vita sana e aveva imparato a tenere sotto controllo il suo diabete di tipo 1.
La star ha lanciato un gel idratante
La svolta è arrivata a 54 anni, mentre viveva l’inizio della sua relazione con il musicista Van Hunt. In quel periodo, l’attrice si è trovata a fare i conti con la secchezza vaginale, talmente intensa da rendere i rapporti sessuali dolorosi e, in alcuni momenti, quasi impossibili.
Quella raccontata da Halle Berry non è un’eccezione. La sindrome genito-urinaria della menopausa è molto comune e interessa tra il 60 e il 70% delle donne, con stime che arrivano fino al 75%.
La star tra le più amate di Hollywood – da Catwoman fino all’Oscar conquistato nel 2002 per Monster’s Ball – ha trasformato la sua esperienza in un progetto imprenditoriale, lanciando una piattaforma dedicata alla salute femminile e un gel idratante, formulato con un derivato della cellulosa vegetale, per alleviare secchezza e fastidio durante i rapporti intimi.
I disturbi riguardano anche la vescica
«La sindrome genito-urinaria della menopausa è una definizione relativamente recente, introdotta nel 2014 grazie a un consenso internazionale», spiega Raffaela Di Pace, ginecologa e sessuologa clinica presso l’ospedale San Giuseppe di Milano, autrice del libro Menopausa in salute - Le strategie per risolvere ogni sintomo, dalle vampate alla caduta dei capelli (Sonzogno, collana Scienze per la vita). «Prima si parlava di atrofia vulvo-vaginale, ma era una definizione troppo limitata per descrivere tutti i disturbi coinvolti». La sindrome, infatti, non riguarda solo vulva e vagina, ma anche uretra e vescica. I sintomi più frequenti sono secchezza vaginale e dolore durante i rapporti, ma possono comparire anche cistiti, bisogno urgente di urinare e incontinenza.
Il motivo è legato alla nostra biologia. Durante lo sviluppo embrionale, apparato genitale e apparato urinario si formano dalle stesse strutture embrionarie e conservano anche in età adulta una caratteristica comune: la sensibilità agli ormoni sessuali, in particolare agli estrogeni e agli androgeni come il testosterone.
Con la menopausa, però, la produzione di questi ormoni diminuisce e i tessuti cambiano. «Diventano più sottili, fragili e meno vascolarizzati, fino a sviluppare progressivamente fenomeni atrofici», spiega Di Pace. Possono così comparire disturbi che troppo spesso vengono archiviati come un inevitabile effetto dell’età, ma che in realtà possono pesare sul benessere fisico, sull’intimità di coppia e, più in generale, sulla qualità della vita. Soprattutto, si possono curare e alleviare.
Si modificano i tessuti e il microbiota locale
Le modificazioni legate alla menopausa non sono soltanto percepibili, ma possono essere osservate anche durante una visita ginecologica. «I genitali, per esempio, possono cambiare colore: perdono il normale aspetto rosato e diventano più pallidi, proprio perché la vascolarizzazione si riduce», riferisce Di Pace. «Anche la produzione delle naturali secrezioni lubrificanti diminuisce progressivamente».
A cambiare non è solo la lubrificazione. Con il calo degli estrogeni si modifica anche il microbiota vaginale, cioè l’insieme dei microrganismi che vive nella vagina e contribuisce a proteggerla dalle infezioni. «Mentre il microbiota intestinale è caratterizzato dalla biodiversità, a livello vaginale la comunità di microrganismi è molto più uniforme e ha nei lattobacilli il suo elemento fondamentale», precisa l’esperta.
Sono proprio gli estrogeni a creare le condizioni favorevoli alla presenza dei lattobacilli. Quando gli ormoni sessuali diminuiscono, il loro equilibrio può alterarsi: il pH vaginale aumenta, la mucosa perde parte delle sue difese naturali e cresce la predisposizione a irritazioni, vaginiti e infezioni urinarie.
Scegliere il detergente in olio o in crema
Per molte donne, tutti questi disturbi finiscono per essere vissuti in silenzio. C’è chi prova imbarazzo a parlarne, chi li considera un prezzo inevitabile dell’invecchiamento e chi rinuncia gradualmente ai rapporti intimi pensando che non esistano soluzioni. In realtà è vero il contrario. Oggi la sindrome genito-urinaria della menopausa è una condizione ben conosciuta e, nella maggior parte dei casi, può essere trattata con successo grazie a terapie sempre più personalizzate.
Si parte dalle abitudini quotidiane, anche da quelle che possono sembrare più banali. «Il detergente sembra un dettaglio, invece non lo è», osserva Di Pace. «Più che il pH, conta la formulazione: i detergenti schiumogeni tendono a disidratare, mentre è meglio orientarsi verso prodotti in olio o in crema».
Alla detersione può affiancarsi una routine di idratazione, un po’ come si fa con la pelle del viso. «I gel idratanti vaginali, come ha raccontato Halle Berry, possono aiutare a mantenere i tessuti più morbidi ed elastici», spiega la ginecologa. «Possono rappresentare il primo approccio pur senza risolvere la causa primaria, cioè il calo degli estrogeni. In commercio ne esistono moltissimi, ma non sono tutti uguali. Per orientarsi nella scelta è preferibile affidarsi al consiglio della propria ginecologa e, in particolare, valutare prodotti idratanti a base di acido ialuronico».
Esiste anche la possibilità di utilizzare un lubrificante, che ha esclusivamente la funzione di ridurre l’attrito durante il rapporto sessuale, senza avere alcuna azione curativa o terapeutica.
Quando entrano in gioco le terapie ormonali
Se le misure locali non sono sufficienti e non ci sono controindicazioni, entrano in gioco le terapie ormonali. «Se la donna presenta esclusivamente una sindrome genito-urinaria e non ha altri disturbi che richiedano una terapia sistemica, le linee guida indicano come prima scelta un trattamento locale a base di estrogeni», precisa Di Pace. Applicati direttamente a livello vaginale attraverso capsule, creme o ovuli, gli estrogeni agiscono sui tessuti che risentono della loro carenza: migliorano lo spessore e l’elasticità della mucosa, favoriscono la vascolarizzazione e la lubrificazione e possono ridurre in modo significativo secchezza e dolore durante l’intimità.
«Le terapie ormonali a livello vaginale non aumentano il rischio di tumore della mammella né quello tromboembolico, che invece è uno dei rischi da valutare per la terapia ormonale sistemica», sottolinea l’esperta. «Sono quindi terapie estremamente sicure. Una precisazione importante soprattutto per chi, temendo gli effetti collaterali, tende a escludere a priori qualsiasi trattamento ormonale. Abbiamo oggi dati di sicurezza anche nelle donne con un pregresso tumore della mammella, quelle che teoricamente hanno più paura degli estrogeni».
L’obiettivo, però, non è semplicemente eliminare un sintomo. La sindrome genito-urinaria può infatti condizionare molti gesti della vita quotidiana: può rendere fastidioso indossare determinati capi di biancheria, andare in bicicletta o fare attività fisica, oltre a pesare sulla sessualità e sulla relazione di coppia. «Le donne devono cominciare a prendere atto del fatto che esiste un problema, ma anche che questo problema può essere risolto», commenta Di Pace.
Le novità: dal laser alla medicina rigenerativa
Negli ultimi anni sono arrivate anche nuove possibilità, come laser e radiofrequenza. Attraverso una stimolazione fisica, queste tecnologie mirano a favorire il rinnovamento dei tessuti e a migliorarne elasticità e funzionalità. A queste si affianca la nuova frontiera della medicina rigenerativa, che impiega cellule autologhe, cioè prelevate dalla stessa paziente, ad esempio dal tessuto adiposo, per favorire i naturali processi di riparazione dei tessuti.
«L’obiettivo non è estetico, ma soprattutto funzionale», precisa Di Pace. «Tra le possibilità c’è anche il Prp, il plasma ricco di piastrine ottenuto dal sangue della stessa paziente: viene concentrato e poi usato per stimolare i naturali processi di rigenerazione dei tessuti. Ci sono poi trattamenti di biorivitalizzazione, con sostanze come acido ialuronico, poliribonucleotidi e amminoacidi per migliorare l’idratazione e la qualità dei tessuti e agire più in profondità rispetto a una crema». In alcuni casi le diverse tecniche possono essere combinate, per esempio associando il laser alla biorivitalizzazione dell’ingresso vaginale.
Ma c’è un punto che va oltre le terapie: il benessere sessuale è parte integrante della salute e non ha una data di scadenza. Lo riconosce anche l’Organizzazione mondiale della sanità, che considera la salute sessuale una componente del benessere complessivo, quando ci sia un’intesa con il partner. «Parlare apertamente dei cambiamenti e delle eventuali difficoltà aiuta a evitare che dolore o problemi fisici vengano interpretati come una perdita di interesse o di desiderio», precisa la ginecologa. «È forse questo il senso più profondo della storia di Halle Berry: dire che un problema può essere affrontato. La menopausa cambia il corpo, ma conoscere questi cambiamenti significa anche poter scegliere come gestirli, senza vergogna e senza rassegnazione».















