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Caterina Balivo: la conduttrice di Rai 1 è intollerante all'istamina (foto Annalisa Flori al Bulgari Hotel Roma; trucco e parrucco Sara Mastropietro; stylist Andrea Mennella)
Le intolleranze alimentari sono reazioni avverse in cui non è coinvolto il sistema immunitario (come invece avviene nelle allergie) e rappresentano una delle aree ancora misteriose della fisiopatologia. Nelle persone intolleranti entra in gioco una predisposizione genetica, ma non è determinante: della quota di persone predisposte, si stima che solo una piccolissima percentuale lo diventi davvero, gli altri stanno benone. Vale, per esempio, per il glutine o per il lattosio. Con l’istamina il problema si verifica quando si crea uno squilibrio tra l’istamina contenuta nel cibo e la capacità del nostro organismo di degradarla, che in parte deriva dall’attività di un enzima (su base genetica) ma in gran parte deriva del nostro microbiota intestinale che può produrla. Questo causa un aumento della concentrazione di istamina nel sangue e la comparsa di effetti avversi.
I sintomi
Possono essere:
• cutanei (prurito e arrossamento su zone piuttosto estese);
• gastrointestinali (vomito, nausea, dolori addominali e diarrea);
• extraintestinali (emicrania, ipotensione, vertigini, tachicardia, difficoltà respiratorie e riniti);
• fino ad arrivare al collasso nei casi più gravi.
La diagnosi
Il test genetico indica una eventuale predisposizione, ma non è risolutivo per la diagnosi, così come non lo è il test ematico per valutare l’attività della Dao (diaminossidasi), cioè dell’enzima capace di degradare l’istamina quando la incontra. Di solito, le risposte positive ai farmaci antistaminici o a una dieta a basso contenuto di istamina vengono considerate conferme della diagnosi.
La dieta
Dovendo escludere i cibi ad alto e a medio contenuto di istamina, come pesce in lattina, molti formaggi, spada, salmone, pomodori, spinaci, fragole, agrumi, uva (vedere sotto), si finisce per seguire una dieta strettissima, con il rischio di incorrere in carenze di micronutrienti. Meglio, perciò, affidarsi a professionisti in grado di definire programmi sicuri. Di sicuro vanno evitati alcolici e caffè (che possono peggiorare la sintomatologia) e bisogna ricordarsi di consumare la carne fresca (né congelata né conservata). È bene che nella dieta non manchino alimenti che siano ricchi di vitamina C, vitamina B6 e anche di rame, utili a far funzionare correttamente la Dao e gli altri enzimi che scindono l’istamina: per esempio, peperoni, erbe aromatiche, un po’ di cioccolato fondente e fegato (particolarmente ricco in rame), che i vegetariani e i vegani possono sostituire con alga spirulina.
Alimenti a elevato contenuto di istamina
• Pesce in lattina (sardine, sgombro, tonno);
• formaggi stagionati (parmigiano reggiano);
• formaggi semistagionati o fermentati (anche feta);
• salumi (salsiccia, prosciutto crudo, salami);
• pesce azzurro, pesce spada, salmone;
• verdure (pomodori, spinaci, crauti);
• frutta (fragole, limoni, arance, uva);
• vino e birra.
Alimenti a medio contenuto di istamina
• Frutti di mare (gamberi, gamberetti, ostriche, cozze, vongole);
• alimenti fermentati (salsa di soia, miso, tempeh);
• cioccolato (soprattutto quello fondente);
• frutta a guscio (noci, mandorle, pistacchi, nocciole);
• verdure (melanzane);
• frutta (avocado, banana, kiwi, ananas, prugne);
• uova.
Alimenti a basso contenuto di istamina
• Cereali (riso, grano, quinoa ecc.);
• latte;
• funghi;
• legumi (lenticchie, soia, ceci);
• carni fresche e ben conservate.
Gli integratori
Di recente sono comparsi in commercio integratori a base di enzima Dao. I dati dei primi studi clinici sono promettenti e potrebbero rappresentare un sostegno ai pazienti intolleranti all’istamina. L’integrazione però può essere utile saltuariamente, magari in corrispondenza di pasti a rischio di elevati livelli di istamina (per esempio, nei ristoranti), ma non la consiglierei come assunzione quotidiana.